Stephen Gough: una condanna abnorme

Stephen Gough

Stephen Gough

Lo scorso 6 gennaio, in Inghilterra, Stephen Gough è stato condannato a 16 mesi di prigione per aver violato il divieto di andare in giro nudo in pubblico prescrittogli da un ordine formale del tribunale. Stephen Gough è un attivista inglese che rifiuta di indossare vestiti: fra il 2003 e il 2006 ha percorso per due volte a piedi l’Inghilterra in tutta la sua lunghezza. Nudo, a parte le scarpe, i calzini, lo zaino e, talvolta, il cappello. Arrestato più volte per la sua nudità, ha sinora complessivamente trascorso circa 6 anni in carcere. Ora l’ultima, più pesante condanna ad 1 anno e 4 mesi.

Al giorno d’oggi la gente è continuamente esposta alla nudità di carattere più o meno esplicitamente erotico. Basta accendere una televisione e vedere quanti secondi passano prima che una bellissima donna seminuda e ammiccante vi proponga l’acquisto di uno yogurt o di un’automobile. Perché tutta questa nudità allusiva e sessualizzante viene accettata, mentre un uomo normale che se ne va in giro nudo per i fatti suoi dev’essere perseguito? Perché lo Stato britannico è pronto a spendere così tanti soldi per nascondere il corpo di quest’uomo di mezz’età?

I giudici che hanno condannato Gough, probabilmente, erano preoccupati che la sua presenza potesse far sentire le persone disturbate o minacciate. Ma non c’è nulla di inquietante nella nudità in sé, ma solo nel significato che le persone tendono ad attribuirle. Tuttavia, presupporre che la nudità sia di per sé funzionale al compimento di atti riprovevoli è chiaramente sbagliato e non è altro che il frutto di una tradizione moralistica che uno Stato laico e moderno non può più permettersi di difendere. A meno che non voglia cadere nel grottesco, come sta facendo l’Inghilterra, arrivando al punto di punire un uomo innocuo, colpevole solo di mostrarsi nudo (e senza assumere atteggiamenti equivoci!), in maniera assai più severa di stupratori, pedofili e altri criminali!

«All’inizio», ha scritto Daisy Buchanan, giornalista del Guardian, commentando la notizia della condanna di Gough, «ho pensato che le leggi che ci “proteggono” dalla nudità del corpo di Gough hanno uno scopo più ampio. Dopo tutto, se a lui fosse concesso di andare in giro nudo, potremmo cominciare a farlo tutti, e nessuno forse vuole questo. Ma più ci penso, più mi convinco che l’adozione diffusa del naturismo potrebbe risolvere il nostro problema con la nudità. Se smettessimo di considerare i nostri corpi come una fonte di vergogna, potremmo diventare essere umani più sani e più felici. La nudità pubblica potrebbe dimostrarsi rivoluzionaria». Ad esempio, infatti – prosegue la giornalista – le giovani donne, abituandosi a vedere pance e fondoschiena reali, sarebbero meno inclini a intraprendere diete impossibili o a farsi iniettare silicone nel seno, nel folle tentativo di emulare modelli di bellezza immaginaria.

La vicenda di Stephen Gough verrà probabilmente portata davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Nel frattempo è nato un gruppo Facebook, Free the Naked Rambler Stephen Gough, che attualmente raccoglie quasi 3.000 sostenitori.

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3 risposte a Stephen Gough: una condanna abnorme

  1. All-Nudist.com ha detto:

    Aside from the fact that Gough is continually jailed for contempt of court, NOT public nudity, and considering that he is avowedly NOT an naturist/nudist and has no interest in those ideals but admittedly uses nudity merely to provoke legal reaction to his ideas of ‘freedom’, why do we care?

    Too many nudists/naturists seize upon anyone who runs naked and attracts attention as some sort of Messiah, no matter what a nutcase he appears to the mainstream of society. This man, whether he has a valid point or not, only debases the ideals of naturism as a respectful pastime/lifestyle by portraying us as just as inconsiderate of social norms as he.

    Nudists understand social norms and hope to change them, not to offend them just to attract attention, as is Gough’s only goal.

    Nudists/naturists understand that our viewpoint is NOT of the norm; we only ask that we may be allowed to pursue our lifestyle without legal repercussions while doing so without offending others, That does not include offending our neighbors needlessly, as Gough deliberately does.

    There’s a difference between the agendas of forcing public nudity on reluctant others (as Gough does) and the promotion of social nudism, Please understand the difference between the two before presenting viewpoints such as Gough as ‘nudist/naturist’. He is neither, and it is a lie to present his personal agenda as such. It hurts the cause of social nudism, and is very, very wrong.

