Un paradiso per la nudità

Nudo su una spiaggia clothing optional

Sono stato tranquillamente nudo su una spiaggia in mezzo a persone che indossavano il costume da bagno. Ho fatto un’escursione tutto nudo, percorrendo un sentiero panoramico lungo la costa, senza il timore di incrociare il passo di altri escursionisti. Ho camminato nudo sul marciapiede di una strada, senza alcun problema da parte degli automobilisti di passaggio.

No, non ho fatto un altro sogno nudista! Quanto ho appena scritto corrisponde alla realtà che ho vissuto negli ultimi dieci giorni nella parte settentrionale di Fuerteventura, una delle Isole Canarie, geograficamente africane, politicamente spagnole. Là ho conosciuto un vero e proprio paradiso per chi – come me – ama trascorrere il proprio tempo libero in nudità, quando temperatura e circostanze lo consentono.

A Fuerteventura ho trovato certamente un clima particolarmente adatto a starsene nudi il più a lungo possibile: a meno di 29° di latitudine nord, il sole scalda generoso anche in questi mesi primaverili e rende sopportabili gli alisei che spirano incessanti. Ma al di là della mera temperatura atmosferica, a Fuerteventura ho percepito nettamente un atteggiamento di tranquilla e totale accettazione della nudità da parte della gente. In tutti gli spazi naturali vige la regola del clothing optional: ossia, detto in altri termini, ciascuno si veste o sta nudo come preferisce.

Spiaggia a Fuerteventura

Essendo la mia prima volta a Fuerteventura, sono rimasto piacevolmente colpito nel vedere tradotto in pratica il concetto che più volte ho avuto modo di esprimere su questo blog: la nudità come normalità. È “normale” camminare nudi sulla battigia, è “normale” passeggiare o correre nudi tra le dune di sabbia, è “normale” tornare nudi alla propria automobile parcheggiata a poca distanza dalla spiaggia. La nudità è “normale” nel senso che è un dato di fatto, non “fa notizia” e non suscita sorpresa né disappunto né altro! Si può stare nudi, così come si può indossare una maglietta gialla, così come si può portare un cappello messicano. Semplice. Naturale.

Non ho intenzione di dilungarmi qui nel racconto dettagliato dei miei dieci giorni a Fuerteventura, ma desidero solo dare qualche piccolo esempio concreto di questa “normalità della nudità” che ho avuto modo di sperimentare.

  • Ho camminato per vari chilometri lungo la battigia dell’interminabile spiaggia a sud di Corralejo e ho incontrato uomini e donne, adulti e ragazzi, anziani e bambini – chi con gli slip, chi con i boxer, chi con il bikini, chi in topless, chi nudo: tutti sembravano felici di rilassarsi sulla spiaggia, giocando, leggendo, prendendo il sole, sguazzando tra le onde; nessuno si preoccupava se il proprio vicino era più o meno abbigliato; ciascuno godeva della propria libertà di indossare il costume preferito o di non indossare alcun costume, in maniera – mi verrebbe da dire – ovvia e banale: la nudità era un “costume” come un altro.
  • Ho percorso un tratto lungo il ciglio di una scogliera, ammirando i suggestivi scorci creati dalle rocce e dalle piccole cale. Mentre ero impegnato a prendere qualche fotografia, sono arrivate due automobili dalle quali sono scese alcune persone: mi hanno salutato con un cordiale ¡Hola!, si sono soffermate per un po’ anch’esse a guardare il panorama e poi sono passate oltre per scendere nella spiaggia sottostante. Quelle persone erano vestite, io ero nudo, ma questo dettaglio non ha avuto il benché minimo rilievo nel nostro casuale incontro.
  • Di ritorno dalle mie passeggiate mattutine in spiaggia, ho più volte camminato per un certo tratto lungo la strada che entra a Corralejo. Parecchie automobili mi sono passate accanto in entrambe le direzioni, ma nessuno è sembrato far caso alla mia nudità: nessun gesto di stizza, di rimprovero o di scherno, nessuna strombazzata irriverente con il clacson, niente di niente. Neppure da parte di un’automobile della Policía local.

