Spiagge nudiste: qualche consiglio

Spiaggia nudista

Recandovi su una spiaggia nudista, è opportuno che abbiate ben presenti alcuni semplici principi e seguiate un paio di banali regole di comportamento.

1) Sappiate che denudarsi non vuol dire esibirsi.

Innanzi tutto, dev’esservi chiaro il motivo per cui le persone se ne stanno sulla spiaggia completamente nude. Il loro obiettivo non è affatto quello esibirsi agli occhi degli altri, di mettersi in mostra, ma semplicemente quello di sciogliersi per un po’ di tempo da quei particolari vincoli sociali che sono i vestiti, per ridare al proprio corpo la libertà di stare nella sua condizione naturale.

Non è quindi nello spirito del nudismo vergognarsi del proprio corpo o cercare di mettere su un po’ di muscoli solo perché arriva la stagione dei bagni al mare. La spiaggia nudista non è un luogo nel quale ha il permesso di scorrazzare soltanto gente giovane e di bella presenza. Ognuno ha il diritto di togliersi i vestiti, indipendentemente dalla sua età e dal suo aspetto.

2) Non confondete l’essere nudi con l’essere sessualmente disponibili.

Tenete presente che la spiaggia nudista non è un luogo destinato alle attività erotiche. Non è vero che ci si mette nudi soltanto allo scopo di fare sesso! Non vi è il benché minimo collegamento fra la nudità delle persone e la loro disponibilità sul piano sessuale. Evitate quindi di mettervi a fissare quella ragazza che prende il sole nuda accanto a voi o, peggio, di rivolgerle qualche inopportuna parola di apprezzamento per il suo corpo. Sono comportamenti sconvenienti nei confronti di una persona vestita: il fatto che la persona sia nuda non li rende ammissibili.

Questo non significa che dobbiate ignorare del tutto le persone che vi stanno intorno! Potete e dovete interagire con gli altri in maniera assolutamente normale, proprio come fareste su una spiaggia dove le persone hanno la particolarità di indossare un costume da bagno.

3) Non fate fotografie alle persone che non conoscete.

Per poterle fotografare, è necessario avere il consenso espresso delle persone ritratte. I nudisti sono particolarmente sensibili su questo tema, perché c’è sempre il sospetto che le fotografie vengano utilizzate per secondi fini. E comunque può non essere gradito vedere le proprie nudità finire nel portfolio di uno sconosciuto fotografo.

4) Non frequentate spiagge nudiste, se siete contrari a denudarvi.

È una regola di buonsenso. I nudisti sono normalmente molto tolleranti e accettano persone vestite accanto a loro (di solito, purtroppo, non vale il contrario!); magari si può pensare che siete alla vostra prima esperienza nudista e volete fare le cose con calma, oppure che siete lì solo perché in compagnia di una persona che pratica il nudismo. Ma se questo non è il vostro caso e se partite già con l’irremovibile intento di tenere il costume addosso, perché mai andate a passeggiare o a prendere il sole su una spiaggia nudista? Forse che non c’è abbastanza spazio per voi sulle spiagge ove vige la consuetudine di indossare il costume?

5) Godetevi la bellezza dello stare nudi.

Stare nudi sulla spiaggia vi permette di apprezzare il piacere di sentire il sole, l’aria, l’acqua direttamente a contatto con la pelle di tutto il vostro corpo. Rilassatevi. E lasciate al vostro corpo il tempo di assaporare con calma questo piacere!

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Ho provato la spiaggia nudista

Ragazze nudiste in spiaggia

Antefatto

La prima domanda che si pone è: come si arriva a essere nudisti? Per quel che mi riguarda, sono stata cresciuta in seno a una famiglia relativamente pudica: tanto per intendersi, non ho mai visto i miei genitori nudi e mia sorella maggiore non si spogliava mai in mia presenza.

L’estate scorsa sono stata invitata a trascorrere un fine settimana a Tolone, insieme a una mia amica di liceo, con la quale avevo da poco ripreso i contatti. Alcuni giorni in riva al mare non sono una cattiva idea, quando si ha lavorato per tutta l’estate.

Julia mi aveva avvertito: «Sai, spesso andiamo su una spiaggia nudista… Ti va di provare?» Sono diventata livida. Immaginavo Julia e suo marito mentre saltellavano nudi sulla sabbia: lì per lì era qualcosa di inconcepibile. Ma non ho risposto subito. L’indomani, sfinita dal lavoro, ho detto “sì” con un entusiasmo del tutto ingiustificato. Avrei voluto urlare “no”, ma dopo tutto perché non fare qualunque cosa, pur di non restare ancora nel mio ufficio?

