Nudità: una proposta indecente?

Proposta indecente

Notizia di poco tempo fa. Una turista svedese ha creato un terribile “scandalo” mettendosi completamente nuda sulla spiaggia di Minori, sulla costiera amalfitana. Nessun atteggiamento provocante, ambiguo o malizioso da parte della scandinava, che si è semplicemente sistemata a leggere un libro sul suo telo, senza alcun costume addosso, convinta di poter fare ciò che nel suo Paese è quanto di più naturale ci possa essere. La forza pubblica è prontamente intervenuta per reprimere un crimine tanto abietto: la barbara nordica ha così ottenuto una bella lezione di italica civiltà!

Una nota positiva, peraltro, è stata la reazione del sindaco di Minori, Andrea Reale, il quale ha giustamente riconosciuto che ognuno ha il diritto di «vivere la natura a modo proprio», senza che vi sia il bisogno di scandalizzarsi per questo. Tuttavia, «questo segmento di turismo», ha aggiunto, «non trova sfogo dalle nostre parti, perché da Vietri a Positano si registra una mancanza di luoghi destinati ai nudisti». La conformazione del territorio sarebbe un ostacolo alla possibilità di trovare un luogo adatto allo scopo.

Si parla ormai spesso – anche a seguito di alcune leggi regionali che si sono occupate (in maniera non troppo felice) dell’argomento – della necessità di individuare “luoghi da destinare alla pratica nudista” e della difficoltà per le amministrazioni comunali a trovare luoghi “adatti”. Difficoltà resa ancora maggiore da una quantità di assurdi requisiti che non di rado si richiedono a tali potenziali spazi per nudisti: devono essere isolati, coperti alla vista da una fitta siepe, dotati di servizi igienici, etc.

Mi permetto di avanzare una modesta proposta. Premetto che posso capire, anche se non la condivido affatto, la preoccupazione di voler porre dei limiti alla pratica nudista. La posso capire, perché purtroppo conosco i pregiudizi e le paure che ancora si nutrono nei confronti di chi se ne sta nudo all’aria aperta; non la condivido affatto, perché so quanto quei pregiudizi e quelle paure siano del tutto ingiustificati. La mia recente esperienza a Fuerteventura me l’ha ampiamente dimostrato.

Una proposta di clothing optional

Comunque, ammesso e non concesso che sia necessario porre dei limiti, la mia proposta è di cominciare a ragionare su dei limiti di tipo temporale, non più di tipo spaziale. Mi spiego meglio. Anziché affannarsi a cercare un “luogo adatto” da destinare specificamente alla possibilità di stare nudi, perché non individuare un determinato lasso di tempo (per esempio, un giorno alla settimana oppure una settimana ogni due mesi), nel quale in tutti gli ambienti naturali del Comune – siano essi la spiaggia, il bosco, la campagna, la riva del lago – vige la regola del clothing optional, secondo cui ciascuno può stare a suo piacimento nudo o vestito, senza il timore di incorrere in sanzioni?

Sono convinto che l’attuazione di questa proposta avrebbe una serie di effetti positivi, sia dal punto di vista dei nudisti, sia dal punto di vista delle amministrazioni comunali. Mi limito a sintetizzarne alcuni:

  • si respinge l’accusa di voler sottrarre spazi a chi non ama stare nudo: nessuno spazio viene destinato esclusivamente e definitivamente alla sola pratica nudista; inoltre, la previsione di un lasso di tempo, all’interno del quale la nudità è concessa, permette  di modulare la quantità a seconda delle esigenze;
  • si evita la creazione di “ghetti” nudisti, che a mio avviso sono estremamente dannosi, in quanto alimentano il pregiudizio che dopotutto, dietro quella “siepe che il guardo esclude”, accada chissà che cosa, con il conseguente stigma a carico di coloro che passano al di là della siepe;
  • si crea, sia pure temporaneamente, una situazione di tipo “spagnolo”, nella quale si educano le persone a convivere con la nudità, facendo capire loro che si tratta non soltanto di una cosa assolutamente normale, che può essere accettata senza problemi, ma anche di uno stile di vita del tutto adatto a famiglie e bambini;
  • si consente a Comuni limitrofi di coordinare le loro “giornate clothing optional (in un Comune si può stare nudi il lunedì, nell’altro il martedì; in un Comune si può stare nudi la prima settimana di giugno, nell’altro la seconda; e così via), in maniera tale da ottenere la situazione ottimale per sfruttare al meglio il turismo nudista;
  • si rende evidente che, di fatto, in mezzo alla natura vi sono ben pochi luoghi “non adatti” alla nudità e che coloro i quali stanno nudi nella natura non sono un pericolo pubblico, ma uomini e donne che amano e rispettano l’ambiente.

Insomma, lancio la mia proposta al sindaco di Minori e a tutti gli altri sindaci d’Italia che vogliano dimostrarsi sensibili anche nei confronti delle esigenze delle minoranze e di una parte non indifferente di turisti italiani e stranieri. Non state a cercare improbabili “luoghi adatti” al nudismo, ma adoperatevi affinché nei vostri Comuni vengano previste giornate clothing optional! Sono pronto a scommettere che saranno un successo, che incrementeranno i flussi turistici e che ben presto aumenterete il numero di queste giornate. Chi accetta la scommessa?

Pubblicato in Notizie nudiste, Nudismo in Italia | Contrassegnato , | 24 commenti

Un paradiso per la nudità

Nudo su una spiaggia clothing optional

Sono stato tranquillamente nudo su una spiaggia in mezzo a persone che indossavano il costume da bagno. Ho fatto un’escursione tutto nudo, percorrendo un sentiero panoramico lungo la costa, senza il timore di incrociare il passo di altri escursionisti. Ho camminato nudo sul marciapiede di una strada, senza alcun problema da parte degli automobilisti di passaggio.

No, non ho fatto un altro sogno nudista! Quanto ho appena scritto corrisponde alla realtà che ho vissuto negli ultimi dieci giorni nella parte settentrionale di Fuerteventura, una delle Isole Canarie, geograficamente africane, politicamente spagnole. Là ho conosciuto un vero e proprio paradiso per chi – come me – ama trascorrere il proprio tempo libero in nudità, quando temperatura e circostanze lo consentono.

A Fuerteventura ho trovato certamente un clima particolarmente adatto a starsene nudi il più a lungo possibile: a meno di 29° di latitudine nord, il sole scalda generoso anche in questi mesi primaverili e rende sopportabili gli alisei che spirano incessanti. Ma al di là della mera temperatura atmosferica, a Fuerteventura ho percepito nettamente un atteggiamento di tranquilla e totale accettazione della nudità da parte della gente. In tutti gli spazi naturali vige la regola del clothing optional: ossia, detto in altri termini, ciascuno si veste o sta nudo come preferisce.

Spiaggia a Fuerteventura

Essendo la mia prima volta a Fuerteventura, sono rimasto piacevolmente colpito nel vedere tradotto in pratica il concetto che più volte ho avuto modo di esprimere su questo blog: la nudità come normalità. È “normale” camminare nudi sulla battigia, è “normale” passeggiare o correre nudi tra le dune di sabbia, è “normale” tornare nudi alla propria automobile parcheggiata a poca distanza dalla spiaggia. La nudità è “normale” nel senso che è un dato di fatto, non “fa notizia” e non suscita sorpresa né disappunto né altro! Si può stare nudi, così come si può indossare una maglietta gialla, così come si può portare un cappello messicano. Semplice. Naturale.

Non ho intenzione di dilungarmi qui nel racconto dettagliato dei miei dieci giorni a Fuerteventura, ma desidero solo dare qualche piccolo esempio concreto di questa “normalità della nudità” che ho avuto modo di sperimentare.