E mentre passeggiavo tra le affascinanti dune “desertiche” di Corralejo, sognavo di poter godere presto anche in Italia di quello stesso diritto di stare tranquillamente nudo che potevo esercitare lì, in quel pezzo d’Africa europea, governato dalla legislazione di uno Stato, la Spagna, che non è certo culturalmente molto diverso dal nostro! Ancora una volta, il veder garantito il diritto di poter liberamente scegliere se stare nudi o con il costume mi è sembrato davvero il segno di una società matura, tollerante e civile. Mai così forte ho percepito la verità dell’affermazione che la nudità, di per sé, non è positiva né negativa: è un elemento neutro, che in quanto tale va rispettato e accettato.

L’esperienza vissuta sull’isola canaria, dimostrandomi con i fatti che “tessili” e “nudisti” riescono senza problemi a convivere pacificamente, mi ha fatto toccare con mano che un mondo clothing optional non è una chimera, ma una possibile realtà. Ed è una bella realtà, che varrebbe proprio la pena di vivere anche in Italia. Grazie, Fuerteventura!

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9 risposte a Un paradiso per la nudità

  1. darionature ha detto:

    Io purtroppo non ci sono mai stato, ma per fortuna ho una spiaggia abbastanza vicino casa dove il naturismo è legale!

  2. Angelo Bernardi ha detto:

    Bellissimo articolo Marco uno stimolo ulteriore a lottare per volere cambiare lo stato attuale del nudismo in Italia

  3. Vittorio Volpi ha detto:

    Grazie mille per il tuo entusiasmo, energetico, che contagia chi legge. Grazie per avercelo trasmesso. È ora di cambiare, giorno dopo giorno un sassolino. Di accettare per noi stessi che sia un fatto normale, naturale e non una concessione. Nessuno può scipparci il diritto di essere naturali. Ogni giustificazione è pretestuosa.

  4. Emanuele Cinelli ha detto:

    Certo che è possibile basta fare come gli spagnoli:

    1) iniziare a ragionare nei termini di comunicazione piuttosto che in quelli di contrapposizione
    2) considerare che secoli di condizionamento richiedono anni di contro condizionamento
    3) capire che la sottomissione, la rinuncia, la vergogna e la paura sono i nostri più grandi nemici (ovvero siamo noi stessi ad ostacolare la diffusione del nudo e non gli altri)
    4) smetterla con le lagne su una legge che è invero ben confacente a darci spazio libero (contrariamente alle varie proposte, e leggi regionali approvate, che lo spazio lo limitano)
    5) parlare più di nudo e nudismo e molto meno, direi zero, di naturismo
    6) venire tutti, ma proprio tutti, allo scoperto
    7) mettersi tutti in gioco
    8) crederci!

    Ciao Marco e bravo.

  5. Roberto ha detto:

    Fantastica esperienza. Da tempo coltivo il sogno di Fuerteventura da vivere in completo naturismo. Così come coltivo il sogno di un naturismo almeno parzialmente libero in spazi naturali vicino a fiumi e laghi. Si parla tanto di legislazioni regionali benevole, ma di opportunità concrete in Veneto e Lombardia mi pare siamo ancora a zero. Abbraccio chi scrive su “essere nudo” e su “Mondo Nudo “. Mi piacerebbe ci si potesse conoscere anche di persona.

  6. Antonio ha detto:

    complimenti x questa tua esperienza, spero di fare anch’io questa esperienza liberatoria, purtroppo in Italia solo in poche spiagge e’ possibile starsene nudi a contatto con la natura, Antonio

  7. Federico ha detto:

    Hai ragione! Chissà quanto dovremo aspettare per vedere anche questo in Italia!

    Ho letto il commento di Emanuele è penso che un approccio comunicativo più corretto ci sia più favorevole. Mi pare che Emanuele usala PNL. Penso che sia veramente forte nelle sue argomentazioni.

  8. Marco Messina ha detto:

    Ricordo che qualche anno fa le ragazze in Versilia si spostavano tranquillamente in topless sull’affollata Via Aurelia, tra uno stabilimento balneario e l’altro senza che nessuno ci facesse caso. Purtroppo ci siamo imbarbariti, i bacchettoni hanno ripreso a dettare le regole, che gli altri cittadini accettano senza protestare.

  9. Pingback: Nudità: una proposta indecente | Essere Nudo

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