Poi mi sono quasi dimenticata della faccenda, fino a pochi giorni prima della partenza, quando mi sono ricordata che… avevo osato dire “sì” a quell’incredibile proposta. Ma con Julia non eravamo più tornate sull’argomento.

Arriviamo a destinazione: bel tempo, visita alla casa della piccola famiglia, primo aperitivo… Ed ecco il marito della mia amica rimettere il tema sul tavolo, tra due fette di salame. «E così farai un bel giro sulla nostra piccola spiaggia nudista… È fantastico! Hai già provato?»

Conservando il mio sangue freddo, rispondo di no, ma che non dev’essere poi una cosa così bizzarra. Julia risponde semplicemente: «La prima volta, all’inizio sembra un po’ strano, ma nel giro di qualche minuto non ce se ne rende più conto».

Andando nella spiaggia nudista

Fatto

Il mattino seguente partiamo per la spiaggia, portando con noi la loro bambina. Il mare si trova a una quindicina di minuti dalla loro casa, lungo la strada passiamo accanto a tutte le spiagge abitualmente frequentate dai turisti: sono affollatissime – dopo tutto è la fine di agosto – l’aria sembra irrespirabile.

«Andiamo solo un po’ oltre, giriamo intorno a quella collina, parcheggiamo sul margine della strada, scendiamo un sentiero… e ci siamo!» Arrivati sul posto e parcheggiata la macchina alla bell’e meglio, percorriamo un sentiero alquanto accidentato. Mi preoccupo un po’ per le mie caviglie, ma va tutto bene. E all’improvviso resto senza fiato.

Un’insenatura magnifica, la spiaggia di ciottoli, senza sabbia. Uno scenario paradisiaco: penso di aver ripetuto dieci volte le parole «ma è fantastico». Solo una ventina di persone, quasi tutte completamente nude. Niente a che vedere con le spiagge affollate a pochi minuti di distanza. Un po’ imbarazzata nel vedere tutti quei genitali maschili penzolanti, concentro la mia attenzione sul paesaggio.

Ci sistemiamo presso uno scoglio, a qualche metro dall’acqua. Julia è la prima a spogliarsi, in maniera naturale, rapida, con assoluta noncuranza, come per dare l’esempio. Suo marito si denuda subito dopo e si tuffa immediatamente in acqua: ho l’impressione che sia il suo modo per dire «vi lascio sole, ragazze».

Mi ci saranno voluti sì e no pochi secondi per togliermi tutto ciò che avevo indosso, facendo un gran respiro. Rimango tutta nuda sul mio asciugamano, seduta, felice di aver avuto il coraggio. «Benvenuta nel club», sorride Julia.

Ben presto mi rendo conto che l’essere nuda mi procura una piacevole sensazione di libertà, che rapidamente diventa più forte del senso di vergogna. Essendo la mia prima volta, impiego un po’ di tempo ad alzarmi ed entrare in acqua: i tre metri che mi separano dal mare mi sembrano una distanza enorme e temo il momento in cui sarò costretta a mostrare a tutti il mio corpo nudo nella sua interezza.

Ma alla fine mi accorgo che tutti se ne infischiano di me. Nessuno mi osserva. Uomini e donne sono presi dalle loro occupazioni, giocano coi loro figli, nuotano, leggono. Esattamente come su una spiaggia “normale”.

Ed eccomi in acqua, tutta nuda. È in questo momento che le sensazioni sono ancora più forti, con l’acqua che avvolge il mio corpo, a contatto diretto anche con quelle parti che di solito sono coperte dal costume da bagno. È incredibilmente me-ra-vi-glio-so! Davvero! Avverto come un nuovo rapporto fra me e l’ambiente, l’acqua e la natura in generale. D’un tratto capisco meglio il termine “naturismo”.

Ritorno sul mio asciugamano. Ora sono molto più rilassata, non ho paura di rimanere in piedi per asciugarmi all’aria; tutti mi possono vedere, e allora?

Rilassandosi nudi sulla spiaggia

Conclusione

Ci siamo ritornati due giorni dopo. Questa seconda volta sono stata assolutamente priva di esitazioni. Forse anche perché ho compreso che il culto del corpo non sembra avere importanza nell’ambiente nudista. Si sta nudi non per sedurre o per essere conquistati, ma per essere liberi e stare bene.

Questa sensazione di benessere mi è piaciuta tanto. Non vedo l’ora di provarla ancora!

Libera traduzione de J’ai testé la plage naturiste, j’ai survécu.

