Il nudismo? Un falso bersaglio

Relax sul lagoIl codice penale italiano attualmente in vigore punisce «chiunque, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti osceni» (art. 527) e «chiunque, in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti contrari alla pubblica decenza» (art. 726). Queste norme vengono solitamente invocate per reprimere la pratica nudista, ossia il comportamento di chi si mette semplicemente nudo su una spiaggia, sulla riva di un torrente o fra gli alberi di un bosco. A dire il vero, varie pronunce giurisprudenziali hanno di recente respinto questa interpretazione delle norme citate, ritenendo che ormai, grazie all’evoluzione dei costumi dimostrata dalla società, la nudità non può più di per sé ritenersi contraria alla pubblica decenza e, men che meno, costituire un atto osceno.

Sta di fatto, però, che molti amministratori locali e rappresentanti delle forze dell’ordine fanno riferimento proprio a quegli articoli del codice penale per schierarsi contro il nudismo, obbligando i malcapitati che vengono sorpresi nudi e denunciati a difendersi in giudizio davanti a un magistrato. Da qui l’incertezza e l’ambiguità della situazione giuridica riguardante il nudismo in Italia, che – fra l’altro – tanta responsabilità ha nell’azzoppare il nostro Paese sul piano dell’offerta turistica (come ho già evidenziato in un altro post).

Eppure, se anziché lasciarsi influenzare dall’istinto atavico di condanna senza appello della nudità, si ragionasse per un attimo in maniera lucida e tranquilla, si potrebbe constatare che i fenomeni di degrado contrastati da quei due articoli del codice penale sarebbero ben più efficacemente repressi, se la si smettesse di colpire il nudismo tout court e si cominciasse invece a rispettarlo e promuoverlo. E non si tratta di un paradosso.

Nudo fra gli alberiInnanzi tutto giova mettere in luce, su un piano più generale e in una prospettiva di medio termine, che l’abitudine alla normalità della nudità promossa dal nudismo è in grado di educare la società in generale a percepire il nudo in maniera più sana e matura, con conseguenti ricadute positive. È noto che nascondere e censurare qualcosa ha l’effetto di rendere ancora più morbosa e irrefrenabile la curiosità di scoprire e di vedere ciò che viene nascosto e censurato. Se ci fosse bisogno di dimostrare quest’affermazione, basti dare un’occhiata – tanto per fare un esempio – alle statistiche di Google sulla frequenza nella ricerca della parola “sex“: il search volume index più alto ce l’hanno quei Paesi dove impera una “morale” notoriamente più restrittiva!

Perciò, se la nudità nella natura, nel tempo libero o in vacanza, diventa una cosa consueta, quotidiana e vissuta con assoluta “indifferenza”, la normalità della nudità porta inevitabilmente con sé la diminuzione degli episodi di voyerismo ed esibizionismo, non certo il loro aumento! Al giorno d’oggi si continua a caricare la semplice nudità di significati erotici, per cui molte persone ritengono che vedere un uomo o una donna completamente nudi sia di per sé un potente stimolo sessuale. Ma nel momento in cui è evidente il contrario (e più di cent’anni di tradizione nudonaturista europea stanno lì a dimostrarlo, se solo si vuole avere l’onestà di prenderla in considerazione), è chiaro che la consuetudine con la nudità porta con sé un benefico depotenziamento della sua valenza erotica.

Qualche amministratore locale potrebbe obiettare che, sebbene tutto ciò sia vero, le sue scelte nei confronti del nudismo devono muoversi in un’ottica di breve periodo, su un piano più concreto, in relazione alla buona gestione del territorio. Questa diffidenza nei confronti del nudismo deriva probabilmente dal fatto che oggi molti luoghi che vengono etichettati “a frequentazione nudista” sono talvolta, in realtà, dei veri propri postriboli a cielo aperto, dove si danno appuntamento guardoni, esibizionisti, nonché appassionati di autoerotismo, sesso facile, scambi di coppia e altre amenità.

