La somatofobia della società

L'armonia del corpo

Propongo qui una pagina dello psicologo francese Marc-Alain Descamps, a proposito della cosiddetta somatofobia, la paura del corpo. Le sue osservazioni sono interessanti e aiutano a comprendere le ragioni profonde che stanno alla base della vergogna per il nostro corpo, in particolare quando esso è nudo. Va da sé che il nudismo è il più potente antidoto contro questa vera e propria fobia, giacché comporta una piena rivalutazione del nostro corpo nella sua interezza, conferendo eguale dignità a tutte le sue parti.


Sotto il profilo etimologico, la somatofobia è l’odio nei confronti del corpo, in primo luogo del proprio corpo e, secondariamente, di quello degli altri. Essa va considerata come una vera propria fobia, ossia come una manifestazione di nevrosi ossessiva o, secondo la terminologia freudiana, di “isteria d’angoscia”.

Il tratto più caratteristico di questa nevrosi è dunque l’odio per il corpo, o si dovrebbe piuttosto chiamarlo anticorporeismo o misosomatismo. È una perversione assai diffusa nell’ambito della nostra civiltà. Essa è tanto fortemente giustificata da un punto di vista razionale, che per molto tempo è stata considerata come uno dei valori della nostra società. Analizzerò qui brevemente le sue varie componenti.

Paura del corpo nudo? La distinzione fra anima e corpo o, se si preferisce, fra spirito e corpo, rappresenta la rottura dell’unità psicosomatica della persona umana. Si tratta di una distinzione perfettamente legittima, come tutte le distinzioni, ma essa ha portato a una vera e propria separazione. Si possono fare legittimamente distinzioni anche nell’ambito del corpo umano, come per esempio fra la parte destra e la parte sinistra, così come si distingue il fronte e il retro di un foglio. Ma come si può avere un fronte senza un retro? Si contrappone di continuo l’anima al corpo come se ciascuna di queste parti avesse i suoi desideri, la sua volontà, le sue passioni. Insomma, si è dovuto concepire lo spirito come dotato di un corpo (angelico o glorioso, ma pur sempre un corpo), mentre il corpo, separato arbitrariamente dallo spirito, finisce per riacquistare una “psiche corporale”.

A questa separazione dualista fa seguito una ingiusta divisione: lo spirito è concepito come buono, il corpo come cattivo. Radicalmente, fondamentalmente, nella sua essenza, il corpo è viziato, imperfetto e conserva la traccia del peccato originale. Lo spirito, al contrario, è concepito come puro, giusto e incline al bene. Le tendenze negative non possono che provenire dal corpo. È lui la fonte del male, il tentatore. Il corpo è dunque diabolico, mentre lo spirito corrisponde al divino. Dalla corruzione del corpo derivano la lussuria, l’accidia, la gola, l’ira… È qui che si trova la grande distinzione, antica e universale, tra il puro e l’impuro. Per estensione, l’impuro è diventato il corporale. Tutto ciò che è legato al corpo è sporco e impuro, che siano le evacuazioni corporali o, più semplicemente, gli starnuti, gli sputi, i colpi di tosse…

Ne deriva il disprezzo del corpo, in quanto inferiore. Il corpo è subordinato allo spirito. Dev’essere dominato, indirizzato, soggiogato: sono tutte immagini che ricordano l’addestramento degli animali. Il corpo è dunque un animale, è l’animalità nell’uomo. Lo stigma che l’uomo porta su di sé sono le parti vergognose (pudenda). Ogni brutalità deriva dal corpo. Lo spirito, invece, è considerato come essenzialmente umano, civilizzato e talvolta divino. Perciò la morale consiste essenzialmente nel far sì che il corpo obbedisca allo spirito.

Corpo nudo! Il corpo è considerato non soltanto intellettualmente spregevole, ma anche affettivamente disgustoso. La sporcizia è sia fisica che morale. Da qui tutte le tecniche di pulizia e di purificazione corporale che sono state elaborate dalle religioni, dalla morale, dalla medicina, dall’educazione, etc. Il corpo è talmente ripugnante che non deve mai essere scoperto. La ripugnanza conduce agli insulti. E così incontriamo nei nostri scrittori una serie di aggettivi qualificativi riferiti al corpo: abietto, vergognoso, ignobile, infame, detestabile. Beninteso, questi insulti sono riferiti a tutto ciò che partecipa della natura corporale: la donna tentatrice dell’uomo, i selvaggi privi di anima, gli animali disgustosi e diabolici, la terra e tutto ciò che essa produce. E così, questo odio per il corpo si manifesta attraverso una vera e propria persecuzione.

Una paura terribile si nasconde in realtà dietro questo odio profondo per il corpo. Se il corpo ispira repulsione, è perché lo si teme. Questa repulsione, in effetti, appare immotivata ed eccessiva. In taluni casi essa si sviluppa in una grave ansia di confrontarsi con il proprio corpo. Si ritiene che esso sia responsabile di tutti i peccati, e non solo delle tentazioni della carne.