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Marina di Camerota: un raduno indimenticabile

Marina di Camerota 2016Sarà stata la magia di un luogo perfetto, con una meravigliosa spiaggia abbracciata da scogli suggestivi e un villaggio immerso in un lussureggiante uliveto di piante secolari. O sarà stata la simpatia di tutti i partecipanti, che hanno fatto vibrare di allegria e spensieratezza l’atmosfera della costa cilentana. Sta di fatto che il raduno naturista che si è tenuto presso il Villaggio Touring Club a Marina di Camerota, fra venerdì 20 e domenica 22 giugno, è stato uno di quegli eventi che rimangono nel cuore di chi ha avuto la fortuna di viverli in prima persona.

Eppure non tutti gli auspici erano dei migliori. Da un lato le previsioni meteo non del tutto rassicuranti. Dall’altro la macchina organizzativa del Touring Club, che questa volta, tradendo la sua fama di affidabilità, si è comportata in modo poco professionale, tenendo inspiegabilmente in sospeso le prenotazioni e annunciando a sorpresa, ormai a poca distanza dall’evento, una riduzione della disponibilità del villaggio da quattro a tre giorni, riduzione particolarmente penalizzante per chi doveva affrontare un viaggio non breve per arrivare a Marina di Camerota.

Ciononostante, il raduno naturista organizzato dalla neonata Ass.Na.It. (Associazione Naturisti Italiani) si è rivelato un successo, non solo sotto il profilo della festa che ha visto l’entusiasitica partecipazione di decine di nudonaturisti, ma anche dal punto di vista della promozione del nudismo, con l’on. Luigi Lacquaniti intervenuto di persona a confermare il suo impegno per la causa naturista nelle sedi parlamentari.

Marina di Camerota 2016

Quanto alla festa, non mi voglio dilungare nel descrivere il bel clima di amicizia che ha caratterizzato quelle giornate. Non voglio parlare della gioia con la quale sono stati organizzati i giochi sulla spiaggia: corsa con i sacchi, rubabandiera, tiro alla fune… non saprei a quale dare il premio per il maggior divertimento suscitato. Non voglio neppure descrivere la sensazione di benessere che ho percepito camminando nudo sulla spiaggia, immerso in stimolanti conversazioni ora con questi ora con quegli altri interlocutori, sempre con l’impressione di conoscerli da una vita, anche se magari li avevo incontrati per la prima volta pochi istanti prima. Non voglio parlare di questi argomenti, perché potrei essere accusato di voler suscitare invidia nei lettori del blog… Dico soltanto che la causa di tutto ciò è una sola, e si chiama magia della nudità. Credo che i nudisti mi possano capire facilmente; gli altri non hanno che da provare un’esperienza sociale nudista per comprenderlo.

Quanto alla promozione del nudismo, desidero commentare qui tre episodi.

1. La mattina del sabato era prevista una minicrociera in barca, che avrebbe dovuto portarci ad ammirare le belle scogliere tra il porto di Marina di Camerota e la baia degli Infreschi, un tratto di costa che ben poco ha da invidiare alle più celebri falesie di Capri. A causa del tempo incerto, l’evento è stato annullato e al suo posto si è tenuta una sorta di “assemblea spontanea”, nella quale i rappresentanti delle associazioni naturiste promotrici dell’evento si sono confrontati con il “popolo” dei nudonaturisti. Ne è scaturito un interessantissimo dibattito sull’attuale situazione del nudismo in Italia, resa particolarmente incerta dalla recente depenalizzazione, e sulle attività dei vari gruppi nudonaturisti, che troppo spesso appaiono scoordinati fra loro e rischiano di farsi concorrenza a vicenda. Condiviso da tutti i presenti è stato l’auspicio che tutti coloro che si battono a favore del nudonaturismo – a cominciare dalle ormai sempre più numerose associazioni naturiste diffuse sul territorio nazionale – non procedano “in ordine sparso” o, peggio, si mettano a rimbeccarsi come i capponi di manzoniana memoria, perdendo di vista l’obiettivo comune. Per ottenere buoni risultati, è di fondamentale importanza restare uniti. Ad esempio, si dovrebbe ragionare su un calendario comune delle varie iniziative, evitando di programmare appuntamenti troppo ravvicinati fra loro: è auspicabile che si uniscano le forze, affinché tutti gli eventi abbiano successo e – soprattutto quelli con maggiore visibilità all’esterno – risultino il più possibile efficaci per promuovere il nudonaturismo.