  • Ho camminato per vari chilometri lungo la battigia dell’interminabile spiaggia a sud di Corralejo e ho incontrato uomini e donne, adulti e ragazzi, anziani e bambini – chi con gli slip, chi con i boxer, chi con il bikini, chi in topless, chi nudo: tutti sembravano felici di rilassarsi sulla spiaggia, giocando, leggendo, prendendo il sole, sguazzando tra le onde; nessuno si preoccupava se il proprio vicino era più o meno abbigliato; ciascuno godeva della propria libertà di indossare il costume preferito o di non indossare alcun costume, in maniera – mi verrebbe da dire – ovvia e banale: la nudità era un “costume” come un altro.
  • Ho percorso un tratto lungo il ciglio di una scogliera, ammirando i suggestivi scorci creati dalle rocce e dalle piccole cale. Mentre ero impegnato a prendere qualche fotografia, sono arrivate due automobili dalle quali sono scese alcune persone: mi hanno salutato con un cordiale ¡Hola!, si sono soffermate per un po’ anch’esse a guardare il panorama e poi sono passate oltre per scendere nella spiaggia sottostante. Quelle persone erano vestite, io ero nudo, ma questo dettaglio non ha avuto il benché minimo rilievo nel nostro casuale incontro.
  • Di ritorno dalle mie passeggiate mattutine in spiaggia, ho più volte camminato per un certo tratto lungo la strada che entra a Corralejo. Parecchie automobili mi sono passate accanto in entrambe le direzioni, ma nessuno è sembrato far caso alla mia nudità: nessun gesto di stizza, di rimprovero o di scherno, nessuna strombazzata irriverente con il clacson, niente di niente. Neppure da parte di un’automobile della Policía local.

E mentre passeggiavo tra le affascinanti dune “desertiche” di Corralejo, sognavo di poter godere presto anche in Italia di quello stesso diritto di stare tranquillamente nudo che potevo esercitare lì, in quel pezzo d’Africa europea, governato dalla legislazione di uno Stato, la Spagna, che non è certo culturalmente molto diverso dal nostro! Ancora una volta, il veder garantito il diritto di poter liberamente scegliere se stare nudi o con il costume mi è sembrato davvero il segno di una società matura, tollerante e civile. Mai così forte ho percepito la verità dell’affermazione che la nudità, di per sé, non è positiva né negativa: è un elemento neutro, che in quanto tale va rispettato e accettato.

L’esperienza vissuta sull’isola canaria, dimostrandomi con i fatti che “tessili” e “nudisti” riescono senza problemi a convivere pacificamente, mi ha fatto toccare con mano che un mondo clothing optional non è una chimera, ma una possibile realtà. Ed è una bella realtà, che varrebbe proprio la pena di vivere anche in Italia. Grazie, Fuerteventura!

Pubblicato in Nudismo all'estero, Percezione del nudismo | Contrassegnato , , , | 9 commenti

Lo spettacolo della nudità

Escursione in nudità

Di recente il sito web della Gazzetta dello Sport ha pubblicato un articolo a proposito degli escursionisti che da alcuni anni «si aggirano sui sentieri dei monti lombardi» senza nulla indosso, a parte zaino e scarponi. L’articolo, che presenta purtroppo in maniera eccessivamente sintetica l’attività del gruppo che si è creato intorno al blog Mondo Nudo, ha suscitato una serie di commenti per lo più critici da parte dei lettori.

A proposito delle considerazioni svolte dall’autore dell’articolo, nonché di alcuni dei commenti scritti dai lettori, ha già formulato una serie di lucide osservazioni lo stesso Emanuele nel suo post Perché camminare vestiti? (Risposte alla Gazzetta).

