Ancora nudo?

Nudo in casa

Un paio di settimane fa, trascorsi una giornata lavorando da casa. Quel giorno, appena suonò la sveglia, mi svegliai e andai in cucina a preparare la colazione, come faccio di solito. Giacché dormo nudo, preparo e consumo la colazione nudo, sempre. Poi, dopo che i miei figli furono usciti per andare a scuola e mentre mia moglie si preparava a uscire pure lei per andare al lavoro, andai a fare un po’ di jogging nel bosco, togliendomi ben presto di dosso il pareo per godermi una bella corsa tutto nudo. Cinquanta minuti più tardi ero di ritorno, solo in casa per la mia meditazione mattutina. Avete indovinato: ancora nudo.

Dopo una bella doccia e provvisto di una buona tazza di tè verde, ero pronto per una lunga giornata di lavoro, con una pila di carte da smaltire e una tonnellata di chiamate da fare. La mattinata scivolò via come una brezza. Mi preparai un frugale spuntino thailandese, che mi gustai sulla terrazza, per poi tornare al lavoro fino al ritorno da scuola dei miei figli. Controllai i loro compiti e quindi li lasciai ai loro giochi, riprendendo il mio lavoro. Era dal giorno prima che non indossavo alcun indumento, eccetto il mio leggero pareo all’inizio della mia corsa mattutina. Avevo quasi terminato il mio lavoro, quando mia moglie fece ritorno a casa. Entrò nel mio studio, mi salutò con un bacio e guardandomi mi chiese: “Ancora nudo?”.

Non che lei non sia abituata a vedermi nudo, visto che indosso a mala pena dei vestiti e mi spoglio completamente appena posso!

La guardai e risposi: “Sì. Perché?”

Si strinse nelle spalle e uscì dallo studio dicendo: “Sembra una cosa un po’ strana. Ma se tu sei contento, lo sono anch’io!”

Lavorai ancora una mezz’ora, mentre lei si prendeva cura dei bambini e controllava per la seconda volta i loro compiti a casa. Poi andai in cucina per preparare la cena (come potete immaginare, mi piace cucinare), mentre i bambini preparavano la tavola. Consumammo una bella cenetta in famiglia, condividendo i principali eventi delle nostre rispettive giornate. Io ero nudo, il resto della famiglia era vestito, e tutti eravamo felici per quei momenti passati insieme.

Il resto della serata ciascuno lo trascorse dedicandolo alle proprie occupazioni: i bambini giocando nella loro stanza, io scrivendo questo post, mia moglie facendo preparativi per l’indomani.

La sensazione di stare nudo per un giorno intero, svolgendo le consuete attività quotidiane, è semplicemente… normale! Si vive una vita normale in uno stato di nudità normale, senza neppure pensarci. L’unica volta in cui ci ho pensato, è stato quando mia moglie mi ha detto: “Ancora nudo?”. Allora mi sono reso conto che non mi ero vestito per tutto il giorno: altrimenti, se non me l’avesse chiesto, non ci avrei pensato affatto, poiché la nudità è una condizione assolutamente normale e inconscia.

Non ci penso neppure quando il resto della famiglia è vestito e io sono nudo. Tutti accettano e rispettano la mia nudità. E la condividono quando il sole e la temperatura lo permettono: allora cessiamo di essere una famiglia mista e diventiamo una famiglia nudista. Ma questa è un’altra storia.

Traduzione di Still naked? A personal story of a #ProudNudist.

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Il corpo perfetto

La nozione di “corpo perfetto” è un mito imposto alla società attraverso l’uso di immagini che vorrebbero rappresentare la bellezza ideale. Nessuno – neppure le modelle la cui immagine viene utilizzata per vendere ogni cosa, dal cibo ai pacchetti vacanze, dai vestiti alle automobili – possiede un corpo come quelli che vediamo nella pubblicità. Grazie alla magia dei computer, infatti, le immagini dei corpi vengono trasformate: i seni vengono aggiustati, i fianchi snelliti, le gambe allungate, gli incarnati resi impeccabili. Un giorno la celebre modella Cindy Crowford ebbe a dire: “Vorrei apparire come Cindy Crowford!”. Per rendersi conto di come si possa trasformare l’immagine di un corpo, basta dare un’occhiata al video qui sopra.

Sulla pagina Body Image della Brown University si legge che “l’esposizione a immagini idealizzate piuttosto che a corpi normali” è uno degli otto grandi fattori che determinano la percezione del proprio corpo. La continua presentazione di queste immagini irrealistiche crea uno standard di perfezione mitica e induce le persone a tentare di raggiungere questo standard, se vogliono essere considerate attraenti. Perciò sia uomini che donne finiscono per nutrire aspettative che andranno irrimediabilmente deluse. Di fronte al fallimento, molte persone rischiano di sviluppare un’immagine negativa del proprio corpo, e ciò rappresenta una delle cause principali dello sviluppo di comportamenti alimentari sbagliati e della mancanza di autostima.