La storia della somatofobia è un filo rosso che percorre gran parte della storia dell’Occidente. Possiamo risalire fino a Zarathustra e alla religione dualista degli antichi Persiani, con il dio del bene Ahura Mazda e il dio del male Angra Mainyu. E alla loro eterna lotta che divide il mondo intero in due: il giorno e la notte, il puro e l’impuro, l’anima e il corpo, il maschio e la femmina… Queste idee si ritrovano anche in Platone, che considera il corpo come un sarcofago dell’anima, e poi in San Paolo, che inventa la nozione di “carne”.

Marc-Alain Descamps, Ce corps haï et adoré, Paris: Sand, 1988.

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La nuda verità sul nudo

Mondo Nudo

montagna_nuda2Il nudo offende! Vero, indubbiamente vero, incontestabilmente verissimo.

Ma… ci siamo mai fatti delle domande in merito? Abbiamo insita in noi tale ragione o ci è stata inculcata, trasmessa? Siamo sinceri o condizionati? Perché il nudo offende? Tutti si sentono offesi dal nudo? Perché qualcuno si sente offeso dal nudo? Perché tu ti senti offeso dal nudo? E in tal caso, ti ha sempre offeso?

Probabilmente sarai stato pronto a dare le tue risposte, le avrai date al volo, senza pensarci sopra più di tanto. Bene, hai le idee chiare a quanto pare, ma… Sei sicuro che siano la risposte giuste? Sei sicuro che sia proprio quello che pensi? Occhio, non essere ancora precipitoso, pensaci bene: mi ripeto, ne sei sicuro?

C’è un solo modo per saperlo: mettiti comodo, leggi la prima domanda che segue, chiudi gli occhi, fai un bel respiro e… pensa, pensa per bene, prova a visualizzare…

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Eventi sociali nudisti

Il piacere della nudità sociale

Sul volgere del termine di questa primavera 2015 avranno luogo in Italia quelle che si preannunciano essere due belle iniziative nudonaturiste. Entrambe appaiono assai interessanti non solo per chi nudista lo è già, ma anche per chi nudista ancora non è, giacché offriranno la possibilità, per qualche giorno, di vivere l’esperienza della nudità sociale e di conoscere da vicino il nudismo nella sua dimensione comunitaria.


Festival Naturista 2015 La prima iniziativa in calendario è il Festival Naturista 2015, che si terrà presso il Camping Touring Club di Marina di Camerota da giovedì 21 a domenica 24 maggio. Il programma appare ricco di appuntamenti culturali e di svago, dai giochi di spiaggia al teatro, dalla musica ai seminari olistici. Il tutto, ovviamente, all’insegna del nudismo.

Fra le varie attività, si segnalano in particolare un trekking naturista sulle alture che sovrastano il bel mare di Marina di Camerota, su un sentiero appositamente autorizzato dall’amministrazione comunale, e una conferenza sul turismo naturista,  durante la quale esperti del settore, amministratori pubblici e imprenditori si confronteranno sull’importanza di riconoscere e valorizzare le potenzialità del nudonaturismo, al fine di ampliare e rilanciare l’offerta turistica italiana.

Nell’ambito del Festival, inoltre, si svolgerà il tradizionale raduno dell’U.N.I. Campania sulla spiaggia del Troncone, il tratto della splendida costiera cilentana aperto ufficialmente alla pratica nudista da un provvedimento del Comune di Camerota sin dal 2011.


Raduno iNudisti 2015La seconda iniziativa da segnalare è il Raduno Nazionale de iNudisti 2015, che avrà luogo presso il Camping Sangro in Abruzzo da venerdì 19 a domenica 21 giugno. Sarà una grande festa, nel nome dell’amicizia, dell’allegria e, ovviamente, del nudismo! E per chi desidera fare una vacanza un po’ più lunga, il campeggio offre l’opportunità di un’intera settimana nudista, a partire da sabato 13 giugno.

La scelta del Camping Sangro quale location dell’evento è in concomitanza con la recente delibera n. 27 del 2 marzo 2015, con la quale la Giunta comunale di Torino di Sangro ha destinato in via definitiva un tratto di spiaggia alla pratica nudista, dopo il positivo riscontro del “periodo di prova” effettuato la scorsa estate.

All’evento sono espressamente invitate tutte le associazioni e i gruppi naturisti che vogliano partecipare. Finora hanno accolto l’invito l’Associazione Naturista Italiana (A.N.ITA.), l’Associazione Naturista Abruzzese (A.N.AB.) e la Sezione Lazio dell’Unione Naturisti Italiani (U.N.I. Lazio). L’auspicio è che il maggior numero di gruppi nudonaturisti faccia sventolare la propria bandiera insieme a quella degli altri, dando un bel segnale di unità d’intenti.