Desidero qui prendere spunto, per qualche breve riflessione, da un singolo particolare aspetto che emerge da alcuni commenti all’articolo della Gazzetta, nei quali ricorre più volte, quasi come una sorta di ritornello, la parola “spettacolo”. Si parla di “miseria dello spettacolo”, di “spettacolo indecente”, di “spettacolo orrendo”. Lo “spettacolo” in questione sarebbe quello offerto dalle foto che corredano l’articolo e che mostrano delle persone che camminano nude in montagna.

Ora, proprio l’uso della parola “spettacolo” con riferimento alla semplice nudità fa capire che quei commenti partono da un punto di vista completamente sbagliato. Come si sa, il termine “spettacolo” deriva dal verbo latino spectare (= guardare) e ha – semplificando – due possibili significati: in senso più stretto, esso indica una rappresentazione artistica che normalmente si svolge davanti a un pubblico di spettatori; in senso più ampio – riporto dal vocabolario – è una «vista straordinaria che colpisce per l’insolita bellezza o per altra particolarità o, al contrario, impressiona e suscita orrore».

Ebbene, nessuna di queste definizioni della parola “spettacolo” si può attagliare a delle persone che fanno un’escursione in montagna in nudità.

Nudi in montagna

Non si tratta di una “rappresentazione” rivolta a un qualche pubblico. Purtroppo è radicato il pensiero che la nudità debba essere qualcosa con la quale si dà – appunto – spettacolo, ossia che lo stare nudi presupponga sempre l’intenzione di esibire il proprio corpo a qualche “spettatore”, vuoi per provocare il suo piacere, vuoi per suscitare il suo disgusto. In realtà, quando si scoprono i benefici dell’essere nudi, ci si rende facilmente conto che ci si spoglia solo per godere delle sensazioni di benessere provate dal nostro corpo nudo a contatto con l’ambiente circostante, non certo per mettere in scena la nostra nudità alla vista altrui (detto tra parentesi, mi pare ci sia ben poco “pubblico” in alta montagna…).

Non si tratta di una “vista straordinaria”. Certo, l’educazione che ci è stata impartita ha demonizzato a tal punto la nudità, da rendere “non ordinaria” la visione di un corpo nudo in un contesto nel quale siamo abituati a vederlo vestito. È però ora andare oltre questo preconcetto: d’altronde, la rapida evoluzione dei costumi e la consapevolezza dell’importanza di rispettare il “diverso”, anche quando ci appare strano o ci mette un po’ a disagio, dovrebbero ormai essere capaci di indurci a non considerare più così “straordinaria” la nudità in un ambiente naturale, che sia una spiaggia marina o un prato alpino…

A ben vedere, però, la vera questione si annida negli aggettivi che accompagnano la parola “spettacolo” nei commenti apparsi sulla Gazzetta: “misero”, “indecente”, “orrendo”. Ho l’impressione che questi giudizi scaturiscano dal fatto che ad apparire nudi in quelle fotografie sono persone “normali”, dotate di un corpo “ordinario” che non rispetta i canoni della bellezza ideale. Forse ben altri aggettivi si sarebbero profusi, se ad apparire nude fossero state alcune modelle dal corpo perfettamente scolpito!…

Se questo è vero, trovo inaccettabile che la “bellezza” del corpo venga adottata quale parametro per consentire o meno a una persona di spogliarsi. È inaccettabile perché è un modo di pensare discriminatorio e, ancora una volta, basato sull’idea che ci si mette nudi per gli occhi degli altri. Ma questa idea è sbagliata su tutta la linea: ci si mette nudi per sé, per il proprio corpo, per stare bene.

Quando svolgo queste considerazioni, mi convinco ancor più della funzione educativa svolta dalla nudità. È grazie all’abitudine alla nudità nostra e altrui che si consegue con lo stile di vita nudista, infatti, che ci possiamo rendere conto che il nostro corpo nudo – qualsiasi sia il suo aspetto – è “bello” in sé e per sé: esso è la nostra “componente fisica” ed è perciò partecipe della dignità del nostro essere umani. Tale dignità non risiede nei vestiti e non viene meno se il corpo è nudo!