È noto che uno degli ostacoli principali che trattengono le persone dal provare l’esperienza della nudità sociale – dalla quale magari si sentono attratte – è costituito proprio dalla scarsa considerazione della propria immagine e dalla mancanza di fiducia in se stessi circa l’aspetto del proprio corpo. Molti pensano: “Non ho un bel corpo, non voglio che gli altri mi vedano nudo/a”.

Nudo vestito

C’è un interessante sito, intitolato Naked People, dove i visitatori possono vedere persone e corpi reali. In verità, l’intento del sito non è quello di promuovere una migliore immagine del corpo, bensì piuttosto quello di mostrare come i nostri vestiti siano una specie di seconda pelle, che possiamo usare per svelare o nascondere certi caratteri del nostro essere ovvero per esprimere la nostra professione, il nostro stato sociale o il nostro stato d’animo. Se visitate il sito, troverete le fotografie di 33 uomini e donne reali, di età compresa fra 18 e 59 anni. Ogni persona appare completamente vestita, ma se ci passate sopra con il cursore del mouse, gli abiti spariscono, lasciando la persona nuda. Non troverete alcuna foto ritoccata su questo sito, solo persone vere. È sorprendente notare che, nella maggior parte dei casi, la persona nuda non appare in definitiva così diversa da quando è vestita!

Uno dei punti cardine del nudismo è l’accettazione del proprio corpo. Frequentando altre persone nude, ci si rende presto conto che esistono corpi di tutte le forme, dimensioni, età, e che il nostro corpo è semplicemente come tanti altri. E si comprende che la bellezza non è quella artificiale, scolpita dalle foto ritoccate, ma è quella vera e genuina dei corpi reali, con tutte le loro imperfezioni. Da ciò scaturisce uno dei tanti effetti benefici della pratica nudista: l’accettazione di sé e degli altri. Vi pare forse una cosa da poco?!

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Il rispetto dev’essere reciproco

Nudi e vestiti

Quando si è nudisti, si è profondamente consapevoli dell’enorme benessere che ci viene regalato dalla nudità. A mio modesto avviso, è questa consapevolezza che unisce tutti i nudisti del mondo. Stare nudi fa stare bene. Meglio che stare vestiti. Poiché noi nudisti consideriamo tutte le parti del nostro corpo come assolutamente naturali, non avvertiamo vergogna nell’essere visti nudi e siamo a nostro agio nel vedere altre persone nude.

Dall’altro lato, per coloro che sono stati educati ad avere pregiudizi nei confronti del loro stesso corpo, sia la nudità propria sia la nudità altrui sono una fonte di disagio. Infatti, essi tendono ad associare la nudità al sesso e alla vergogna. Il problema dell’accettazione del proprio corpo è stato affrontato molte volte anche su questo blog, e già si sa che il nudismo è una delle vie migliori per superarlo. Tuttavia, non è questo il punto di cui vogliamo parlare qui.

L’argomento di oggi parte dalla considerazione che la vista di un corpo nudo genera una reazione nella mente dei non-nudisti. Se la reazione è positiva, si chiama eccitazione. Se è negativa, si chiama disagio o allarme. È per questo che diciamo che i non-nudisti associano un corpo nudo al sesso o alla vergogna: in entrambi i casi essi ritengono che il corpo nudo deve rimanere nella sfera privata. Per i nudisti, invece, la vista di un corpo nudo in un contesto pubblico non suscita alcuna particolare reazione, né positiva né negativa. Certo, si possono sentire felici se vedono una persona amata, ma non vengono eccitati dal suo corpo nudo in quel contesto. Quanto alla reazione negativa, la vergogna per il corpo è una sensazione sconosciuta ai nudisti.

Quindi, fra il sesso e la vergogna corre una terza via: un corpo nudo è semplicemente un corpo nudo.

Vestito e nudo

Ora lasciamo per un momento la nudità e parliamo dei vestiti. I vestiti sono spesso utilizzati per affermare la propria personalità. Alcuni ci possono piacere, altri no. Se mi piacciono – per esempio – i pantaloni di pelle, non mi aspetto che la gente vada a lamentarsi con la polizia per il fatto che vedere i miei pantaloni di pelle suscita allarme o disagio. Le persone che non amano il mio modo di vestire devono semplicemente accettare i miei pantaloni di pelle, se vogliono avere un po’ di interazione sociale. Ora, sappiamo tutti che i vestiti possono trasmettere messaggi forti: scarpe con il tacco molto alto, minigonne, reggiseni push-up veicolano un messaggio sessuale, così come una camicia dischiusa su un petto muscoloso o una maglietta molto aderente.

In ogni caso, a prescindere dal fatto che i vestiti vogliano affermare qualcosa oppure no, sia che mi piaccia il modo in cui gli altri sono vestiti, sia che non mi piaccia, rispetto la scelta altrui. Credo nella diversità e nella libertà. Come nudista, rispetto la scelta altrui di vestirsi. E come nudista che di tanto in tanto deve vestirsi, mi aspetto che gli altri rispettino la mia scelta su come vestirmi. Analogamente, mi aspetto che gli altri rispettino la mia scelta di non indossare alcun vestito, senza attribuire al mio corpo nudo alcun particolare significato: è semplicemente un corpo nudo.