La stagione estiva 2015, dunque, verrà introdotta da questi due eventi nudonaturisti di tutto rilievo. Auguro di tutto cuore pieno successo a entrambe le iniziative (alle quali conto di partecipare in prima persona!) e spero vivamente:

  1. che i nudisti colgano queste occasioni per fare festa, per ritrovare vecchi amici e conoscerne di nuovi, per testimoniare la necessità di maggiore accettazione che il nudismo chiede di ottenere in Italia;
  2. che i non nudisti approfittino di queste belle opportunità per avvicinarsi al mondo del nudismo, mettendo da parte paure ingiustificate e assurdi pregiudizi;
  3. che le associazioni naturiste prendano spunto da questi eventi per rilanciare insieme la promozione del nudismo, in un rinnovato spirito di collaborazione fra tutte le anime del nudonaturismo italiano, nella consapevolezza che “l’unione fa la forza”;
  4. che gli operatori turistici, grazie a iniziative come queste, percepiscano e sappiano cogliere le opportunità offerte dal turismo nudista in Italia;
  5. che i giornalisti diano buona risonanza a questi eventi e affrontino il tema del nudismo in maniera ragionata, senza cedere alle solite osservazioni ironiche o alle viete condanne preconcette, ma dando voce alla semplice richiesta di tolleranza avanzata da chi pratica il nudismo;
  6. che gli amministratori pubblici possano essere stimolati da questi eventi a conoscere il nudismo per quello che veramente è, cessando di considerarlo come un fenomeno da reprimere e comprendendo invece che si tratta di una pratica positiva da incentivare.

Maggiori informazioni a proposito dei due eventi sono reperibili sui rispettivi siti internet:
Festival Naturista 2015
Raduno Nazionale de iNudisti 2015

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Stare nudi in famiglia

Mamma e figlio in riva al mare

Sesso e nudismo non sono la stessa cosa. È un concetto ormai chiaro a molte persone. Molte famiglie, superando i tabù imposti dalla società, praticano il nudismo in modo sano e rilassato nella privacy della loro casa: si tratta di un modo per promuovere la conoscenza del corpo umano nella sua vera natura, sfatando l’immagine del corpo come oggetto sessualizzato propinataci dai mass media. Per rendersi conto di quanto ciò sia vero, basta solo provare: dopo tutto, non c’è nulla da perdere e molto da guadagnare! Questo post non intende costringervi a denudarvi a tutti i costi, ma ha piuttosto lo scopo di aiutarvi a comprendere i benefici dello stare nudi nell’ambito della vostra famiglia in modo piacevole e naturale. Per la gioia vostra e dei vostri bambini.

1) Sperimentate la nudità in famiglia senza considerarla come qualcosa di anormale. I bambini piccoli non hanno ancora sviluppato il senso del pudore; di conseguenza, a loro non importa che qualcuno li veda nudi. Questa è l’occasione per i genitori di insegnare ai bambini a non attribuire particolari significati alla nudità. E tale risultato può essere conseguito semplicemente rimanendo nudi, insieme ai propri figli, nello svolgimento delle normali attività quotidiane: così facendo, la nudità non acquisterà per loro quell’insana attrattiva da “frutto proibito” che essa ha quando la si collega esclusivamente a pensieri pruriginosi.

2) VivetNudismo in famigliae la nudità come fatto naturale. Permettete ai vostri figli, fin dalla nascita, di vedervi nudi in situazioni del tutto normali. Vestirsi e farsi la doccia sono attività quotidiane nelle quali la nudità è una componente non solo normale, ma addirittura necessaria. Ma sono tante le attività di tutti i giorni che possono essere svolte tranquillamente in nudità. Se vi sentite a vostro agio con il vostro corpo, trasmetterete ai vostri figli il messaggio che stare nudi va bene e che non è qualcosa di cui avere paura o vergogna. Ovviamente ci sono momenti in cui i vestiti devono essere indossati per proteggersi, per comodità o per adeguarsi alle convenzioni sociali. Tuttavia, mostrando ai vostri bambini quanto sia piacevole stare nudi in casa, riuscirete a farli crescere con l’idea che essere visti nudi non è qualcosa di sbagliato e terribilmente imbarazzante.

3) Iniziate presto. Incoraggiate la pratica del nudismo in famiglia fin dalla nascita dei vostri figli. La nudità consentirà loro di conoscere com’è fatto il loro corpo in maniera del tutto naturale, senza inutili tabù o assurde vergogne. Vi sorprenderete nel constatare quanto rapidamente il vostro frugoletto imparerà a usare il vasino, se lo lasciate girare nudo per casa!

4) Fate notare con entusiasmo le differenze. Quando i vostri bambini inizieranno a notare le differenze tra i sessi, spiegategliene la ragione. Potreste dire, ad esempio, che “il seno della mamma serve per dare il latte ai neonati, proprio come ha fatto con te quand’eri piccolo”. E se sorgono domande a proposito degli organi sessuali (e ce ne saranno sicuramente), siate semplicemente onesti e chiari: “la mamma ha la vagina e il papà ha il pene”. Evitate di usare nomignoli o termini volgari per definire gli organi sessuali: quelle che userete saranno le parole che i vostri figli useranno a scuola, quando si parlerà dell’argomento (e se ne parlerà sicuramente).

5) Evitate le situazioni a carattere sessuale. I momenti di intimità sessuale sono una cosa perfettamente normale, ma non è assolutamente opportuno mostrarli ai propri figli di qualsiasi età. Come minimo, ciò potrebbe confonderli o, nel peggiore dei casi, potrebbe essere un’esperienza traumatizzante. Il sesso è una faccenda per soli adulti. La nudità, invece, è una condizione per tutte le età: non fate l’errore di pensare che essa sia legata al sesso.