    Gough is a man with a personal agenda unrelated to nudism in any way. Have you read his words? Being naked in pubic is just his way of advancing his personal opinions of ‘freedom’. Please understand this. His ‘cause’ has nothing to do with us; he merely adds fuel to the idea that we’re as crazy as he appears to the general public.

    This man, sincere as he may be about HIS cause, is no friend of ours and certainly not a poster-child as an advocate for rights for mainstream social nudism. Every time we reference him as such, we lose credibility in the ‘real’ world which sees him as simply another nutcase, and us along with him. This does us no good in the public eye.

    We implore you to look deeper and reconsider who our ‘hero’s’ should be. This man is not one of us, and has caused only harm to our cause. It’s not only ok to change one’s position based on new information; it’s admirable and lends to credibility. It takes strength to admit that one has been wrong.

    • esserenudo ha detto:

      My post does not intend to defend Stephen Gough and his ideas, much less I consider him a “hero” or a paladin of nudism/naturism (I wrote: he is an “English activist”, not an “English nudist” or “naturist”). I agree with you in saying that defiance or open provocation against the society are more harmful than useful to the cause of nudism.

      With this post I just took inspiration from the story of Gough, in order to reflect on the issue of the acceptance of public nudity by the English juridical system. Regardless of how we want to judge Gough, it’s evident that there is a hypocritical background in the society, which on the one hand doesn’t tolerate being “offended” by the nudity of a man who strips to show his concept of freedom, and on the other hand accepts without problems the presence of nudity on the mass media, when it serves to promote commercial interests. And unfortunately the predominant image of nudity is artificial, false and capable of arousing feelings of inadequacy and unrealizable desires of emulation.

      It’s interesting to note that the story of Gough has stimulated non-naturist people and journalists (as Daisy Buchanan, but there are others) to formulate intelligent comments on the role of social promotion that could be played by the acceptance of public nudity.

      And one last observation: paradoxically, if public nudity were normal and wouldn’t raise such a stir, it would perhaps cease being used as a weapon to attract attention! And the judges could fix their mind on the real reasons for the condemnation of Gough, if there are any.

      Il mio post non intende difendere Stephen Gough e le sue idee, né tanto meno lo considera un “eroe” o un paladino del nudismo/naturismo. Sono anzi d’accordo nel dire che atteggiamenti di sfida o di aperta provocazione nei confronti della società risultano più dannosi che utili alla causa del nudismo.

      Con questo post ho semplicemente colto lo spunto offerto dalla vicenda di Gough, per riflettere sul problema dell’accettazione della nudità pubblica da parte dell’ordinamento giuridico inglese. A prescindere da come si voglia giudicare Gough, è chiaro che vi è un’ipocrisia di fondo nella società, che da un lato non tollera di essere “offesa” dalla nudità di un uomo che si spoglia per dimostrare il suo concetto di libertà, e dall’altro accetta senza problemi la presenza della nudità sui mezzi di comunicazione di massa, quando essa risulta funzionale ad interessi commerciali. E purtroppo l’immagine predominante della nudità è un’immagine artificiale, falsa e capace di suscitare sentimenti di inadeguatezza e desideri irrealizzabili di emulazione.

      È interessante notare che la vicenda di Gough ha stimolato persone e giornalisti non naturisti (come Daisy Buchanan, ma ve ne sono altri) a formulare intelligenti considerazioni sul ruolo di promozione sociale che potrebbe svolgere l’accettazione della nudità pubblica.

      E un’ultima osservazione: paradossalmente, se la nudità pubblica fosse una cosa normale e non suscitasse tanto scalpore, forse cesserebbe di essere utilizzata come arma per attirare l’attenzione! E i giudici si potrebbero concentrare sui veri motivi di condanna di Gough, se ve ne sono.

  2. I’m sorry for giving the wrong impression. It was not my intention to criticize your article, and I do understand your viewpoint. My comment was directed towards those who elevate Mr. Gough to godhood, mistakenly believing he represents some aspect of naturism. I could even admire his tenacity, if I didn’t think that he’s merely a self-deluded fraud. But as a nudist, that’s no concern to me and none of my business.

    Interestingly, regarding your last observation, were public nudity to be legalized today, Mr. Gough would likely still return to jail after his next hearing. Courts have rules of order beyond ordinary society, and his refusal to dress for court would once again cause him to be charged with contempt of court. It is contempt for the rule of law that Gough is promoting, not the wearing of clothes.

    This has been a ridiculous waste of effort, and nothing has been accomplished by any of the parties involved other than providing some entertainment for the tabloids to peddle to their readers. The cost? Taxpayer money, wasted court time, a life squandered in prison, and children without a father.

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