Il rispetto, insomma, dev’essere reciproco: nudo o vestito, io rispetto gli altri che scelgono di vestirsi o di stare nudi; nudo o vestito, ho il diritto di aspettarmi che gli altri rispettino la mia scelta. È una questione di dignità umana e di interazione sociale. È necessario comprendere che il corpo nudo non è legato necessariamente al sesso o alla vergogna: c’è una terza via, quella della nudità pura e semplice, capace di regalarci sensazioni di benessere in svariate attività della nostra vita quotidiana. Stare nudi è una scelta legittima, che va rispettata nel nome della libertà e della tolleranza.

Libera traduzione di Respect is a two way street.

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Quinta Giornata dell’Orgoglio Nudista

Trekking nudista

Meglio di così non poteva andare. L’escursione in montagna, che ha contraddistinto la Quinta Giornata dell’Orgoglio Nudista e alla quale ho avuto l’immenso piacere di partecipare, è stata un successo sotto tutti i punti di vista.

Un successo per le condizioni meteorologiche – durante tutta la giornata le temperature sono state piacevoli e le nubi di passaggio innocue – e per il fascino dell’ambiente naturale che ha fatto da cornice all’evento: una suggestiva, verdissima Valle di Stabio, laterale della Val Camonica.

Un successo per la possibilità di stare nudi. Per più di sei ore, i partecipanti all’escursione hanno potuto letteralmente dimenticarsi di ogni indumento, a parte calzini e scarpe da montagna. Ancora una volta, un’esperienza fantastica di libertà, di benessere, di contatto diretto con il mondo naturale circostante. Un’esperienza davvero capace di rigenerare il corpo e lo spirito.

Un successo per la dimostrazione che la convivenza fra nudisti e “tessili” è possibile. Durante il cammino, alcuni incontri con altri escursionisti si sono risolti con un normale scambio di saluti. Certo, un po’ di sorpresa è stata ovviamente inevitabile, così come – in un caso – una punta di imbarazzo, dovuta al fatto che l’angustia del sentiero ha reso necessario un passaggio ravvicinato. Ma nessun atteggiamento negativo. Durante la sosta per il pranzo al sacco, poi, varie altre persone sono passate a un tiro di schioppo da noi e si sono rese conto della nostra nudità, senza particolari reazioni.

Giornata dell'orgoglio nudista

Credo che un punto di forza del gruppo dei nudisti, oltre alla sua consistenza numerica, sia stato il suo essere “misto” in tutti i sensi: per sesso (9 maschi e 5 femmine), per età (dai 5 agli oltre 60 anni), per nudità (la maggior parte dei partecipanti era nuda, mentre alcuni erano più o meno abbigliati). Ho avuto l’impressione che queste caratteristiche del gruppo abbiano contribuito a rendere immediatamente comprensibile che stavamo nudi e basta, senza alcun intento provocatorio, aggressivo o esibizionistico. Ed è proprio questo il messaggio che deve risultare chiaro: i nudisti non vogliono provocare, aggredire o mettersi in mostra, ma semplicemente godere del senso di libertà e di benessere suscitato dalla nudità, in maniera del tutto tranquilla e innocua. Purtroppo, non c’è stata occasione per instaurare con le persone incontrate un dialogo che andasse al di là del breve scambio di saluti: ma non mancheranno occasioni in futuro, visto che ormai la via è tracciata!

Per altre considerazioni sulla Giornata e per l’album fotografico della stessa, rinvio al blog di Emanuele Cinelli, cui va il merito di essere il promotore dell’iniziativa e la cui tenacia nel portare avanti il progetto di apertura del nudismo nei confronti della società tessile sta portando i meritati frutti: potete leggere Quinta Giornata dell’Orgoglio Nudista.

Chiudo con un invito, rivolto a nudisti e non nudisti: aggregatevi al gruppo per le prossime uscite in programma! Vivrete una bellissima esperienza e non vedrete l’ora di ripeterla! Garantito.

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Educazione e nudità

Famiglia nudista

Il tabù contro la nudità è un ostacolo nei confronti di un corretto atteggiamento circa la questione del sesso. È buona cosa per un bambino vedere i propri genitori e altri bambini nudi ogni volta che ciò accade naturalmente. Ci sarà un breve periodo, probabilmente verso i tre anni d’età, in cui il bambino manifesterà interesse per le differenze fra suo padre e sua madre, e le metterà a confronto con le differenze fra lui stesso e sua sorella; ma questo periodo passerà presto, e poi egli non avrà più interesse per la nudità di quanto ne avrà per i vestiti. Finché i genitori saranno contrari a farsi vedere nudi dai propri figli, questi ultimi avranno inevitabilmente l’impressione che ci sia sotto un mistero, e con questa impressione diventeranno indecenti e licenziosi. C’è un’unica via per evitare l’indecenza, ed è quella di evitare il mistero.

