E poi c’è Cap d’Agde…

Io credo che il nudismo in se stesso, raramente sia una cosa che si sceglie; spesso è un po’ come la vita matrimoniale: parti dalla decisione di non vivere più solo e ti ritrovi inglobato in un modo di campare totalmente e diametralmente differente a prima. In verità sono certo che lo stare, tanto o poco che sia, senza mutande al di fuori dei canonici momenti di lavaggio e a quelli… ludici, sia una sorta di destino personale. A me, ogni tanto e nel sonno, capitava di “vedermi” nudo o di essere tra ignudi. Probabilmente e appunto, una specie di catartico avvertimento o anticipazione mistica di un futuro destino che prima o poi mi avrebbe, ineluttabile e fatale, ghermito spietatamente.

E poi c'è Cap d'Agde...Inizia così il primo capitolo di un simpaticissimo libro, fresco di pubblicazione, che narra, in maniera frizzante e scanzonata, le avventure di un uomo alle prese con esperienze nudiste. Dalle paure della “prima volta”, alle considerazioni sul variegato mondo della “cultura nudista”, al resoconto di una vacanza nel discusso villaggio nudista di Cap d’Agde. Insomma, potremmo dire che si tratta di una sorta di “romanzo di formazione nudista”!

In realtà, E poi c’è Cap d’Agde… appare essere una garbata ironia che va a colpire sia i nudisti e le loro fisime, sia coloro che – senza conoscerlo – vedono il nudismo con sospetto, sia coloro che considerano il nudismo come l’ovvia anticamera del sesso.

All’inizio il libro si prende la briga di dare al lettore anche qualche pillola di storia del nudismo, come quando, ad esempio, ne tratteggia le lontane origini:

Sicuramente il primo nudista (forse anche naturista) è stato un certo Adamo. In seguito a varie vicissitudini legate presumibilmente a un furtarello in una nota azienda ortofrutticola, pare sia stato condannato, per punizione, a non poter più praticare.

Poi però si entra nel vivo del racconto autobiografico. L’autore si premura subito di allontanare da sé ogni possibile ombra di sospetto, scaricando sulla propria moglie ogni responsabilità circa la decisione di praticare il nudismo.

Il nostro approccio alla prima esperienza adamitica necessita di una premessa che attesterà la mia assoluta estraneità. Propose, decise, scelse e dispose tutto lei. Sono innocente. Lo giuro. Ogni tanto, LORO, le nostre amate compagne di vita, ci coinvolgono in qualche irrinunciabile progetto. Quella sera, mentre cenavamo, lei mi guardò con gli occhi da prova-a-dire-di-no-a-questo-cerbiatto-indifeso e propose: “E se questa estate passassimo le vacanze al mare, in un campo nudista?”

E così arriva il “battesimo nudista”. La prima esperienza in un campeggio nudista francese è – ahi lui – segnata da un tragico incidente per il nostro protagonista: la voglia di tintarella integrale e la mancanza di adeguata protezione solare lo mettono dolorosamente a dura prova “dove (di solito) non batte mai il sole” e lo costringono a cercare, con comprensibile imbarazzo, un rimedio in farmacia.

Appena di fronte al farmacista, sfruttai a piene mani il mio ottimo francese: “Bonjour docteur. Il me fait mal tout dabbas. Avez-vous une pomat ou crème ou un intrugliò qualsias, pour me lenir sto douleur pazzesc?” Il farmacista, cortese, dopo avermi ascoltato, rispose: “Parli pure ne la linguage ittallianna penso che sicuramOnte io capisce meglio”. – Che sfica che ho – pensai – l’unico farmacista in Francia che non capisce il francese, lo becco io –

Superato questo problemino iniziale, la prima esperienza nudista prosegue con gradevoli passeggiate nella macchia mediterranea…

Devo ammettere che dalla sensazione di novità nel passeggiare totalmente nudo all’aria aperta, passai alla consapevolezza di quanto fosse incantevole immergersi nella natura completamente libero da ogni stoffa.

… e con sedute di massaggio tantrico, condite da qualche intoppo.

Qui iniziarono le difficoltà: eravamo sì in numero pari ma le persone di sesso maschile erano molto più numerose di quello femminile. “Fa nulla” rispose tranquilla l’insegnante di sesso femminile “per praticare il Tantra non ha importanza che la coppia sia eterogenea”. – E grazie al coso! – Pensai tra me e me, – tu fai parte della categoria meno numerosa. Per la legge della domanda e dell’offerta tu, domandando, hai facilità di scelta; io, offrendo, rischio di trovarmi in coppia con un geometra francese coi baffi.