6) Donate ai vostri figli la gioia e il piacere della nudità! È uno dei regali più belli che potete fare loro. E anche a voi stessi.

Liberamente ispirato a How to Practice Nudity in Your Family, pubblicato su Wikihow.com

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Investire nel nudismo

Nudismo in campagna

In un periodo di profonda crisi economica, qual è quello che stiamo vivendo, gli imprenditori devono avere il coraggio di percorrere nuove strade. E perché non prendere in considerazione l’ampio settore del turismo nudista? È cosa nota che, a livello europeo, sono parecchi milioni le persone che ogni anno trascorrono almeno una vacanza all’insegna del nudismo: l’Italia, però, nonostante tutte le sue straordinarie bellezze paesaggistiche e ambientali, resta ai margini di questo imponente flusso di turisti, che preferiscono rivolgersi a nazioni tradizionalmente più accoglienti nei loro confronti.

Certo, in Italia la situazione legislativa non è chiara, e a stare nudi in luoghi pubblici dove la frequentazione nudista non è cosa consueta si rischiano multe o denunce. Eppure, a ben vedere, non è proprio così necessario attendere una (pur auspicabile!) legge a favore del nudismo per poter intraprendere un’attività economica con clienti nudisti. Basti pensare che, per fortuna, nessuna autorità può ostacolare o vietare la nudità all’interno di una proprietà privata. Non è il massimo, ma c’è lo spazio perché buone iniziative possano partire e dare buoni frutti. E chissà che queste iniziative non possano contribuire ad accelerare l’approvazione di una legge che, finalmente, affermi la piena liceità della pratica nudista!

Ci vuole dunque solo un pizzico di coraggio e di intraprendenza per aprire al nudismo la propria attività economica, che si tratti di un campeggio, di una casa vacanze, di un hotel o di un B&B. Non dico che sia tutto semplice, né che il nudismo sia la carta vincente da giocare in ogni situazione. Ma è pur sempre una carta importante, da prendere in considerazione. Senza pregiudizi o rifiuti aprioristici.

Si teme forse che dichiarare la propria struttura aperta al nudismo venga interpretato come disponibilità ad accogliere scambisti e amanti del sesso facile? Per scongiurare questo rischio, è sufficiente essere chiari e non lanciare messaggi ambigui, evitando di pubblicizzare la propria iniziativa con testi allusivi o immagini ammiccanti. Non mi stancherò mai di ripeterlo: si guardi la decennale esperienza degli operatori turistici esteri! I campeggi naturisti francesi – faccio solo un esempio fra i tanti possibili – sono, nella stragrande maggioranza, strutture adatte a famiglie con bambini, non certo clubs privés per soli adulti. Scorrendo sia pure rapidamente alcuni dei loro siti internet, si capisce subito che il nudonaturismo non è la ricerca della trasgressione, ma la semplice voglia di vivere il piacere della nudità a contatto con la natura.

Nudi in campagna

Il mio pensiero non va soltanto alle strutture esistenti, ma anche alle nuove imprese che potrebbero nascere e trarre profitto dalle potenzialità messe sul piatto dal turismo nudista, che – come già detto – in Italia è un campo ancora quasi tutto da esplorare. Ecco un esempio suggeritomi da una lettrice del blog, che ringrazio e che incoraggio a proseguire nel suo progetto: nelle campagne italiane abbondano le vecchie cascine abbandonate, che potrebbero essere ristrutturate (spesso ci sono fondi europei o regionali da sfruttare allo scopo!) e trasformate in agriturismi o in veri e propri “villaggi in miniatura” per accogliere turisti nudonaturisti in luoghi non certo densamente abitati, dove il nudismo avrebbe la possibilità di essere praticato tranquillamente in mezzo alla natura. Un sogno? Forse. Ma abbiamo bisogno di tornare a sognare, per ritrovare lo slancio e l’entusiasmo necessari per uscire dalla crisi…

Quale compito possono svolgere le associazioni in tutto ciò? A mio sommesso avviso, il supporto delle associazioni nudonaturiste alle iniziative economiche è assai importante, ma non si devono confondere i ruoli. Da un lato, l’imprenditore non può pensare di delegare completamente alle associazioni il compito di procurargli clienti o di suggerirgli le iniziative da intraprendere: le realtà associative possono essere sicuramente un ottimo target pubblicitario, possono dare risalto alle iniziative nei confronti dei propri associati (cui magari l’imprenditore potrà riservare uno speciale sconto) e possono utilizzare le strutture disponibili ad accogliere il nudismo per lo svolgimento delle loro attività sociali. Dall’altro lato, le associazioni non possono permettersi di ingerirsi nelle attività economiche, imponendo scelte imprenditoriali che per loro stessa natura spettano al solo imprenditore o mirando a trarre profitto da una particolare impresa. Il punto è questo: le associazioni sono enti privi di lucro, e tali devono rimanere. Il loro coinvolgimento più o meno diretto in una determinata attività economica mina alla base la loro credibilità e le indebolisce inesorabilmente su quello che dovrebbe essere il loro vero fronte di battaglia: la promozione del nudismo e del naturismo in generale.