Ci sono anche molte importanti ragioni di salute a favore della nudità in circostanze adeguate, come ad esempio all’aria aperta con tempo soleggiato. La luce del sole sulla pelle nuda ha un effetto straordinariamente salutare. Chiunque abbia visto dei bambini correre in giro all’aria aperta senza vestiti, dev’essere rimasto meravigliato dal fatto che essi hanno una postura più corretta e si muovono in maniera più libera e aggraziata di quando sono abbigliati. Lo stesso vale anche per gli adulti. Il posto adatto per la nudità è all’aria aperta alla luce del sole e nell’acqua.

Se le nostre leggi consentissero la nudità, essa cesserebbe ben presto di avere qualsiasi attrattiva sessuale: e tutti noi avremmo una postura migliore, godremmo di una salute più forte grazie al contatto dell’aria e del sole con la pelle, e i nostri criteri di bellezza sarebbero più coincidenti con i criteri di salute, giacché riguarderebbero il corpo e il suo portamento e non soltanto l’aspetto esteriore. Da questo punto di vista la pratica dei Greci era lodevole.

Bertrand Russell (1872-1970), Matrimonio e morale, 1929.

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Grande successo del Festival Naturista 2015

Festival naturista 2015

Alla vigilia dell’evento, pareva che il tempo volesse proprio rovinare tutto. Temperature in calo, forti temporali in arrivo venerdì, pioggia ininterrotta per tutta la giornata di sabato, timide schiarite solo a partire dal pomeriggio di domenica: più che il bollettino meteo sembrava il bollettino di una guerra dichiarata ai nudisti dal generale Maltempo. E invece, di tante minacce, solo un paio di acquazzoni hanno di fatto interessato le giornate del Festival Naturista 2015, tenutosi dal 21 al 24 maggio presso il Villaggio Touring Club di Marina di Camerota, sulla bella costiera del Cilento, che ha visto la partecipazione di oltre trecento nudonaturisti provenienti un po’ da tutta Italia.

La location è stata semplicemente perfetta. Splendido il villaggio, ombreggiato da grandi ulivi plurisecolari; meravigliosa la spiaggia, un’ampia distesa sabbiosa chiusa sui due lati da scogli, in parte attrezzata con ombrelloni, sdraio e piccolo bar di proprietà del Touring e accessibile direttamente dal villaggio percorrendo una bella scalinata in mezzo agli alberi. Insomma, una collocazione ideale per una vacanza da trascorrere godendo continuamente della nudità.

E alla bellezza del luogo va aggiunta l’efficienza e la puntualità dei servizi messi a disposizione dall’impeccabile gestione del Villaggio Touring Club, il cui ottimo ristorante ne è il fiore all’occhiello. Un buffet con ampia scelta di piatti eccellenti – sia a pranzo che a cena, tre primi e due secondi, nonché ricca varietà di contorni, antipasti, verdure, frutta e dolci – è stato in grado di appagare appieno anche il palato più esigente.

La mattinata di venerdì è stata caratterizzata dal trekking nudista sulle alture nei pressi del villaggio. I partecipanti – oltre una settantina, fra i quali tre bambini – si sono inerpicati sul sentiero di Sant’Iconio che, partendo nei pressi del fiume Mingardo, sale gradatamente sul colle che sovrasta Marina di Camerota. Il sole e la temperatura hanno consentito di fare tutta l’escursione in nudità, esaltando il piacere suscitato dalla vista di un panorama mozzafiato sul mare sottostante e sulla magnifica penisola di capo Palinuro.

Trekking nudista

Durante una pausa in una bella radura ombreggiata, i partecipanti al trekking nudista ascoltano la loro guida che rievoca le vicende mitologiche di Palinuro, nocchiero di Enea, caduto in mare presso il capo che da lui avrebbe preso il nome.

A coronamento della salita, un’appetitosa merenda offerta dall’amministrazione comunale, a base di gustosi prodotti tipici locali: pane, mozzarella, pecorino, caciocavallo, pizza, pomodori. E l’onore di ricevere il saluto da parte del sindaco di Camerota in persona, che ha dimostrato ancora una volta di aver compreso non soltanto il grande potenziale del naturismo in termini di presenze turistiche, ma anche l’importanza di riconoscere ai nudisti il diritto di vivere il loro stile di vita a contatto con la natura, nel nome di un’idea di tolleranza da cui oggi non si può più prescindere e che deve indurre al rispetto e all’accettazione di coloro che, pur essendo una “minoranza” della società, desiderano stare semplicemente nudi.