Marina di Camerota 2016

2. Il sole vittorioso sulle nuvole in fuga, già a partire dal primo pomeriggio di sabato, ha permesso ai partecipanti al raduno di godersi la meravigliosa spiaggia. Ma non solo a loro. La spiaggia, infatti, pur protetta dall’abbraccio degli scogli, era liberamente accessibile a chiunque. E infatti non pochi “tessili”, fra i quali un nutrito gruppo di escursionisti, sono transitati o hanno fatto sosta sulla spiaggia. È stato bello vedere persone nude e persone con il costume condividere tranquillamente la stessa spiaggia e incrociarsi passeggiando sulla battigia. Ed è stato bello immaginare che questo possa essere il prossimo futuro delle spiagge italiane… Sono convinto che, vedendoci, quelle persone si siano rese conto di quanto naturale, pacifica e innocua fosse la nostra nudità! Ma vi è di più. Tre donne di mezz’età, tutte con il costume addosso, si erano sistemate sui loro teli stesi sulla spiaggia: dopo un po’, eccole spogliarsi completamente, correre tutte allegre a fare un bagno in mare e infine stendersi – sempre tutte nude – ad asciugarsi al sole. Gli evidenti segni del costume dimostravano che non si trattava di “nudiste abituali”: vedendo noi nudi, era semplicemente venuta loro voglia di provare l’esperienza della nudità. E a quanto pare l’hanno gradita molto! Quante persone “tessili” sarebbero pronte a denudarsi sulla spiaggia, se potessero farlo tranquillamente? C’è da scommettere che sarebbero parecchie!

3. Sabato sera ho avuto modo di dialogare con i responsabili del Villaggio Touring. Ancora una volta mi hanno attestato la loro stima per i nudonaturisti, sottolineando che anche per loro il nostro raduno nella loro struttura è una bella esperienza. Una frase mi è rimasta impressa, visto che a dirla è stata una persona che nudista non è: “Non dovrebbe esserci neppure bisogno di ‘promuovere il nudismo’: stare nudi sulla spiaggia è un fatto così normale!” Anche da parte dei responsabili del Villaggio resta il rammarico per i disguidi organizzativi che si sono presentati e che hanno compresso la durata dell’evento. Ma insieme a questo rammarico c’è al contempo la voglia di rilanciare per il futuro, organizzando un raduno di più ampio respiro e di maggiori ambizioni; d’altronde, un evento non di breve durata può attrarre un maggior numero di partecipanti. Arrivederci all’anno prossimo!

Marina di Camerota 2016

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Facciamo yoga nudi!

Yoga nudiCi sono almeno sette buone ragioni per togliersi tutti i vestiti durante la vostra prossima seduta di yoga. Infatti, praticare yoga nudi…

1. Migliora la percezione che avete del vostro corpo
Ognuno di noi ha qualche parte del corpo con la quale non si sente a suo agio: fianchi troppo larghi, gambe troppo grosse, braccia troppo corte… Le donne, in particolare, hanno la tendenza a sentirsi insicure con il loro corpo. Specialmente se hanno la sensazione che i loro seni siano troppo piccoli o che la loro pancia abbia troppe smagliature, pelle o grasso in eccesso: sono tutte cose molto naturali. Tuttavia ogni giorno siamo bombardati da immagini che danno un’idea molto particolare di bellezza. A livello inconscio, lasciamo che queste immagini plasmino la percezione che abbiamo del nostro corpo. Praticare yoga nudi vi permette di accettare il vostro corpo così com’è fatto, con tutti i suoi difetti: cominciate ad amare e apprezzare le caratteristiche che vi rendono unici. E quanto più sarete a vostro agio con il vostro corpo, tanto più vi sentirete attraenti. Amarsi e accettarsi sono i mattoni essenziali per la costruzione di una sana autostima.

2. Vi aiuta a vincere le vostre paure.
Se non avete già fatto altre esperienze di nudità collettiva, all’inizio stare completamente nudi alla presenza di estranei può suscitarvi una certa dose di apprensione. I primi dieci minuti di una seduta yoga in nudità sono forse la parte più difficile di questa esperienza, ma appena cominciate a concentrarvi sul vostro corpo, portando l’attenzione sul vostro respiro e sulla sequenza delle posizioni yoga, ben presto la vostra ansia svanisce e vi rendete conto dell’infondatezza delle vostre paure.

3. Vi fa sentire liberi dai condizionamenti sociali.
Una volta che avete superato l’iniziale remora di mostrarvi nudi, provate la sensazione di un’immensa libertà. Questa libertà espande la consapevolezza di voi stessi e del vostro valore e vi fa capire quanto assurdi e limitanti sono i condizionamenti imposti da norme sociali ormai obsolete.

Yoga nudo

4. È l’inizio di una profonda trasformazione.
Fare yoga nudi è un’esperienza che può avere effetti molto benefici, giacché vi permette di raggiungere un più profondo stato di rilassamento per la mente, il corpo e lo spirito. Nudi, siete maggiormente in sintonia con il flusso di energia che attraversa il vostro corpo durante la pratica dello yoga.