Pubblicato in Notizie nudiste, Nudità | Contrassegnato , , , | 1 commento

Il piacere del bagno nudo

Il bello del bagno nudo

Uno dei grandi piaceri che proviamo quando facciamo il bagno nudi – piacere del quale non ci rendiamo sempre conto, ma che per questo non è meno reale – sta nel fatto che torniamo per qualche istante alla vita dei nostri antenati. Senza tornare a essere schiavi dell’ignoranza come il selvaggio, diventiamo fisicamente liberi come lui, quando ci tuffiamo nell’acqua. Il nostro corpo non deve più subire il contatto con gli odiosi vestiti, e con gli abiti lasciamo sulla riva anche una parte dei pregiudizi legati alla nostra professione: non siamo più operai, né commercianti, né professori, né medici; per un’ora dimentichiamo attrezzi, libri e strumenti e, tornati allo stato di natura, potremmo essere tentati di crederci ancora alle età della pietra o del bronzo, durante le quali le popolazioni barbare drizzavano le loro capanne sulle palafitte in mezzo all’acqua. Simili agli uomini dei tempi antichi, siamo liberi da ogni convenzione, la nostra gravità artefatta può scomparire e fare posto alla gioia fragorosa; noi, civilizzati, invecchiati dallo studio e dall’esperienza, ci ritroviamo bambini, come ai primi tempi della giovinezza del mondo.

Mi ricorderò sempre con quale meraviglia vidi per la prima volta una compagnia di soldati fare il bagno in un fiume. Ancora ragazzo, non ero in grado di immaginare i militari se non con le loro uniformi multicolori, con le loro spalline rosse o gialle, i bottoni di metallo, i vari ornamenti di cuoio, di lana, di tela cerata; non li vedevo se non marciare allo stesso passo, in colonne rettangolari, tamburi in testa e ufficiali ai fianchi, come se formassero un enorme animale spinto avanti da chissà quale cieca volontà. Ma, che stranezza!, quell’essere mostruoso, giunto sul bordo dell’acqua, cominciò a spezzarsi in piccoli gruppi e singoli individui. Abiti rossi e blu erano gettati intorno come volgari stracci, e da tutte queste uniformi di sergenti, di caporali, di soldati semplici, vedevo uscire uomini che si precipitavano nudi nell’acqua con grida di gioia. Niente più obbedienza passiva, niente più abdicazione all’individualità: per alcuni momenti i nuotatori, tornati loro stessi, si dispersero liberamente tra i flutti; nulla li distingueva dai “civili” che sguazzavano accanto a loro. Purtroppo si sentì un colpo di fischietto e l’uscita dall’acqua fu repentina: mentre noi restavamo a giocare nel fiume, i nostri compagni di un istante si affrettavano per andare a riprendere i loro vestiti rossi e i loro bottoni numerati, e ben presto li vedemmo allontanarsi marciando in fila sulla via polverosa.

Élisée Reclus, Histoire d’un ruisseau, Paris, Hetzel, 1882, pp. 208-211.

Pubblicato in Citazioni d'autore | Contrassegnato , | 1 commento

Nudi nel parco

Parco nudista

Ieri sera, 26 settembre, il Consiglio comunale di Parigi, accogliendo la proposta presentata dai consiglieri del gruppo ecologista, ha approvato una mozione che prevede l’istituzione di un parco cittadino destinato al nudismo. L’area pubblica in questione verrà individuata con un successivo provvedimento, probabilmente all’interno di uno dei grandi polmoni verdi della capitale francese, come il Bois de Boulogne o il Bois de Vincennes.

L’aspetto che va sottolineato è che non si tratterà di uno spazio recintato o altrimenti delimitato, accessibile soltanto a chi intende mettersi nudo, ma sarà semplicemente un’area pubblica, aperta a tutti, nella quale chiunque potrà tranquillamente stare nudo o vestito a suo piacimento. Un’area clothing optional, dunque, dove potranno prendere il sole e rilassarsi nel verde, le une accanto alle altre, persone più o meno abbigliate o spogliate del tutto.

