Il nudismo è positivo per i bambini

Famiglia nudista

Uno degli argomenti che si è soliti sollevare contro il nudismo tira in ballo gli effetti negativi e traumatici che la nudità avrebbe sui bambini. In realtà, vari studi scientifici condotti a partire dalla fine degli anni Settanta dimostrano che si tratta di uno dei soliti pregiudizi contro il nudismo. La pratica nudista, infatti, non soltanto non ha alcun effetto negativo sui bambini, ma ha al contrario una serie di positive ricadute sul loro equilibrato sviluppo psicofisico.

♦ Uno dei primi studi scientifici su quest’argomento venne realizzato dalla dottoressa Marilyn Story, allo scopo di esaminare il ruolo della nudità in famiglia sullo sviluppo della percezione del corpo nei bambini di età prescolare. La ricercatrice intervistò 264 bambini di età compresa fra tre e cinque anni e i relativi genitori. I bambini vennero suddivisi in tre categorie: i nudisti veri e propri (con esperienza di nudità sociale), i nudisti (solo) casalinghi e i non nudisti. Ogni bambino venne intervistato singolarmente: in particolare gli fu chiesto se ritenesse bella ogni parte del proprio corpo. Ebbene, lo studio riscontrò che i bambini non nudisti identificavano, per la maggior parte, i loro organi genitali come le parti brutte del loro corpo. Al contrario, i bambini nudisti tendevano a non giudicare brutta nessuna parte del loro corpo, spesso considerando, anzi, gli organi genitali come una delle parti più belle. Nell’ambito di questo studio, in definitiva, risultò evidente che il nudismo è una variabile molto più importante del sesso, dell’etnia e dell’area geografica di provenienza, ai fini della formazione di una positiva immagine di sé e dell’accettazione del proprio corpo nella sua interezza.

Naked Cartoons ♦ Un altro importante studio venne svolto da Ronald e Juliette Goldman nel 1981 per esaminare la percezione, da parte dei bambini, della nudità in relazione al pudore in quattro diversi Paesi: Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia e Svezia. Vennero presi in considerazione bambini fra i cinque e i quindici anni d’età, concentrando l’attenzione sulla percezione che essi avevano della necessità dei vestiti in diverse circostanze e sulla motivazione di tale necessità. Dallo studio risultò che l’idea della nudità era spesso associata dai bambini al senso di colpa e che questa percezione tendeva a essere più forte all’aumentare dell’età, man mano che cresceva l’influenza dell’educazione morale impartita dai genitori. Ma risultò anche che il senso di colpa era molto più forte in quei bambini che non pensavano al loro corpo, e in particolare ai loro organi sessuali, come a qualcosa di naturale e normale.

♦ Nel 1988 Robin Lewis e Louis Janda condussero uno studio volto a esaminare il rapporto esistente fra la sessualità degli adulti e l’esposizione alla nudità dei bambini. I due ricercatori sottoposero un ampio questionario a 210 studenti universitari, a proposito della loro esperienza con la nudità durante l’infanzia. I risultati dello studio furono chiari: c’è una relazione positiva fra l’esposizione alla nudità in età infantile e un atteggiamento equilibrato nei confronti del sesso in età adulta. Inoltre, lo studio scoprì che coloro ai quali, fra la nascita e i 5 anni d’età, la nudità era stata fatta percepire come fatto del tutto  normale, erano maggiormente a loro agio nelle manifestazioni d’affetto man mano che crescevano. Fra i 6 e gli 11 anni, i bambini avvezzi alla nudità avevano un più alto grado di autostima e di conoscenza della sessualità.

Famiglia nudista Margaret Mead è un’antropologa che ha svolto numerose ricerche sugli effetti della nudità sui bambini. Studiando le culture di varie regioni del mondo, la dottoressa Mead ha potuto notare gli effetti negativi che la “dipendenza dai vestiti” ha prodotto sulla cultura occidentale, fra i quali rientrano la separazione della “persona” dal “corpo”, l’eccessiva preoccupazione nei confronti del sesso e la mancanza di educazione circa il corpo umano dovuta alla mancanza di conoscenza dello stesso. Gli studi della dottoressa Mead hanno inoltre dimostrato che la nudità, tanto comune nelle culture primitive, non è un sintomo della mancanza di pudore e che quegli effetti negativi che si ritengono legati alla nudità sono in realtà determinati non dalla nudità, bensì dal modo in cui essa viene considerata all’interno di una certa cultura. Secondo la ricercatrice, quindi, dev’essere sottolineato che è molto importante che i bambini abbiano familiarità con la nudità degli adulti, affinché apprendano in maniera naturale come diventerà il loro corpo, cosa essenziale per il buono sviluppo della loro personalità.

Tutte le ricerche concordano nell’evidenziare che i bambini sono influenzati dall’atteggiamento della famiglia e della società nei confronti della nudità. La presenza di un atteggiamento positivo o negativo verso la nudità è di gran lunga più importante di ogni altro fattore in qualsiasi situazione che metta i bambini a contatto con la nudità. Gli studi dimostrano non soltanto che la nudità non è pericolosa per i bambini, ma anzi che essi ne traggono beneficio sotto molti aspetti, se vivono in un ambiente che accetta la nudità come un fatto normale. Grazie all’abitudine alla nudità, i bambini possono conseguire una maggiore conoscenza e consapevolezza del corpo umano nella sua interezza, un più sereno rapporto con la sessualità e le manifestazioni d’affetto, nonché un più alto grado di autostima e di accettazione del loro corpo. E se questo è poco!…

Genitori, educatori e la società in generale dovrebbero riflettere con serenità su queste considerazioni e adottare un atteggiamento di apertura nei confronti della nudità. A beneficio dei bambini.

Libera traduzione di Is Nudism good for Children?

Su questo argomento si veda anche il post Nudismo e bambini.

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2 risposte a Il nudismo è positivo per i bambini

  1. Emanuele Cinelli ha detto:

    L’ha ribloggato su Mondo Nudo e ha commentato:
    Su tale argomento spesso gli interventi dei presunti esperti (presunti perchè solo vivendola si può conoscere e giudicare tale realtà, ma costoro, invece, vi sono assai lontani) sono caratterizzati dall’assenza di studi specifici o da una condizionata interpretazione degli stessi, ma quando gli studi e gli studiosi non si fanno condizionare e non sono condizionati dalla società nudofobica ecco che i risultati cambiano notevolmente

    Ottimo articolo, decisamente istruttivo!

  2. Pingback: La mosca al naso | Mondo Nudo

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