5. Riattiva la vostra energia sessuale.
L’energia sessuale ci dà vitalità e sostiene tutti i nostri sforzi creativi; essa è una naturale espressione del nostro spirito e può essere utilizzata per espandere la consapevolezza di noi stessi. Ci sono molte tecniche yoga che vengono utilizzate per attivare, coltivare e distribuire l’energia sessuale attraverso il corpo: la nudità non fa altro che esaltare l’efficacia di queste tecniche.

6. Permette al vostro corpo di essere baciato dal sole.
Molti di noi trascorrono la maggior parte della loro vita al chiuso. Lasciamo la nostra casa, montiamo in macchina o su un mezzo pubblico, lavoriamo fra le pareti di un ufficio, di un negozio o di una fabbrica e infine torniamo a casa. Siamo fortunati se il nostro viso prende un’oretta di sole al giorno. Esporre tutto il nostro corpo nudo alla luce del sole mentre facciamo yoga migliora il nostro umore, grazie al rilascio di endorfine, e contribuisce a farci stare in salute, grazie alla produzione di vitamina D.

7. Vi fa risparmiare un po’ di soldi.
L’abbigliamento adatto per praticare yoga può essere piuttosto costoso. Anziché riempire col nostro denaro le tasche delle aziende che producono tale abbigliamento, perché non tenerlo per noi o impiegarlo in maniera migliore? Indossate semplicemente il vostro naturale costume adamitico: sarete sicuramente fra i più belli della classe!

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Denudarsi per essere liberi

L'imperfezione della nudità

Sarah Carey, giornalista del quotidiano irlandese Independent, racconta la sua prima esperienza nudista in un campeggio francese, che le ha permesso di scoprire tutta la sublime imperfezione della nudità, potente antidoto contro la tirannia dell’immagine del corpo ideale.


Qualche settimana fa sono stata in uno splendido campeggio naturista francese. Aveva ottimi servizi, tra cui un “balneo”, una specie di giardino realizzato in stile romano: aveva un lastricato di pietra, colonne, vasche idromassaggio, piscine e una piacevole vegetazione. Là i vestiti erano ufficialmente banditi.

Manco a dirlo, ero tutta in ansia all’idea di mettermi nuda. Nessun intervento chirurgico e nessun pilates sarebbe in grado di riparare i difetti della mia pancia, che ha dato alla luce tre bambini di 3,8 chilogrammi ciascuno.

C’era anche la questione dei miei “cespugli”. Sono di principio contraria alla moda di tagliare eccessivamente i peli femminili, ma non ho mai avuto bisogno di manifestare pubblicamente questa mia contrarietà. Lo slip a vita alta del mio costume da bagno non aveva mai richiesto una depilazione in vista delle vacanze, e adesso era troppo tardi per dedicarsi all’arte topiaria. Avrei dovuto mettere in mostra i miei principi!

Ero nervosa, ma determinata, quando sono entrata per la prima volta nel balneo. Mi sono spogliata velocemente. Notando che ero quasi l’unica ad avere tutti i miei peli pubici – cosa che mi appariva in contrasto con la filosofia naturista -, ho sistemato il mio asciugamano in maniera da nascondermi un po’ e mi sono cercata una sdraio in un angolo tranquillo. L’esperienza è stata però affascinante. Tanto affascinante che sono tornata il giorno dopo, e il successivo, e quello dopo ancora. Ogni volta non vedevo l’ora di spogliarmi. E così cominciai a osservare chi e come sono i nudisti.

La stragrande maggioranza degli ospiti del campeggio erano persone di una certa età. Erano chiaramente nudisti da parecchio tempo, come dimostrava la loro pelle abbronzata e priva di segni del costume. Ho visto membri di ogni forma e dimensione, ma poiché non c’è nulla di meno erotico di un pene flaccido, la nudità era completamente desessualizzata. Sui corpi c’erano bitorzoli, smagliature, cicatrici. Fuori, impazziamo ad aggrapparci alla perfezione della giovinezza; qui, si accettavano le imperfezioni dell’età.

Coppia nudista La rivelazione più grande sono stati i fondoschiena femminili. Liberati dagli abiti, i sederi a forma di pera regnavano sovrani. C’erano alcuni esemplari piuttosto magri, ma sembravano patetici in confronto alla magnificenza delle piene rotondità.

Nel mondo “vestito”, siamo oppressi dalla tirannia di un ideale fisico irraggiungibile e malsano. Qui, invece, la perfezione era qualcosa di anormale. Ho visto un uomo – probabilmente sui 40 anni – che era tonico e bello. In quel contesto, però, non l’ho trovato attraente. Il che sta a dimostrare quanto siamo portati a stigmatizzare ciò che non è conforme al contesto.