In tal modo anche Parigi si allinea ad altre grandi città europee – come Londra, Berlino, Monaco di Baviera, Barcellona, tanto per citarne solo alcune fra le maggiori – dove lo stare nudi in un parco pubblico non fa ormai più notizia, essendo percepito come un fatto assolutamente normale. Nel contesto naturale di un parco, fra il verde delle piante o accanto all’acqua di un laghetto, la nudità è giustamente considerata un “vestito” come un altro.

I promotori della mozione hanno considerato che «la Francia è la prima destinazione mondiale per i nudisti: ogni anno 2 milioni di tedeschi, inglesi, olandesi o belgi vengono in Francia per la pratica del nudismo». Eppure a Parigi mancava, finora, la possibilità di stare nudi all’aria aperta, a meno di non rivolgersi – a pagamento – a una delle varie strutture naturiste private. Ma «la pratica del nudismo non deve essere riservata a coloro che hanno i mezzi per andare nei club vacanze o nei campeggi: creare uno spazio misto nel cuore della capitale significa permettere ai nudisti che vivono o si trovano a Parigi di seguire il loro stile di vita senza dover sborsare almeno 20 euro al giorno!». Inoltre, spesso in queste strutture naturiste private la nudità è obbligatoria, e ciò rappresenta un ostacolo per quelle famiglie nelle quali alcuni componenti desiderano denudarsi e altri preferiscono tenere il costume addosso.

Insomma, dai cugini transalpini arriva un altro esempio di tolleranza e di civiltà per noi italiani. E poiché è opportuno seguire i buoni esempi, a quando il primo parco clothing optional in una città del Belpaese?

Pubblicato in Notizie nudiste, Nudismo all'estero | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Elogio della nudità

Elogio della nudità

La nudità è bellezza. Cosa c’è di più umano e più bello di un corpo nud0, sbarazzato dei suoi artifici tessili, libero di ogni movimento, offerto all’aria e agli elementi naturali? Assediato dalle immagini di corpi scultorei, istupidito dalle diete più assurde e frastornato da corsi di ginnastica, il corpo è diventato un oggetto da mettere a posto. Nudo, si espone tale qual è, in tutta la sua perfezione di macchina umana di umiliante complessità.

La nudità è libertà. Libertà dei sensi, libertà dello spirito, libertà dalle convenzioni imposte. Nudo, l’essere umano trova un posto unico nel mondo degli uomini e delle donne. Si muove così com’è, e non come vuole che lo si veda quando si veste. La nudità viene considerata come una trasgressione alle regole della società: eppure, essa rimette l’umanità al centro della società.

La nudità è fragilità. Fragilità di mostrare agli altri i propri difetti, le piccole imperfezioni e le cicatrici lasciate dalla vita. Questa fragilità, descritta magnificamente da numerosi scrittori e psicologi, si trasforma ben presto in forza. Forza di accettarsi e di farsi accettare così come ciascuno di noi è.

Chi non ha mai camminato nudo sotto la pioggia in mezzo alla natura, non ha mai sperimentato la sensazione di essere un tutt’uno con l’ambiente. Chi non ha mai nuotato nudo in un mare turchese, accogliente e caldo come la matrice originale, non ha mai vissuto la pienezza dei sensi. Chi non ha mai fatto una festa con un gruppo di amici tutti completamente nudi, non si è mai davvero “messo a nudo” di fronte agli altri.

È questa nudità che infonde piacere ai nudisti. La nudità non si spiega, si vive. Da soli, in due, in gruppo. Un bel giorno si impone come una cosa evidente. Non la si cerca per forza, ci si arriva spesso per caso, alla svolta di un cammino, di un incontro o di una discussione. E da quel giorno essa vi invade, vi riempie di onde benefiche e non vi lascia più. La vergogna del corpo sparisce per lasciare spazio alla gioia regalata dalla nudità.