Quelle appena svolte sono solo alcune brevi riflessioni sul tema dell’imprenditoria nel campo del nudismo. Altre interessanti considerazioni si possono trovare in questo recente post pubblicato sul blog Mondo Nudo, che invito a leggere: Imprenditore nudista (investire nel nudismo), una scelta difficile?

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Nudi per accettare il proprio corpo

Nudo è sempre bello

Il motto della Naturist Society, formulato dal suo fondatore Lee Baxandall, suona più o meno così: «L’accettazione del proprio corpo è il fine, la ricreazione nudista è il mezzo».

Nella maggior parte delle società contemporanee, “accettare il proprio corpo” è spesso un problema, poiché la grande maggioranza della popolazione ha un corpo che non corrisponde – chi più, chi meno – agli standard della bellezza e dell’attraenza. La cosa peggiore, purtroppo, è che i corpi che si discostano in misura maggiore da questi standard ideali, come per esempio quelli delle persone anziane, tendono a essere giudicati negativamente. Il problema riguarda sia i maschi che le femmine, ma queste ultime tendono a essere maggiormente colpite, a causa della maggiore importanza che, per motivi culturali, viene di solito attribuita all’essere “attraenti” per le donne.

Il nudismo affronta direttamente il problema dell’accettazione del proprio corpo. L’affermazione che tutti i corpi devono essere accettati per come sono è un principio basilare del nudismo. Infatti, vivendo l’esperienza della nudità insieme ad altre persone, diventa naturale superare i sentimenti negativi circa il proprio corpo nudo e i corpi nudi degli altri. Per fortuna, l’accettazione del proprio corpo è un obiettivo raggiungibile dalla maggior parte delle persone. E basta provare l’esperienza nudista per riuscire a conseguire, con il superamento dell’insoddisfazione per il proprio aspetto, una serie di benefici psicofisici.

L’idea che solamente le persone che hanno un corpo “attraente” possano godere i benefici della nudità è assolutamente infondata. Essa deriva da un pregiudizio, purtroppo molto diffuso fra i non-nudisti, secondo cui ci si mette nudi per suscitare l’attenzione, il piacere o l’eccitazione degli altri. Non vi è nulla di più falso! La stragrande maggioranza dei nudisti, in verità, non si spoglia certo allo scopo di mettersi in mostra agli occhi degli altri, bensì per provare la sensazione di benessere che procura loro il semplice stare nudi.

Nudità e organi genitali

Un aspetto secondario dell’accettazione del corpo riguarda in particolare gli organi genitali. Praticando il nudismo è giocoforza respingere l’idea che i nostri organi genitali siano qualcosa di disgustoso, di imbarazzante o, più semplicemente, di spiacevole. Anche questa è un’idea tralatizia, frutto di un’educazione retriva che distingue parti “belle” e parti “brutte” del nostro corpo: un concetto oggi non più sostenibile e responsabile – fra l’altro – di tanti problemi sul piano psicologico. La vergogna e la ripugnanza suscitate dagli organi genitali sono sensazioni sbagliate: se riusciamo a sbarazzarcene (e con la pratica nudista ci riusciamo senz’altro!), grande è il beneficio che ne otteniamo. L’accettazione degli organi genitali è una parte essenziale dell’accettazione del proprio corpo.

Insomma, il nudismo è la via maestra che conduce all’accettazione del proprio corpo nella sua interezza, con i suoi difetti e le sue imperfezioni. La pratica nudista è dunque salutare per tutti, uomini e donne, giovani e anziani, “belli” e “brutti”. Sia chiaro: i nudisti non intendono imporre i loro principi al resto della società. Essi rivendicano però il diritto di godere dei benefici derivanti dalla pratica nudista, nella consapevolezza che essa contribuisce positivamente al benessere psicofisico e all’accettazione del proprio corpo. È tempo che questi benefici non siano più misconosciuti a causa di pregiudizi infondati!

E sempre in tema, fra l’altro, di accettazione del proprio e dell’altrui corpo, invito a rileggere, in occasione dell’ormai prossima “Festa della donna”, il post pubblicato giusto un anno fa: 8 marzo. Donna nuda: oggetto o persona?

Liberamente ispirato a Benefits of social nudity: body acceptance.

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Orgogliosamente nudi 2015

Escursionismo nudista

Vestito è bello ma… nudo è meglio!

Finita la pausa invernale, sta per ricominciare la serie di iniziative promosse dal blog Mondo Nudo per diffondere i valori e i benefici del nudismo.

In programma troviamo numerose escursioni, per lo più adatte a chiunque voglia provare il piacere di camminare nudo in montagna, senza necessità di avere particolari esperienze escursionistiche o preparazione tecnica. Camminare nudi in montagna può, di primo acchito, apparire un’attività eccentrica o forse pure pericolosa, ma basta provare anche solo per qualche istante per capire subito che non è affatto così. Innanzi tutto, se la si fa con il solito bagaglio di prudenza (che non deve mai mancare andando in montagna), l’escursione nudista presenta lo stesso grado di sicurezza di una qualsiasi altra escursione fatta con i vestiti addosso. Quanto al fatto che sia eccentrica… beh, allora sono eccentrici tutti quelli che amano le sensazioni di benessere, di libertà e di piacere!