Domenica mattina, in spiaggia, un episodio che mi ha fatto riflettere. Una decina di “tessili” si era sistemata sulla spiaggia, sul lato opposto a quello del Villaggio Touring, a qualche centinaio di metri di distanza. Ebbene, prima c’è stato un gruppetto di noi nudisti che, passeggiando tranquillamente, è arrivato a una decina di metri da loro, suscitando solo qualche sguardo incuriosito; poi, poco dopo, sono stati alcuni di loro a camminare sulla battigia fin da noi, potendo percepire la naturalezza con la quale vivevamo la nostra nudità. Nessuno ha gridato allo scandalo, né ha manifestato ostilità, avversione o disgusto. E mi sono sorpreso a sognare: non potrebbe essere questo il futuro delle spiagge italiane? È davvero tanto utopica la pacifica convivenza di “tessili” e nudisti? È tempo che si arrivi a considerare la nudità come un fatto normale!

Ma il Festival Naturista ha ottenuto un altro risultato sul piano della promozione del nudismo presso i “tessili”. Grazie a questo evento i responsabili e gli addetti del Villaggio Touring, con i quali ho avuto modo di conversare, hanno capito chi sono veramente i nudisti, hanno superato – se ne avevano – i pregiudizi che offuscano l’immagine del nudismo, hanno apprezzato l’umanità, la semplicità, la gioia di vivere che caratterizzano coloro che seguono questo stile di vita. E mentre queste poche giornate passano fra i bei ricordi, già si accarezzano idee per nuove esperienze nel futuro, come ad esempio l’apertura del villaggio ai nudisti per un paio di settimane all’inizio e alla fine della stagione.

Osservo che questa potrebbe essere la via che molti altri operatori turistici potrebbero percorrere per avvicinarsi al mondo del nudismo. Se lanciarsi in questo settore per un’intera stagione può apparire rischioso, perché non provare a farlo per qualche settimana? Ovviamente non si può pensare di improvvisare, né sperare di fare il tutto esaurito dall’oggi al domani! Ma disponendo di una struttura adeguata e promuovendo per tempo l’iniziativa con l’opportuna pubblicità, i frutti non potranno mancare.

Concludo con i doverosi – ma per questo non meno sentiti – ringraziamenti a tutti coloro che si sono prodigati per l’organizzazione del Festival e che hanno reso possibile questo evento: dall’Unione Naturisti Campania alla rivista Vita Naturista Magazine, dai responsabili del Touring Club Italiano all’amministrazione comunale di Camerota. A tutti un grande grazie e un a presto rivederci!

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Amore mio, devo dirti che sono nudista

Coppia nudista al mare

Care lettrici del blog, quale sarebbe la vostra reazione, se all’improvviso il vostro compagno vi annunciasse che adora il nudismo e che è suo grande desiderio che lo proviate anche voi?

Se del nudismo avete un’idea preconcetta, nata dal “sentito dire” piuttosto che dall’esperienza diretta e plasmata dall’infondatezza dei pregiudizi piuttosto che dalla pacatezza della ragione, potreste essere comprensibilmente allarmate e non sapere cosa pensare. Di fronte a questa novità, cosa potreste fare? Innanzi tutto, mi auguro che non vorrete lasciare il vostro compagno, o pensare di lui cose strane, o credere che stia vivendo la crisi della mezza età! Guardate il lato positivo della cosa: per lo meno il vostro compagno vi sta proponendo un’attività che non comporta grosse spese!

Lasciando da parte gli scherzi, forse siete preoccupate che il vostro compagno possa coltivare un secondo fine: magari – pensate – gli è venuta voglia di trasgredire, è attratto dallo scambismo, desidera altre donne o potrebbe addirittura avere una qualche tendenza gay!… Tranquillizzatevi. Di solito queste paure sono del tutto infondate. Per il semplice motivo che l’ambiente nudista non è un ambiente sessuale. Anzi, è vero proprio il contrario: è dimostrato che l’abitudine alla normalità della nudità ha un potente effetto desessualizzante della nudità stessa.

Gli stereotipi che vedono il nudista come un malato di sesso sono semplicemente sbagliati. E sebbene i mass media parlino talvolta di nudismo in termini erotici e piccanti, lo fanno al solo scopo di attirare l’attenzione e di “fare notizia”, vedendo la malizia anche laddove c’è l’innocenza e misconoscendo la vera natura del nudismo. In verità, la pratica nudista è un’attività assolutamente tranquilla e salutare, apprezzata da parecchia gente “normale”, che non ha il benché minimo intento trasgressivo o perverso, ma ha soltanto scoperto il piacere e il benessere che derivano dalla nudità in sé.

Coppia nudista Il nudismo non soltanto non è negativo, ma ha anzi una grande valenza positiva. E ha molto da offrire alle donne in particolare. Stare nude vi procura un considerevole senso di benessere: la sensazione del sole, dell’aria e dell’acqua a diretto contatto con il corpo nella sua interezza è, nella sua disarmante semplicità, uno dei più grandi piaceri della vita! E ha effetti positivi anche sul piano psicologico, giacché vi fa prendere confidenza con l’immagine reale del vostro corpo e vi insegna ad accettarvi per come siete, senza aspirare a diventare come quella modella artificiale che vi sorride dalle pagine di quella rivista. La pratica nudista è un potente antistress: non dovete faticare per superare una “prova bikini”, non dovete cercare di essere qualcosa che non siete. Dovete essere soltanto voi stesse: non ci si aspetta nulla da voi, potete semplicemente godervi il sole, l’aria e l’acqua così come siete.

