8 marzo. Donna nuda: oggetto o persona?

Una donna al mare

  • «Sono favorevole alle spiagge nudiste, purché siano frequentate soltanto da belle gnocche!»
  • «Come? Quella è una nudista? E come fa ad avere il coraggio di farsi vedere nuda, con quel grosso culo che si ritrova?»
  • «So che buona parte dei nudisti è gente di una certa età: dev’essere uno schifo vedere tutte quelle tette cadenti e quelle chiappe avvizzite…»

Talvolta, quando si parla di nudismo, capita purtroppo di imbattersi in osservazioni così squallide come queste. Coloro che le pensano o le dicono dimostrano di non sapere proprio nulla di cosa sia il nudismo e, soprattutto, di avere una ben scarsa considerazione della donna come essere umano. Siffatte osservazioni, infatti, sono il frutto di una concezione della donna come oggetto, che purtroppo ancor’oggi appare ben presente nella società attuale, improntata al culto dell’immagine e venata da un mai sopito maschilismo.

Quando si parla del corpo di una donna e di quanto esso dovrebbe o potrebbe essere svelato, spesso, con smaccata ipocrisia, si giudica in base all’apparenza e alle esigenze del mercato. Se il corpo di una donna risponde ai severi requisiti che lo fanno considerare bello e sexy, e quindi può essere mostrato per il piacere del maschio o per vendere un prodotto, allora la sua nudità è ritenuta non solo accettabile, ma da incoraggiare e sfruttare. Se però una donna scopre un seno per allattare un bambino, o semplicemente si spoglia per provare il piacere di stare nuda a contatto con la natura, e se il suo corpo non corrisponde ai canoni della bellezza e dell’attraenza, allora la sua nudità è giudicata sporca, indecente, da nascondere con vergogna.

È chiaro che questa concezione della donna-oggetto è diametralmente opposta alla cultura del nudismo, secondo la quale non ci si spoglia per il piacere degli altri, per dare spettacolo, bensì per il piacere proprio, per godere del contatto diretto del corpo nella sua interezza con il mondo naturale. C’è un vero e proprio rovesciamento di prospettiva rispetto a quanto si vede per lo più accadere sui mezzi di comunicazione vecchi e nuovi, dove il nudo è l’elemento che deve suscitare interesse, dev’essere giovane, gradevole, piccante, allusivo, dev’essere fonte di desiderio e di eccitazione: qui, il fulcro e il fine della nudità è l’occhio di chi guarda, non il corpo spogliato, che non è più essere umano, ma diventa oggetto.

Al contrario, il nudismo considera il corpo come una parte essenziale della persona, che merita di ottenere il più profondo rispetto, non di subire critiche impietose. Come già detto, la nudità non è finalizzata all’esibizione: non ci si spoglia per farsi esaminare da un osservatore, né tanto meno per risvegliare il suo interesse o il suo desiderio. È per questo che chi pratica il nudismo arriva al punto di non guardare più la nudità altrui con morbosa curiosità e non giudica la bellezza di un corpo secondo i criteri estetici che stanno alla base dell’oggettivazione della persona umana. Tutti i corpi sono belli perché sono partecipi della dignità dell’essere umano, nella loro naturale imperfezione e con le tracce lasciate dal fluire del tempo. E perciò a ciascuno dev’essere riconosciuto il diritto di godere della nudità, sia che rispetti o meno i canoni della “bellezza”.

Due coppie di nudisti

Due coppie di nudisti. Entrambe bellissime nella loro umanità.

Sarebbe bello che il corpo femminile non fosse più oggetto di strumentalizzazioni. Sarebbe bello che il corpo umano conquistasse il diritto di non essere giudicato in base al grado di attrazione e di perfezione. Se si conseguissero questi risultati, tanti problemi che affliggono la nostra società ne risulterebbero ridimensionati. A cominciare dall’oggettivazione del corpo femminile.

A questo proposito la cultura nudista avrebbe molto da insegnare alla società, se solo quest’ultima avesse l’umiltà di prenderla in considerazione in maniera pacata e senza pregiudizi. Con l’accettazione e la diffusione del nudismo, la società verrebbe educata alla “normalità del nudo”. Sotto un duplice punto di vista. Da un lato, “normalità” intesa come superamento dell’immagine del corpo idealizzato e perfetto, dei corpi scolpiti (e magari ritoccati e fasulli) delle modelle, per giungere ad un’immagine più vera e umana, nella quale l’imperfezione e il segno del tempo non sono uno stigma da criticare o di cui avere vergogna. Dall’altro, “normalità” intesa come consuetudine alla visione del nudo: vedere e farsi vedere nudi – ovviamente in contesti adeguati – non dovrebbe essere un fatto eccezionale, una fonte di disgusto o di vergogna, ma un evento, appunto, “normale”, nella consapevolezza che nessuna parte del nostro corpo è meno degna o più “sporca”, più o meno “bella” di altre.

La “normalità del nudo” porterebbe con sé numerosi benefici, come del resto dimostrano vari studi psicologici condotti sui nudisti. Solo per fare qualche esempio, si ridimensionerebbe il problema della sciagurata emulazione di modelli irraggiungibili, che porta tante ragazze a non accettare il proprio corpo e a finire magari vittime dell’anoressia, nella vana speranza di conseguire la “bellezza” ideale. Ma verrebbe anche meno la curiosità morbosa per la nudità, che tanta responsabilità ha nello sfruttamento bieco dell’immagine del corpo umano, nella diffusione dilagante della pornografia e nella dipendenza da essa (ci si è mai chiesti perché i bambini che crescono in famiglie nudiste non sviluppano tale curiosità morbosa e considerano il proprio corpo e quello degli altri in maniera più equilibrata?).

Paradossalmente, dunque, per sconfiggere l’oggettivazione del corpo femminile, non c’è bisogno di meno nudità, ma di più nudità! Ma di una nudità sana, umana, quotidiana. Normale. C’è bisogno di un mondo nel quale, alla riscoperta del piacere di stare nudi nella natura, si accompagni l’accettazione dell’altrui e della propria nudità.

Nuda e libera.

Domani è l’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, che ricorda «sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo» (Wikipedia).

Questo post è dedicato a tutte le donne. Perché il loro corpo vale e merita rispetto.

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