Talvolta presumiamo che le persone grasse siano pigre, avide o prive di autocontrollo. Mi sono resa conto di quanto sia facile creare una norma – nel caso della forma del corpo, in maniera del tutto artificiosa – e far sì che chiunque non vi si conformi si senta in colpa con se stesso. Se l’industria della pubblicità decidesse di mostrare soltanto donne con i capelli rossi, nel giro di poco tempo ci tingeremmo tutte i capelli e ci chiederemmo perché siamo state così sfortunate da nascere bionde o brune. Mi sono persuasa che è questo il motivo per cui la mia generazione era in minoranza nel campeggio naturista: noi giovani siamo come schiacciati dal senso di vergogna e dall’ansia per l’aspetto del nostro corpo.

In seguito chiacchierai di quest’argomento con mio marito e una simpatica coppia di olandesi. L’olandese, che aveva un paio di begli occhi vispi e un sorriso accattivante, disse che dopo tutto non aveva bisogno di togliersi i vestiti per sentirsi libero. Questo – pensai tra me – è perché sei già libero. Io sono una donna e, nonostante tutte le libertà che mi assicura la legge, vivo in una prigione, dove ogni aspetto della mia vita è controllato dagli uomini e giudicato dalle donne. Indossare i vestiti per rendermi più bella è solo una manifestazione di disgusto nei confronti del mio corpo. Togliermi i vestiti è l’unico modo per liberare davvero me stessa!

Libera traduzione di Getting naked to feel free.

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Un sacerdote fra i nudisti

Frère Jacques, un sacerdote naturista

Ogni estate, fra Jacques trascorre le sue vacanze presso il Centre Héliomarin di Montalivet. Per l’uomo di Chiesa, nudismo e fede cattolica non hanno nulla di incompatibile.

Nella foto qui sopra vediamo fra Jacques nella veranda del suo bungalow, con la Bibbia in mano. L’anziano uomo è completamente nudo, ha i tratti segnati dall’età, la pelle abbronzata dal sole e una lunga barba bianca. Verrebbe quasi da pensare di trovarsi di fronte a uno degli antichi eremiti paleocristiani, quei monaci che si allontanavano da tutto e da tutti, per vivere nel deserto dedicando la loro esistenza alla meditazione e alla preghiera.

Ma la comparazione si ferma al livello della mera impressione, dal momento che fra Jacques è ben lungi dall’essere isolato nel Centre Héliomarin di Montalivet. Al contrario, da quando ha cominciato a frequentare questo centro, 65 anni fa, il religioso ha stretto numerose amicizie. «Sono arrivato appena ieri sera e ho già ricevuto due visite», racconta sorridendo.

Fra Jacques scoprì il nudismo all’età di 19 anni. All’epoca non era ancora prete e stava studiando lettere a Parigi. Un amico gli propose di sbarazzarsi dei vestiti per qualche settimana per andare in vacanza a Montalivet, dove un certo Albert Lecocq aveva appena inaugurato il primo centro naturista d’Europa.

All’inizio, l’idea di andare in mezzo ai “culi nudi” non attirava per niente fra Jacques. Gli pareva a priori contraria ai precetti cattolici che egli seguiva sin dall’infanzia. Ma il suo amico gli fece conoscere un medico, il dottor Fougerat de Lastours, che era l’autore di una tesi sui benefici del nudismo. «Egli smontò tutti i preconcetti che nutrivo allora, spiegandomi anche che molti cristiani praticavano il nudismo», racconta oggi il religioso. Insomma, si convinse e arrivò per la prima volta a Montalivet nell’estate 1951.

Frère Jacques: un sacerdote naturista

All’epoca il campeggio aveva appena un anno di esistenza. Era stato allestito su un terreno che durante la Liberazione, nel 1945, era stato devastato da un incendio. Fra Jacques ricorda un panorama pieno di desolazione: «Il terreno era nero, gli alberi carbonizzati e si doveva camminare su un sentiero di sabbia mista a cenere per arrivare alla spiaggia». Un vero percorso di guerra. Però la meta valeva la pena della fatica.

«Era un cammino lungo e scomodo. Ma quando si arrivava in cima alle dune, si otteneva la ricompensa. La spiaggia ampia, sconfinata, con un centinaio di persone nude che si fondevano col colore della sabbia. Era uno spettacolo inimmaginabile di purezza e di bellezza», si meraviglia ancor oggi fra Jacques.