La prima esperienza nudista si conclude con un bilancio in definitiva positivo, e il nostro protagonista torna a casa con il desiderio di continuare a praticare il nudismo. Perciò, si documenta, cerca su internet, va alla scoperta del mondo nudista. E scopre anche che in Italia, purtroppo, è più difficile rispetto ad altri Paesi stare tranquillamente nudi all’aria aperta.

Basta accendere la televisione o aprire una rivista e si vede più carne che dal macellaio. Anche per vendere una automobile, o un frullatore o anche un misero cacciavite pare ci debbano essere almeno almeno, un paio di natiche annesse. Ma stare nudi a spiaggia, no. È reato. Un gravissimo reato. E giustamente bisogna combattere un nudista che, sicuramente sarete d’accordo, è ben più pericoloso dello spacciatore davanti alle scuole o di chi scippa, scaraventandola a terra, una vecchietta per prenderle i quattrocento euro della pensione minima. E anche un povero dirigente pubblico che campa con soli settecentomila euro annui di stipendio e arrotonda con qualche bustarella, diciamocelo, è certamente più sopportabile di quelli che, in silenzio e immobili su qualche spiaggia isolata, osano abbrustolirsi le chiappe.

Non voglio svelare i dettagli della vacanza a Cap d’Agde raccontata nel libro, per cui non aggiungo altro. Soltanto l’invito – se ancora non vi è venuta voglia di farlo – a leggere il libro! È una lettura gradevole, divertente, piena di umorismo, che vi strapperà parecchi sorrisi e vi regalerà momenti di autentica ilarità.

E poi c’è Cap d’Agde… è disponibile sia in formato cartaceo che in formato ebook.

Questa voce è stata pubblicata in Notizie nudiste, Nudismo in Italia e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

6 risposte a E poi c’è Cap d’Agde…

  1. Vittorio Volpi ha detto:

    Grazie per il suggerimento. Da leggere a puntate nella pausa lettura delle nostre escursioni.

    • angelo e simonetta ha detto:

      Oh si, trovo giusto leggere prima e durante le escursioni…
      “….Ammettiamolo: anche gli arbusti spinosi che sporgono sui sentieri non provocano, alla fin fine, quel gran fastidio.
      Ribadisco: alcun problema!
      Ovviamente se si ragiona su rami e ramoscelli pungenti o urticanti che non superano in altezza la misura standardizzata e universalmente nota ad ogni trekking/nudista che si rispetti: ….(continua)

    • Calogero Mira ha detto:

      Buone escursioni con… i libri.

  2. angelo e simonetta ha detto:

    Sono onorato per la splendida presentazione.
    Angelo (o siman il che, è lo stesso)

  3. federico ha detto:

    Da neo-nudista, so già per certo che non ho bisogno di andarci. Non vedo il motivo per andarci. Per me la nudità è un bisogno personale, privato da vivere da solo o con pochi intimi, preferibilmente in spazi naturali e non artificiali come potrebbe essere una città. Non sentirei nemmeno il desiderio di spogliarmi in un posto come quello. Deve essere un posto non caotico, tranquillo (es. in casa in un momento di tranquillità) e se possibile meglio nella natura. Solo così sento l’esigenza spontanea di liberarmi. Altrimenti per me non ha senso farlo e non ne sento il bisogno. Poi magari sono io che sono strano. E poi non mi piacciono queste contrapposizioni nudista, tessile, naturista ecc… sono stronzate, mica è uno sport con le squadre che si affrontano o un modo di essere diversi dagli altri.

  4. federico ha detto:

    La nudità deve essere vissuta in un momento di benessere, relax e tranquillità. Se sei impegnato in altre cose, preoccupato, oppure sommerso dalla confusione e dal chiacchiericcio ecc…non ha senso per me farlo perchè non mi godrei quei momenti di libertà. Ovviamente in casa è il posto migliore, niente confusione, tranquillità ecc.. quindi è facile passare tutto il tempo nudi. Ma a me non piace spogliarmi tanto per farlo, in maniera artificiale, quando sento la necessità lo faccio, deve essere spontaneo, non fatto tanto per farlo. Anche la parola nudismo ha poco senso. E’ solo un momento di benessere e relax personale non ha senso affibbiargli un termine ambiguo che si presta ad equivoci.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...