Sogno nudista

Nudità nei luoghi pubblici

Dopo una bella dormita, una doccia rinfrescante e una salutare colazione, ero pronto per andare in ufficio. Presi la borsa con il mio laptop, baciai mia moglie, mi misi le scarpe e uscii di casa. La temperatura era intorno ai venti gradi, il cielo leggermente nuvoloso. Mentre chiudevo la porta d’ingresso, feci un cenno di saluto alla mia vicina di casa, che stava aprendo la portiera della macchina ai suoi bambini. Lei ricambiò cordialmente il saluto. Mi avviai verso la fermata dell’autobus, distante appena cinque minuti, mentre la macchina della mia vicina mi passava accanto. C’erano due uomini che camminavano sul marciapiede, diretti alla fermata dell’autobus. Uno di loro era nudo, come me; l’altro indossava un paio di pantaloni beige e una maglietta bianca. Da quando il governo aveva approvato il decreto sulla nudità, stare nudi in tutti i luoghi pubblici era diventato legale e piano piano sempre più persone si giovavano di questa libertà.

Alla fermata dell’autobus incontrai la mia amica Chiara, che non indossava altro che un paio di scarpe e una collana. Mi salutò, lieta di fare il viaggio verso l’ufficio insieme a me. Chiara era una nudista convinta già prima del decreto sulla nudità e, adesso che era stato emanato, era felice di non dover più indossare vestiti per le normali attività quotidiane. Chiacchierammo in attesa dell’autobus. Quella mattina non c’erano molte persone e la maggior parte era vestita. Oltre a Chiara e a me, c’erano altri due uomini e una donna nudi. Uno degli uomini portava uno zainetto, l’altro una valigetta. La donna aveva solo una borsetta sulla spalla, un paio di scarpe rosse a tacco medio e un piccolo piercing all’ombelico, che notai quando la luce si riflesse sull’oro.

Nudità pubblica Man mano che l’autobus si avvicinava al centro cittadino, il traffico si faceva più intenso e i marciapiedi più affollati. Mi avvidi che c’erano sempre più persone nude. Sembrava che la primavera e le temperature miti invogliassero la gente ad assaporare il piacere della nudità. Anche certi lavoratori potevano dismettere la tradizionale divisa e stare tutti nudi, eccetto le scarpe, il berretto e l’asciugamano su cui stare seduti. Era il caso di Roberto, l’autista del nostro autobus, che aveva deciso di lavorare nudo il giorno in cui era entrato in vigore il decreto sulla nudità e il suo datore di lavoro aveva informato i propri dipendenti circa i loro diritti.

Era stato così per tutti i lavori, sia pubblici che privati. Con l’eccezione delle mansioni che richiedevano particolari protezioni, ciascun lavoratore aveva libertà di scelta se indossare i soliti vestiti oppure stare nudo, con l’abbigliamento ridotto allo stretto necessario. Ad esempio, i vigili di quartiere potevano indossare solamente il loro caschetto e la cintura con il distintivo. Secondo le statistiche diffuse di recente dal governo, nell’ultimo mese il 17% della popolazione aveva preferito la nudità ai vestiti, con un incremento di 5 punti dall’inizio della primavera. C’era da scommettere che la percentuale sarebbe salita sopra il 20 o addirittura il 30% all’arrivo dell’estate, anche se sarebbero stati necessari uno o due anni, prima che più della metà della popolazione si abituasse a stare nuda nella vita di tutti i giorni. Al tempo stesso, erano crollati gli stupri, le violenze sessuali e i crimini violenti in genere: era evidente che la normalità della nudità riduceva il grado di aggressività.

Salutai Chiara, quando l’autobus si fermò davanti al suo ufficio. Dopo tre minuti ero arrivato a destinazione anch’io. Entrando nell’edificio, fui salutato da Alberto, il guardiano di turno, che indossava la sua uniforme al completo. Alberto aveva passato i cinquant’anni e aveva un po’ di pancetta: mi aveva detto di non sentirsi pronto a mostrare al mondo la sua nudità. Gli avevo risposto che nessuno ci avrebbe fatto caso, giacché sempre più persone andavano in giro nude e nessuno era perfetto. Lui però era ancora restio. Una posizione che tutti i nudisti rispettavano. Era questo il bello del decreto sulla nudità: dava la libertà di scegliere, con rispetto di tutti. È vero: nei primi giorni in cui il decreto era entrato in vigore, c’erano stati alcuni sorrisetti, occhi spalancati e gente che distoglieva lo sguardo. Ma gradatamente la situazione si era normalizzata e le persone avevano smesso di reagire di fronte all’essere nudi o vestiti. Uno degli aspetti positivi era che adesso le persone si guardavano negli occhi e non fissavano più lo sguardo da altre parti. Quello che i nudisti facevano da moltissimo tempo, era ora diventato un comportamento comune.