Denudatevi! Restate nudi! Vivete nudi e condividete l’amore per la nudità!

Libera traduzione di Eloge de la nudité.

Pubblicato in Nudità | Contrassegnato , | 2 commenti

Spiagge nudiste: qualche consiglio

Spiaggia nudista

Recandovi su una spiaggia nudista, è opportuno che abbiate ben presenti alcuni semplici principi e seguiate un paio di banali regole di comportamento.

1) Sappiate che denudarsi non vuol dire esibirsi.

Innanzi tutto, dev’esservi chiaro il motivo per cui le persone se ne stanno sulla spiaggia completamente nude. Il loro obiettivo non è affatto quello esibirsi agli occhi degli altri, di mettersi in mostra, ma semplicemente quello di sciogliersi per un po’ di tempo da quei particolari vincoli sociali che sono i vestiti, per ridare al proprio corpo la libertà di stare nella sua condizione naturale.

Non è quindi nello spirito del nudismo vergognarsi del proprio corpo o cercare di mettere su un po’ di muscoli solo perché arriva la stagione dei bagni al mare. La spiaggia nudista non è un luogo nel quale ha il permesso di scorrazzare soltanto gente giovane e di bella presenza. Ognuno ha il diritto di togliersi i vestiti, indipendentemente dalla sua età e dal suo aspetto.

2) Non confondete l’essere nudi con l’essere sessualmente disponibili.

Tenete presente che la spiaggia nudista non è un luogo destinato alle attività erotiche. Non è vero che ci si mette nudi soltanto allo scopo di fare sesso! Non vi è il benché minimo collegamento fra la nudità delle persone e la loro disponibilità sul piano sessuale. Evitate quindi di mettervi a fissare quella ragazza che prende il sole nuda accanto a voi o, peggio, di rivolgerle qualche inopportuna parola di apprezzamento per il suo corpo. Sono comportamenti sconvenienti nei confronti di una persona vestita: il fatto che la persona sia nuda non li rende ammissibili.

Questo non significa che dobbiate ignorare del tutto le persone che vi stanno intorno! Potete e dovete interagire con gli altri in maniera assolutamente normale, proprio come fareste su una spiaggia dove le persone hanno la particolarità di indossare un costume da bagno.

3) Non fate fotografie alle persone che non conoscete.

Per poterle fotografare, è necessario avere il consenso espresso delle persone ritratte. I nudisti sono particolarmente sensibili su questo tema, perché c’è sempre il sospetto che le fotografie vengano utilizzate per secondi fini. E comunque può non essere gradito vedere le proprie nudità finire nel portfolio di uno sconosciuto fotografo.

4) Non frequentate spiagge nudiste, se siete contrari a denudarvi.

È una regola di buonsenso. I nudisti sono normalmente molto tolleranti e accettano persone vestite accanto a loro (di solito, purtroppo, non vale il contrario!); magari si può pensare che siete alla vostra prima esperienza nudista e volete fare le cose con calma, oppure che siete lì solo perché in compagnia di una persona che pratica il nudismo. Ma se questo non è il vostro caso e se partite già con l’irremovibile intento di tenere il costume addosso, perché mai andate a passeggiare o a prendere il sole su una spiaggia nudista? Forse che non c’è abbastanza spazio per voi sulle spiagge ove vige la consuetudine di indossare il costume?

5) Godetevi la bellezza dello stare nudi.

Stare nudi sulla spiaggia vi permette di apprezzare il piacere di sentire il sole, l’aria, l’acqua direttamente a contatto con la pelle di tutto il vostro corpo. Rilassatevi. E lasciate al vostro corpo il tempo di assaporare con calma questo piacere!

Pubblicato in Nudismo in generale | Contrassegnato , , | 3 commenti