Nudo, ogni essere umano è uguale agli altri e viene accettato e rispettato in quanto tale, indipendentemente da professione, età, colore della pelle, orientamento sessuale, credo religioso, opinione politica, disabilità. I nudisti sono le persone più aperte e tolleranti che incontrerete. Non c’è nulla di sconvolgente in un corpo umano. Nel nostro mondo contemporaneo, sempre più complicato e stressante, dove il ritmo si fa sempre più veloce, il nudismo è in grado di darci un’importante lezione di vita, insegnandoci ad assaporare il piacere di essere davvero noi stessi, immersi nella natura senza barriere.

Dunque, se il vostro compagno vi chiede di praticare il nudismo, non pensate male di lui, ma apprezzatelo! Infatti, vi sta proponendo una cosa bella da vivere insieme, vi sta dicendo che vi ama e che siete bellissime così come siete, vi sta invitando a scoprire un mondo nuovo, fatto di semplicità, di naturalezza, di benessere. Un mondo il cui fascino potrete percepire solamente grazie all’esperienza diretta. Provare per credere! Naturalmente potrete procedere per gradi, come fanno molte persone, magari cominciando col provare la nudità in casa. Quel che importa è non opporre un cieco e categorico rifiuto alla proposta del vostro compagno di praticare il nudismo: respingereste un regalo che vale più di qualsiasi gioiello!


P.S.: Questo post è stato scritto pensando al “lui nudista” e alla sua “lei non nudista”. In primo luogo, perché chi scrive è un maschietto nudista e quindi gli è venuto naturale formularlo così. In secondo luogo, perché a quanto pare questa situazione è – per dirla coi giuristi – l’id quod plerumque accidit, ma ovviamente quanto scritto si può tranquillamente adattare, mutatis mutandis, a qualunque sia l’elemento nudista di una qualsiasi coppia.

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Siamo nudi, quindi facciamo sesso?

Coppia nuda

Coloro che si oppongono alla diffusione del nudismo, continuano a insistere che la nudità praticata insieme ad altre persone è semplicemente un comportamento a sfondo sessuale. Perciò, fra chi non conosce cos’è davvero il nudismo, non è infrequente imbattersi nell’idea, assolutamente preconcetta, che i nudisti si spogliano al solo scopo di dare sfogo ai loro bassi istinti e di praticare liberamente una lussuriosa, sfrenata e disinibita attività sessuale.

Questo legame fra nudità e sesso è talmente radicato nell’immaginario collettivo, che i nudisti sono spesso costretti a difendersi dall’accusa di essere dei pervertiti sessuali, accusa che viene sostenuta da una sorta di presunzione legale, contro la quale i nudisti hanno l’onere di addurre la prova contraria. E nonostante le smentite circostanziate e basate sulla ragione, molti non-nudisti persistono nel pregiudizio e giudicano inaccettabile la nudità sociale, respigendo le argomentazioni dei nudisti con un perentorio “non ci credo”.

Ma perché i non-nudisti considerano offensiva la nudità? Storicamente tutte le società umane riconoscono che gli impulsi sessuali hanno un forte potenziale distruttivo e ogni cultura escogita dei sistemi per controllarli attraverso certi meccanismi, come la definizione di parametri di pudore e di tabù sociali. Queste norme sociali tentano di tenere a freno la lussuria e la promiscuità sessuale, le quali, secondo l’opinione di molti, sono in grado di determinare, se lasciate libere, un totale collasso della moralità. Quindi, considerato il pregiudizio che vede nudità e sesso legati fra loro a filo doppio, si comprende il meccanismo mentale che porta alla condanna della pratica nudista: secondo questa logica, la nudità pubblica sarebbe il precursore di quella dissolutezza morale e di quella sfrenatezza sessuale, che le norme sociali cercano di evitare.

Coppia nudista al mare

Ma nel momento in cui si dimostra che la nudità, di per sé, non è affatto legata al sesso, ecco che il “ragionamento” antinudista appare non essere altro che una fallacia. Anzi, a ben vedere, è vero proprio il suo contrario. Vediamo perché.

La cultura dominante cerca di controllare gli impulsi sessuali attraverso la definizione di standard comportamentali, che richiedono di coprire alla vista altrui le “parti sessuali” dell’anatomia umana, allo scopo di evitare atteggiamenti lascivi e promiscuità sessuale. Sfortunatamente, definire “vergognose” certe parti del corpo, come i genitali e i seni femminili, ha una grave conseguenza negativa: si alimenta un’ossessiva e disumanizzante oggettivazione di quelle parti del corpo, incentivando paradossalmente l’insaziabile appetito di pornografia.