Nudità in città Appena raggiunsi la mia scrivania, la sveglia del mio telefono suonò per ricordarmi l’appuntamento che avevo alle 8:30 con Michele e Federica. Erano due miei colleghi che erano diventati nudisti poco dopo l’entrata in vigore del decreto. Prima non erano nudisti, ma non appena seppero che io lo ero e mi videro arrivare nudo in ufficio, lo diventarono molto rapidamente. Andai in sala riunioni con il mio laptop sotto il braccio. Erano già lì tutti e due, bevendo un caffè e chiacchierando. Strinsi la mano a Michele, baciai Federica sulla guancia e presi anch’io una tazza di caffè. Dopo una quindicina di minuti ci raggiunse Francesca, la nostra amministratrice delegata. Non soltanto aveva abbracciato anche lei lo stile di vita nudista sin dal primo giorno, ma incoraggiava anche i dipendenti a mettersi nudi, sebbene rispettasse la scelta di ciascuno. Aveva la sensazione che la nudità creasse un ambiente di lavoro più aperto, gradevole e rilassato; e io avevo la sensazione che avesse ragione. In effetti, il livello di soddisfazione degli impiegati aveva mostrato un brusco incremento.

L’intera giornata trascorse ottimamente, in maniera molto produttiva, e si concluse con una piccola festa per la firma di un nuovo grosso cliente, che avrebbe tenuto occupato il mio reparto per almeno sei mesi. Invero una buonissima notizia. Dopo un paio di bicchieri di champagne, uscii dall’ufficio con un leggero capogiro e decisi di camminare per qualche isolato. Durante la giornata le nuvole erano sparite, lasciando spazio a un meraviglioso cielo blu e permettendo alla temperatura di salire. Era un tardo pomeriggio perfetto, uno di quelli nei quali ti chiedi perché mai certe persone si aggrappano ancora ai loro vestiti. Stare nudi dava solo una sensazione di libertà e di benessere. Quindi decisi di fare tutta la strada a piedi fino a casa. Avrei impiegato trenta minuti più del solito, ma il tempo era eccellente e mi sarei goduto la passeggiata tutto nudo attraverso il parco.

Arrivai a casa appena dopo le 19. I bambini stavano ancora giocando all’aperto e molta gente si gustava la mite temperatura primaverile in giardino. Entrai in casa e baciai la mia deliziosa mogliettina in tutta la sua magnifica nudità. Trascorremmo una piacevole serata, cenando e sorseggiando un bicchiere di chardonnay (che probabilmente era un po’ troppo per me, dopo i due bicchieri di champagne che avevo bevuto alla festa in ufficio); poi andammo nella nostra camera, per dedicarci ad attività più intime e private. Mentre stavo per addormentarmi, pensai che avevo trascorso un’altra splendida giornata in nudità e che anche le giornate successive sarebbero state altrettanto meravigliose, grazie al progressivo diffondersi dello stile di vita nudista.

Libera traduzione di A naturist dream.

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5 risposte a Sogno nudista

  1. angelo bernardi ha detto:

    Bellissimo articolo, io sarei pronto per un simile stile di vita…..ma la società attuale credo proprio di no, tantomeno i nostri pessimi politici di vedute lunghe solo quando gli torna comodo, sognare comunque non costa nulla……

    • esserenudo ha detto:

      È vero, sognare non costa nulla!… 🙂 E i bei sogni danno la speranza che il mondo cambi in meglio e che si risconosca finalmente il diritto alla nudità. Del resto, gli ultimi decenni ci hanno abituato a repentini cambiamenti e aperture mentali che parevano impensabili fino a poco tempo fa…

    • libero13 ha detto:

      É bello sognare , almeno quello si può ancora , mentre i politici non hanno più questa capacità se non quella di rovinare ogni sogno … Ma sogneremo e vivremo sempre liberi lo stesso !

  2. Renzo ha detto:

    Magari si riuscisse a vivere così, ma pare che l’umanità faccia di tutto per allontanarsi e distruggere l’armonia naturale dell’essere parteci del ciclo armonioso della natura stessa alla quale apparteniamo. Se trovo una località cosi io mi trasferisco subito con tutta family.,
    Ma in Italia quando una legge che non solo renda narturale ll nudità ma che anche la difenda ?
    Forse questo è un sogno ancor + grande o forse un incubo ??
    Un ciao a tutti.

  3. Pingback: Un paradiso per la nudità | Essere Nudo

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