L’invito a partecipare alle escursioni è rivolto a tutti:

  • coloro che praticano normalmente il nudismo vi troveranno la bellezza di stare in mezzo alla natura, unita al piacere di essere nudi, vivendo un’esperienza che va ben al di là del semplice stare in panciolle a prendere il sole;
  • coloro che, pur attratti dal nudismo, non hanno ancora vissuto l’esperienza della nudità all’aria aperta, vi troveranno una splendida occasione per iniziare, in maniera tranquilla e senza costrizioni;
  • coloro che non conoscono il nudismo, e magari nutrono dei pregiudizi nei suoi confronti, vi troveranno la possibilità di fare delle belle escursioni e di comprendere che la pratica nudista non ha, di per sé, alcun risvolto equivoco e che la convivenza fra nudisti e non-nudisti è una cosa non soltanto possibile, ma anche auspicabile e fonte di reciproco arricchimento.

Orgogliosamente nudi 2015 Insomma, per dirla con Emanuele Cinelli, promotore delle belle iniziative, «è assai difficile poter far capire una sensazione attraverso le sole parole, si deve provare e il programma esiste proprio per questo: permettere di sperimentare in prima persona».

Che altro si può aggiungere? Partecipate! Proverete sensazioni indimenticabili, con un solo rammarico e un grande desiderio: il rammarico di non aver cominciato prima, il desiderio di rifare l’esperienza ancora un sacco di volte in futuro!

Trovate il calendario delle iniziative sulla pagina “Eventi” del blog Mondo Nudo.

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Nudità pubblica come devianza

Stare nudi è naturale

I sociologi usano il termine “devianza” per riferirsi a ogni comportamento che viola le convenzioni seguite dalla maggioranza di una società, che stabiliscono come i membri dovrebbero comportarsi in un dato contesto. Devianze esistono in tutte le società.

Quando i sociologi impiegano il termine “devianza”, non significa necessariamente che essi considerano un comportamento come cattivo o sbagliato, ma soltanto che la maggioranza di una società giudica il comportamento in maniera negativa e lo vede con un sentimento di disapprovazione, di condanna o di ostilità. Come ha osservato il sociologo Howard S. Becker, non è il comportamento in sé, bensì la reazione a esso che lo rende deviante.

Devianza è un’etichetta usata dal gruppo dominante – la maggioranza in una società – per mantenere il potere, il controllo e la posizione di dominanza. Perciò, l’attribuzione di tale etichetta è una forma di controllo sociale, con cui i membri di una società tentano di influenzare il comportamento degli altri. Quello della devianza è un concetto relativo, giacché un comportamento ritenuto deviante in una società potrebbe non essere tale in un’altra.

Nudismo è libertà Per esempio, nella cultura e nella società nordamericane, la nudità pubblica è considerata deviante, mentre in altre società non lo è. La maggioranza di questa società vede la nudità pubblica come talmente non appropriata, che in alcuni Stati sono state codificate leggi per sancirne il divieto. Una persona che violi questa particolare norma sociale, quindi, corre il rischio non solo di essere disapprovata ed emarginata sul piano sociale, ma anche di subire una condanna penale.

Tuttavia, mentre la nudità sulla pubblica piazza è illegale e soggetta a sanzioni, non è tale la nudità all’interno dei confini di un campeggio nudista o di un’area designata clothing optional. Eppure anche quest’ultimo è considerato un comportamento deviante dalla maggioranza della società. In altre parole, la maggioranza che detiene il potere e codifica le norme sociali non ammette la nudità pubblica neanche in queste circostanze, ma semplicemente la tollera sul piano penale.

La devianza è generalmente considerata negativa, dal momento che la società vede il comportamento ritenuto deviante come improprio e antisociale. Nessuno ama essere qualificato come deviante, anche quando non è d’accordo con la norma sociale e non ritiene il proprio comportamento sbagliato. Poiché i nudisti considerano la nudità come naturale e normale per gli esseri umani, essi respingono l’idea che la nudità sociale sia immorale, indecente o inappropriata, e possono sentirsi offesi dal fatto che la società li consideri devianti.

Si consideri questo commento, pubblicato in calce a un articolo che discuteva di nudità pubblica: “Nudità = non conformità = malattia mentale / Vergogna = conformità = salute mentale“. Va ricordato, di nuovo, che non è l’atto, ma la reazione che lo rende deviante. Chiaramente l’autore del commento citato respinge la prospettiva nudista a proposito della nudità. In realtà, lascia stupiti che al giorno d’oggi una persona ritenga che la vergogna per la nudità sia una prova di salute mentale. Specialmente quando gli psicologi dicono che non siamo nati con la vergogna per la nudità, ma che invece la apprendiamo, condizionati fin dall’infanzia a ritenere che essa sia un codice di comportamento vitale, che dobbiamo adottare se vogliamo restare nell’ambito della società umana.

Anche se la società in generale considera i nudisti devianti, la devianza e la volontà delle persone di non accettare la conformità ad assurde convenzioni sociali sono una parte salutare e positiva della società e della cultura. Il rifiuto della vergogna per il proprio corpo nudo è un esempio di quello che i sociologi chiamano “devianza funzionale”. La devianza funzionale produce una serie di effetti positivi, come ad esempio i seguenti:

Nudo a Londra

  • viene messo in luce il bisogno di cambiamento;
  • si incoraggia la modifica delle convenzioni sociali prospettando un’alternativa;
  • i comportamenti devianti offrono un mezzo attraverso il quale affermare la propria individualità e la propria identità.