La demonizzazione della nudità, quindi, non è la via da percorrere, se si vuole costruire un rapporto più sereno con il corpo umano. Al contrario, la normalità della nudità appare come una premessa di capitale importanza al fine conseguire una vera rivalutazione del corpo nella sua interezza, inteso come parte integrante dell’essere umano e, in quanto tale, compartecipe della dignità di quest’ultimo. Altro che anticamera del sesso, dunque! La cultura nudista conduce al depotenziamento erotico della nudità, al superamento dell’oggettivazione del corpo e al rispetto degli altri!

Certo, anche per i nudisti la sessualità è una parte importante della personalità, così come lo è per tutti gli esseri umani. Ma questo non rende meno vera l’affermazione che la nudità non coincide con il sesso. I nudisti, semplicemente, riconoscono la loro sessualità, senza essere ossessionati da essa, e dimostrano con il loro stile di vita che le persone possono interagire civilmente nella vita quotidiana in completa nudità, senza la benché minima componente erotica.

Liberamente ispirato a Nudism and sex: An ongoing debate.

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Il nudismo in Croazia

Koversada

La storia del nudismo in Croazia si fa risalire agli anni Trenta. E l’isola di Rab viene considerata come la pioniera del nudismo croato. Qui, nel mese di agosto del 1936, il re inglese Edoardo VIII, che era solito passare le sue vacanze sull’isola, chiese alle autorità il permesso di fare il bagno nudo nella baia di Kandarola. Per questo motivo, ancor oggi la baia viene talvolta chiamata anche “spiaggia inglese” o “degli inglesi”.

Tuttavia, è certo che la pratica del nudismo sull’isola ha radici molto più antiche. La prima spiaggia nudista dell’isola di Rab, infatti, fu aperta ufficialmente da Richard Ehrman, presidente della federazione naturista di Vienna, nel 1934. Ma esistono documenti che dimostrano che già nei primi decenni del XX secolo la popolazione di Rab aveva compreso l’importanza di promuovere il nudismo per il rilancio turistico ed economico dell’isola.

La pratica generalizzata del nudismo in Croazia si diffuse negli anni Sessanta, con l’apertura dei primi campeggi nudisti sulle spiagge dell’Istria e della Dalmazia. La struttura più antica è quella di Koversada, che nel 2011 ha celebrato il suo 50° anniversario. Koversada è una piccolissima isola che si trova all’interno del campeggio: è collegata da un ponte alla terraferma e da essa il campeggio ha preso il nome. La leggenda vuole che Giacomo Casanova, il celebre avventuriero del Settecento, sia stato il primo a nuotare nudo nelle acque di Koversada. Fu però il tedesco Rudolf Habig, titolare di un’agenzia di viaggi, che, quasi 200 anni dopo, individuò Koversada come destinazione ideale per la pratica nudista. Nel giro di pochi anni il campeggio, che nel 1972 ospitò il congresso naturista mondiale, divenne uno dei più grandi e più moderni centri nudisti d’Europa.

Secondo le stime attuali, ogni anno più di un milione di nudisti trascorre le proprie vacanze estive in Croazia. Si tratta perciò di oltre il 15% di tutti i turisti che soggiornano nel Paese. A loro disposizione c’è una vasta gamma di luoghi dedicati al nudismo e possibilità di alloggio: spiagge, campeggi, alberghi, appartamenti, villaggi con bungalows. Le strutture nudiste ufficiali sono una trentina, ma ci sono tantissime aree dove si può liberamente stare nudi, giacché in Croazia il nudismo è una pratica non soltanto tollerata, ma riconosciuta, tutelata e incentivata. Esistono dunque molte spiagge nudiste non ufficiali, a volte controllate dalle autorità turistiche locali, a volte lasciate alla libera fruizione.

Maggiori informazioni sul nudismo in Croazia vengono offerte dallo stesso Ente Nazionale Croato per il Turismo.

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E poi c’è Cap d’Agde…

Io credo che il nudismo in se stesso, raramente sia una cosa che si sceglie; spesso è un po’ come la vita matrimoniale: parti dalla decisione di non vivere più solo e ti ritrovi inglobato in un modo di campare totalmente e diametralmente differente a prima. In verità sono certo che lo stare, tanto o poco che sia, senza mutande al di fuori dei canonici momenti di lavaggio e a quelli… ludici, sia una sorta di destino personale. A me, ogni tanto e nel sonno, capitava di “vedermi” nudo o di essere tra ignudi. Probabilmente e appunto, una specie di catartico avvertimento o anticipazione mistica di un futuro destino che prima o poi mi avrebbe, ineluttabile e fatale, ghermito spietatamente.

E poi c'è Cap d'Agde...Inizia così il primo capitolo di un simpaticissimo libro, fresco di pubblicazione, che narra, in maniera frizzante e scanzonata, le avventure di un uomo alle prese con esperienze nudiste. Dalle paure della “prima volta”, alle considerazioni sul variegato mondo della “cultura nudista”, al resoconto di una vacanza nel discusso villaggio nudista di Cap d’Agde. Insomma, potremmo dire che si tratta di una sorta di “romanzo di formazione nudista”!