Il religioso trova nel nudismo uno stile di vita che corrisponde ai suoi valori e alla sua fede. «Il nostro comportamento è basato sul rispetto del prossimo e della natura. Non ci sono sguardi lussuriosi. Se mi capita di incontrare una bella donna, mi dico “Deo gratias” e passo oltre, né più né meno», spiega fra Jacques.

Il prete vede inoltre nel nudismo un buon modo di prendere le distanze dal consumismo e dalle differenze sociali. «Qui c’è un vero crogiolo della società. Le barriere sociali cadono insieme ai nostri vestiti. Sulla spiaggia si può incrociare tanto un ammiraglio quanto un calzolaio, uguali nella semplicità della nudità», osserva fra Jacques.

Così, il religioso non trova alcuna contraddizione tra il nudismo e la fede cristiana, ma piuttosto una simbiosi. Fra Jacques ne è profondamente convinto: «Dire che stare nudi è peccato, è un errore grossolano: la nudità è di per sé innocente; è il comportamento che teniamo – non importa se nudi o vestiti – che può essere sbagliato».

Quando fra Jacques venne ordinato sacerdote, all’età di 32 anni, i presidenti delle federazioni naturiste nazionali e internazionali erano presenti alla cerimonia. A 84 anni, fra Jacques è oggi una persona conosciuta e apprezzata da tantissimi frequentatori del Centre Héliomarin di Montalivet. Del resto, egli non si nasconde, anzi. Tutte le sere indossa i suoi abiti liturgici per celebrare la messa presso il suo bungalow.

Libera traduzione di Un curé chez les culs nus.

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Sogno nudista

Nudità nei luoghi pubblici

Dopo una bella dormita, una doccia rinfrescante e una salutare colazione, ero pronto per andare in ufficio. Presi la borsa con il mio laptop, baciai mia moglie, mi misi le scarpe e uscii di casa. La temperatura era intorno ai venti gradi, il cielo leggermente nuvoloso. Mentre chiudevo la porta d’ingresso, feci un cenno di saluto alla mia vicina di casa, che stava aprendo la portiera della macchina ai suoi bambini. Lei ricambiò cordialmente il saluto. Mi avviai verso la fermata dell’autobus, distante appena cinque minuti, mentre la macchina della mia vicina mi passava accanto. C’erano due uomini che camminavano sul marciapiede, diretti alla fermata dell’autobus. Uno di loro era nudo, come me; l’altro indossava un paio di pantaloni beige e una maglietta bianca. Da quando il governo aveva approvato il decreto sulla nudità, stare nudi in tutti i luoghi pubblici era diventato legale e piano piano sempre più persone si giovavano di questa libertà.

Alla fermata dell’autobus incontrai la mia amica Chiara, che non indossava altro che un paio di scarpe e una collana. Mi salutò, lieta di fare il viaggio verso l’ufficio insieme a me. Chiara era una nudista convinta già prima del decreto sulla nudità e, adesso che era stato emanato, era felice di non dover più indossare vestiti per le normali attività quotidiane. Chiacchierammo in attesa dell’autobus. Quella mattina non c’erano molte persone e la maggior parte era vestita. Oltre a Chiara e a me, c’erano altri due uomini e una donna nudi. Uno degli uomini portava uno zainetto, l’altro una valigetta. La donna aveva solo una borsetta sulla spalla, un paio di scarpe rosse a tacco medio e un piccolo piercing all’ombelico, che notai quando la luce si riflesse sull’oro.

Nudità pubblica Man mano che l’autobus si avvicinava al centro cittadino, il traffico si faceva più intenso e i marciapiedi più affollati. Mi avvidi che c’erano sempre più persone nude. Sembrava che la primavera e le temperature miti invogliassero la gente ad assaporare il piacere della nudità. Anche certi lavoratori potevano dismettere la tradizionale divisa e stare tutti nudi, eccetto le scarpe, il berretto e l’asciugamano su cui stare seduti. Era il caso di Roberto, l’autista del nostro autobus, che aveva deciso di lavorare nudo il giorno in cui era entrato in vigore il decreto sulla nudità e il suo datore di lavoro aveva informato i propri dipendenti circa i loro diritti.

Era stato così per tutti i lavori, sia pubblici che privati. Con l’eccezione delle mansioni che richiedevano particolari protezioni, ciascun lavoratore aveva libertà di scelta se indossare i soliti vestiti oppure stare nudo, con l’abbigliamento ridotto allo stretto necessario. Ad esempio, i vigili di quartiere potevano indossare solamente il loro caschetto e la cintura con il distintivo. Secondo le statistiche diffuse di recente dal governo, nell’ultimo mese il 17% della popolazione aveva preferito la nudità ai vestiti, con un incremento di 5 punti dall’inizio della primavera. C’era da scommettere che la percentuale sarebbe salita sopra il 20 o addirittura il 30% all’arrivo dell’estate, anche se sarebbero stati necessari uno o due anni, prima che più della metà della popolazione si abituasse a stare nuda nella vita di tutti i giorni. Al tempo stesso, erano crollati gli stupri, le violenze sessuali e i crimini violenti in genere: era evidente che la normalità della nudità riduceva il grado di aggressività.