Se non fosse per la volontà di alcuni membri della società di ribellarsi contro certe norme sociali restrittive, che non possono essere logicamente o ragionevolmente difese, sarebbe assai difficile assistere a un cambiamento delle cose in senso positivo.

Quando vengono considerati devianti da molte persone nella società, i nudisti sono in buona compagnia. Negli anni ’50 e ’60 gli attivisti per i diritti civili erano giudicati devianti e fino al 1973 l’omosessualità era sulla lista delle malattie mentali redatta dall’American Psychiatric Association.

Oggi è quasi difficile immaginare che, nella storia della nazione che fin dalla sua nascita si è fatta paladina dell’idea di “libertà e giustizia per tutti”, ci sono stati momenti in cui ampi settori della sua società erano privati dei diritti civili e che l’idea di estendere pari diritti a tutti è stata derisa in quanto deviante. Oggi, invece, la maggioranza della società sostiene l’uguaglianza per tutti, indipendentemente da razza, sesso od orientamento sessuale, senza addirittura neppure pensarci molto. Questo cambiamento si è verificato perché alcuni, ritenendo la loro causa abbastanza importante, sono stati disposti a violare le norme sociali stabilite e a ricevere l’etichetta di devianti.

Il cambiamento sociale avviene piuttosto lentamente, a volte dolorosamente, ma la devianza funzionale svolge un ruolo importante nella sua realizzazione. Coloro che nella società detengono il potere di stabilire le norme sociali, ossia i membri della maggioranza, non rinunciano facilmente al potere e al controllo. Come altri gruppi minoritari, i nudisti devono continuare a violare le convenzioni sociali che stabiliscono le regole della decenza e del pudore, affinché cambi il modo di pensare della gente. Alcune persone non cambieranno mai il loro modo di pensare, ma questo non è necessario. È sufficente cambiare il modo di pensare della maggioranza, perché la nudità pubblica sia vista come normale piuttosto che come deviante.

Bibliografia:
Stanley Cohen, Devianza, in Enciclopedia delle scienze sociali, Roma: Treccani, 1992.
Mario Aldo Toscano, Introduzione alla sociologia, Milano: Franco Angeli, 2006, pp. 451-ss.

Libera traduzione di Is the practice of open nudity deviant? di Nomadic Nudist.

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La nudità sociale: qualcosa di positivo che vi manca

Nudità sociale

La vita di tutti i giorni, per la maggior parte delle persone, è priva di qualcosa di molto positivo: la nudità, fine a se stessa, mentre si fa qualcosa di piacevole con amici o persone care. Poiché la gente, per lo più, ne prova molto raramente l’esperienza – se non addirittura mai – non è neppure consapevole di ciò che sta perdendo. In effetti, secondo la maggior parte di coloro che la apprezzano, la nudità sociale è piacevole semplicemente perché “fa stare bene”. Ma a ben vedere c’è dell’altro.

Ognuno ha sperimentato la nudità in attività ritualizzate, come il bagno o il sesso. Tuttavia, a parte queste attività, la nudità è una condizione umana normale e naturale, piacevole in sé e per sé. Una volta che qualcuno prova a vivere questa condizione in situazioni ordinarie e quotidiane – e specialmente in contesti sociali -, il desiderio di godere della nudità fine a se stessa si fa sentire, ma poi si frappongono le inibizioni e i condizionamenti imposti dalla società. E quando queste inibizioni ci bloccano costantemente, perdiamo una parte importante dell’esperienza umana.

Giocare insieme nudi Facciamo un piccolo esperimento. Pensate a cosa provereste se, all’improvviso, veniste privati di qualcosa che vi piace in modo particolare e che costituisce una parte importante della vostra vita – come per esempio fare escursioni nei boschi, guardare buoni film o mangiare i vostri cibi preferiti. Probabilmente vi sentireste alquanto infelici. Si dice che non apprezziamo ciò che abbiamo finché non lo perdiamo.

Ora pensate a qualcosa che non avete mai provato, o addirittura mai preso in considerazione di provare – come la nudità sociale. Supponete che essa sia quasi come le altre cose che vi piacciono in modo particolare e che costituiscono una parte importante della vostra vita. Quindi, se la pratica della nudità sociale non è ancora parte della vostra vita, sperimentandola dovreste provare tanta gioia quanta sarebbe quella che perdereste se ne foste privati.

Detto sinceramente, la nudità sociale non fa per tutti. Ma se non l’avete mai provata, come potete essere sicuri che non vi piace? Forse la vostra vita senza la nudità è così incompleta come lo sarebbe se fosse priva di certe altre cose che già vi piacciono. E anche se avete considerato l’idea di provare l’esperienza della nudità sociale, ma per vari motivi non l’avete ancora sperimentata, potrebbe darsi che abbiate sottostimato quanto la vostra vita sia incompleta senza di essa.