In realtà, E poi c’è Cap d’Agde… appare essere una garbata ironia che va a colpire sia i nudisti e le loro fisime, sia coloro che – senza conoscerlo – vedono il nudismo con sospetto, sia coloro che considerano il nudismo come l’ovvia anticamera del sesso.

All’inizio il libro si prende la briga di dare al lettore anche qualche pillola di storia del nudismo, come quando, ad esempio, ne tratteggia le lontane origini:

Sicuramente il primo nudista (forse anche naturista) è stato un certo Adamo. In seguito a varie vicissitudini legate presumibilmente a un furtarello in una nota azienda ortofrutticola, pare sia stato condannato, per punizione, a non poter più praticare.

Poi però si entra nel vivo del racconto autobiografico. L’autore si premura subito di allontanare da sé ogni possibile ombra di sospetto, scaricando sulla propria moglie ogni responsabilità circa la decisione di praticare il nudismo.

Il nostro approccio alla prima esperienza adamitica necessita di una premessa che attesterà la mia assoluta estraneità. Propose, decise, scelse e dispose tutto lei. Sono innocente. Lo giuro. Ogni tanto, LORO, le nostre amate compagne di vita, ci coinvolgono in qualche irrinunciabile progetto. Quella sera, mentre cenavamo, lei mi guardò con gli occhi da prova-a-dire-di-no-a-questo-cerbiatto-indifeso e propose: “E se questa estate passassimo le vacanze al mare, in un campo nudista?”

E così arriva il “battesimo nudista”. La prima esperienza in un campeggio nudista francese è – ahi lui – segnata da un tragico incidente per il nostro protagonista: la voglia di tintarella integrale e la mancanza di adeguata protezione solare lo mettono dolorosamente a dura prova “dove (di solito) non batte mai il sole” e lo costringono a cercare, con comprensibile imbarazzo, un rimedio in farmacia.

Appena di fronte al farmacista, sfruttai a piene mani il mio ottimo francese: “Bonjour docteur. Il me fait mal tout dabbas. Avez-vous une pomat ou crème ou un intrugliò qualsias, pour me lenir sto douleur pazzesc?” Il farmacista, cortese, dopo avermi ascoltato, rispose: “Parli pure ne la linguage ittallianna penso che sicuramOnte io capisce meglio”. – Che sfica che ho – pensai – l’unico farmacista in Francia che non capisce il francese, lo becco io –

Superato questo problemino iniziale, la prima esperienza nudista prosegue con gradevoli passeggiate nella macchia mediterranea…

Devo ammettere che dalla sensazione di novità nel passeggiare totalmente nudo all’aria aperta, passai alla consapevolezza di quanto fosse incantevole immergersi nella natura completamente libero da ogni stoffa.

… e con sedute di massaggio tantrico, condite da qualche intoppo.

Qui iniziarono le difficoltà: eravamo sì in numero pari ma le persone di sesso maschile erano molto più numerose di quello femminile. “Fa nulla” rispose tranquilla l’insegnante di sesso femminile “per praticare il Tantra non ha importanza che la coppia sia eterogenea”. – E grazie al coso! – Pensai tra me e me, – tu fai parte della categoria meno numerosa. Per la legge della domanda e dell’offerta tu, domandando, hai facilità di scelta; io, offrendo, rischio di trovarmi in coppia con un geometra francese coi baffi.

La prima esperienza nudista si conclude con un bilancio in definitiva positivo, e il nostro protagonista torna a casa con il desiderio di continuare a praticare il nudismo. Perciò, si documenta, cerca su internet, va alla scoperta del mondo nudista. E scopre anche che in Italia, purtroppo, è più difficile rispetto ad altri Paesi stare tranquillamente nudi all’aria aperta.

Basta accendere la televisione o aprire una rivista e si vede più carne che dal macellaio. Anche per vendere una automobile, o un frullatore o anche un misero cacciavite pare ci debbano essere almeno almeno, un paio di natiche annesse. Ma stare nudi a spiaggia, no. È reato. Un gravissimo reato. E giustamente bisogna combattere un nudista che, sicuramente sarete d’accordo, è ben più pericoloso dello spacciatore davanti alle scuole o di chi scippa, scaraventandola a terra, una vecchietta per prenderle i quattrocento euro della pensione minima. E anche un povero dirigente pubblico che campa con soli settecentomila euro annui di stipendio e arrotonda con qualche bustarella, diciamocelo, è certamente più sopportabile di quelli che, in silenzio e immobili su qualche spiaggia isolata, osano abbrustolirsi le chiappe.

Non voglio svelare i dettagli della vacanza a Cap d’Agde raccontata nel libro, per cui non aggiungo altro. Soltanto l’invito – se ancora non vi è venuta voglia di farlo – a leggere il libro! È una lettura gradevole, divertente, piena di umorismo, che vi strapperà parecchi sorrisi e vi regalerà momenti di autentica ilarità.

E poi c’è Cap d’Agde… è disponibile sia in formato cartaceo che in formato ebook.

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