Salutai Chiara, quando l’autobus si fermò davanti al suo ufficio. Dopo tre minuti ero arrivato a destinazione anch’io. Entrando nell’edificio, fui salutato da Alberto, il guardiano di turno, che indossava la sua uniforme al completo. Alberto aveva passato i cinquant’anni e aveva un po’ di pancetta: mi aveva detto di non sentirsi pronto a mostrare al mondo la sua nudità. Gli avevo risposto che nessuno ci avrebbe fatto caso, giacché sempre più persone andavano in giro nude e nessuno era perfetto. Lui però era ancora restio. Una posizione che tutti i nudisti rispettavano. Era questo il bello del decreto sulla nudità: dava la libertà di scegliere, con rispetto di tutti. È vero: nei primi giorni in cui il decreto era entrato in vigore, c’erano stati alcuni sorrisetti, occhi spalancati e gente che distoglieva lo sguardo. Ma gradatamente la situazione si era normalizzata e le persone avevano smesso di reagire di fronte all’essere nudi o vestiti. Uno degli aspetti positivi era che adesso le persone si guardavano negli occhi e non fissavano più lo sguardo da altre parti. Quello che i nudisti facevano da moltissimo tempo, era ora diventato un comportamento comune.

Nudità in città Appena raggiunsi la mia scrivania, la sveglia del mio telefono suonò per ricordarmi l’appuntamento che avevo alle 8:30 con Michele e Federica. Erano due miei colleghi che erano diventati nudisti poco dopo l’entrata in vigore del decreto. Prima non erano nudisti, ma non appena seppero che io lo ero e mi videro arrivare nudo in ufficio, lo diventarono molto rapidamente. Andai in sala riunioni con il mio laptop sotto il braccio. Erano già lì tutti e due, bevendo un caffè e chiacchierando. Strinsi la mano a Michele, baciai Federica sulla guancia e presi anch’io una tazza di caffè. Dopo una quindicina di minuti ci raggiunse Francesca, la nostra amministratrice delegata. Non soltanto aveva abbracciato anche lei lo stile di vita nudista sin dal primo giorno, ma incoraggiava anche i dipendenti a mettersi nudi, sebbene rispettasse la scelta di ciascuno. Aveva la sensazione che la nudità creasse un ambiente di lavoro più aperto, gradevole e rilassato; e io avevo la sensazione che avesse ragione. In effetti, il livello di soddisfazione degli impiegati aveva mostrato un brusco incremento.

L’intera giornata trascorse ottimamente, in maniera molto produttiva, e si concluse con una piccola festa per la firma di un nuovo grosso cliente, che avrebbe tenuto occupato il mio reparto per almeno sei mesi. Invero una buonissima notizia. Dopo un paio di bicchieri di champagne, uscii dall’ufficio con un leggero capogiro e decisi di camminare per qualche isolato. Durante la giornata le nuvole erano sparite, lasciando spazio a un meraviglioso cielo blu e permettendo alla temperatura di salire. Era un tardo pomeriggio perfetto, uno di quelli nei quali ti chiedi perché mai certe persone si aggrappano ancora ai loro vestiti. Stare nudi dava solo una sensazione di libertà e di benessere. Quindi decisi di fare tutta la strada a piedi fino a casa. Avrei impiegato trenta minuti più del solito, ma il tempo era eccellente e mi sarei goduto la passeggiata tutto nudo attraverso il parco.

Arrivai a casa appena dopo le 19. I bambini stavano ancora giocando all’aperto e molta gente si gustava la mite temperatura primaverile in giardino. Entrai in casa e baciai la mia deliziosa mogliettina in tutta la sua magnifica nudità. Trascorremmo una piacevole serata, cenando e sorseggiando un bicchiere di chardonnay (che probabilmente era un po’ troppo per me, dopo i due bicchieri di champagne che avevo bevuto alla festa in ufficio); poi andammo nella nostra camera, per dedicarci ad attività più intime e private. Mentre stavo per addormentarmi, pensai che avevo trascorso un’altra splendida giornata in nudità e che anche le giornate successive sarebbero state altrettanto meravigliose, grazie al progressivo diffondersi dello stile di vita nudista.

Libera traduzione di A naturist dream.

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