Vivere insieme nudi Se prendeste la decisione di provare l’esperienza della nudità sociale, potreste aggiungere qualcosa di molto prezioso alla vostra vita. Quest’esperienza vi potrebbe procurare nuove opportunità, capaci di migliorare in modo significativo il grado di soddisfazione nella vostra vita. Forse avreste la possibilità di incontrare altri nudisti con cui entrare in sintonia, i quali potrebbero rappresentare un valore aggiunto alla cerchia dei vostri amici. O forse potreste conoscere altri nudisti che condividono qualche vostra passione, come per esempio praticare uno sport, dedicarsi al giardinaggio o fare escursioni.

E se siete legati da una relazione affettiva con un’altra persona, potreste avere interesse a trovare qualcosa di nuovo da fare insieme, che migliori e approfondisca il vostro rapporto. Ecco, la nudità sociale con altre persone, o semplicemente stare nudi insieme per più tempo, potrebbe essere quel qualcosa in più che migliorerà la vostra vita. Se avete una famiglia, ciascuno dei suoi componenti potrebbe trarre piacere dalle innumerevoli attività che possono essere svolte nell’ambito della pratica nudista. Senza la nudità sociale, potreste perdere splendide esperienze che essa rende possibili anche per la vostra famiglia.

Com’è già stato detto, la nudità è la salsa speciale che esalta molte delle più belle e profonde esperienze della vita. Potreste scoprire che la vita senza la nudità è priva di qualcosa di importante, proprio come la torta al cioccolato senza la glassa o il purè di patate senza il sugo.

Libera traduzione dell’articolo Benefits of social nudity: finding something good that’s missing from your life di Naturist Philosopher.

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Perché è così difficile accettare il nudismo

Semplice nudità, non pornografia

C’è da meravigliarsi se la gente ha un’idea negativa del nudismo? Sul web è quasi impossibile trovare informazioni autentiche sulla cultura nudista, senza imbattersi in una quantità incredibile di porcherie pornografiche. Per fare soldi, l’industria della pornografia crea intenzionalmente un collegamento fra nudità e sesso, ed è estremamente difficile per i nudisti riuscire a spezzare questo legame. Anche i media “normali” contribuiscono ad alimentare questa falsa rappresentazione. Sono rari gli articoli di giornale che raffigurano il nudismo in maniera positiva. Al contrario, i lettori ricevono costantemente notizie di persone nude coinvolte in atti stravaganti o squallidi.

Con così tanti fattori che diffondono la convinzione che nudità e sesso vadano a braccetto, i nudisti sono costretti a sostenere una dura battaglia per convincere l’opinione pubblica che la pratica nudista prevede una nudità priva di contenuto sessuale. Purtroppo non sono pochi coloro che, non conoscendo il nudismo per quello che è veramente, si oppongono al riconoscimento di diritti ai nudisti e alla fruizione da parte loro di spazi ricreativi destinati alla collettività, nella falsa convinzione che la nudità abbia sempre una connotazione sessuale. Per lo più, la società teme che, se cadesse il divieto nei confronti della nudità pubblica, si consentirebbe alle persone di esibirsi nude per le vie cittadine o di fare sesso in pubblico.

Molti si rifiutano semplicemente di considerare il fatto che, se si eccettuano pochi estremisti, nessun nudista reclama il diritto di stare nudo a sua discrezione, in qualsiasi momento o in qualsiasi posto, e tanto meno chiede di poter fare sesso in pubblico! Al contrario, per la maggior parte dei nudisti l’esibizione della nudità a fini provocatori e il compimento di atti sessuali in pubblico sono comportamenti tanto inaccettabili quanto lo sono per la maggior parte dei non nudisti. È la disinformazione che crea un clima di sospetto nei confronti del nudismo e impedisce alla società di considerare con maggiore tolleranza lo stile di vita nudista.

Nudismo è gioia

È abbastanza facile arrivare alla conclusione che, se la nudità cessasse di essere un tabù, ci sarebbe meno mercato per la pornografia. Questa fiorente attività economica prospera principalmente a causa dell’innaturale curiosità generata dal condizionamento psicologico che la maggior parte delle persone riceve a partire dalla prima infanzia, secondo il quale la nudità è qualcosa di sporco e il far vedere certe parti del corpo è intrinsecamente sbagliato e vergognoso. Insomma, la ragione per cui così tante persone trovano eccitanti le immagini di corpi nudi va ricercata nel fatto che il farsi vedere nudi è considerato un evento raro e non “normale”.

Siamo quindi di fronte a un circolo vizioso: finché la società continuerà ad allevare i suoi figli nutrendoli con gli assurdi pregiudizi contro la nudità, la strada per far accettare il nudismo sarà in salita; ma se non si consente la pratica nudista, sarà più difficile riuscire a estirpare quei pregiudizi e segnare un punto importante contro la diffusione della pornografia… Si dovrebbe avere il coraggio di spezzare questo circolo vizioso, mettendo da parte paure ingiustificate e ispirandosi al principio della tolleranza: allora apparirà chiaro che il nudismo è portatore di valori e principi sani e che, proprio per contrastare certi fenomeni di degrado, esso non va condannato, ma promosso.

Libera traduzione di Why naturism is such a tough sell for our clothing restricted societies.

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