È vero: purtroppo esistono situazioni di questo genere. Ma fermiamoci per un attimo a fare qualche breve considerazione al riguardo. In primo luogo, va detto che non è giusto attribuire, sic et simpliciter, l’aggettivo “nudista” a quei luoghi e pensare che il nudismo sia tutto lì. No, il nudismo è ben altro! È ovvio che ci si può mettere nudi all’aperto allo scopo di fare sesso, ma si deve riconoscere che ci si può mettere nudi all’aperto anche per altri motivi. E il fatto che ci siano dei (pochi) depravati che fanno sesso in certi posti all’aperto non può e non deve essere un motivo sufficiente per sacrificare il diritto dei (molti) nudisti di starsene nudi in maniera libera e tranquilla in mezzo alla natura. Qualche giorno fa, ad esempio, ho letto la notizia di un ennesimo centro massaggi chiuso dalle autorità per sfruttamento della prostituzione: dobbiamo forse arrivare alla conclusione che tutti i centri massaggi vanno chiusi?

Donna fra gli alberiMa formuliamo un’altra riflessione. Proprio perché osteggiati, i nudisti sono costretti a cercare i posti più isolati e appartati dove potersi mettere nudi: ma quegli stessi posti, in quanto isolati e appartati, sono meta prediletta di coloro che cercano di praticare attività sessuale e che col nudismo hanno assai poco a che fare. E sono i nudisti i primi a dolersi di questa situazione! Se i nudisti avessero la possibilità di stare tranquillamente nudi anche in posti meno fuori mano, diventerebbe subito evidente a tutti che il nudismo non ha il volto dissoluto dei maniaci sessuali, bensì il volto schietto di uomini e donne normali, il volto gioioso delle famigliole con bambini, il volto segnato dalle rughe della saggezza degli anziani.

La dimostrazione? Prendiamo l’esempio della Germania. Da Berlino a Monaco, da Dresda ad Hannover, non c’è città tedesca che non ospiti nei suoi parchi delle aree appositamente dedicate alla Frei Körper Kultur, come là viene chiamato il nudonaturismo. Così, a pochi passi dalle principali vie cittadine, i nudisti possono mettersi nudi sul prato, all’ombra degli alberi o sulla riva di un laghetto. Ed è cosa assolutamente normale vedere intere famiglie nude che fanno un picnic sull’erba, bambini che giocano nudi e spensierati o impiegati di un qualche ufficio dei dintorni che, in pausa pranzo, dismettono giacca e cravatta per godersi un’oretta di nudità al sole. Guardoni? Maniaci sessuali? Forse, di tanto in tanto, ne capita uno, ma non ci vuole molto perché finisca nelle mani della polizia, che là, in Germania, i nudisti li protegge.

Quando potremo vedere lo stesso nei parchi delle città italiane? Non si invochi come argomento contrario la presunta tutela della maggioranza non-nudista della popolazione! La tutela dalla nudità è un falso problema, creato dai pregiudizi e dalle paure nei confronti di quello che è semplicemente lo stato naturale dell’uomo. È ormai tempo che questi pregiudizi e queste paure cedano di fronte alla ragione. È pacifico che si devono riconoscere e salvaguardare anche i diritti delle minoranze. E la minoranza dei nudisti chiede soltanto l’innocuo diritto di poter stare nuda.

Questa voce è stata pubblicata in Nudismo in Italia, Questioni legali e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

5 risposte a Il nudismo? Un falso bersaglio

  1. Gessica ha detto:

    Complimenti per l’articolo!

  2. anna paolinelli ha detto:

    Siccome i giudici non hanno abbastanza da fare coi veri delinquenti, offriamogli qualche stronzata di cui occuparsi! Sono per il “vivi e lascia vivere”, la nudità non dev’essere un problema, ma la nostra cultura bacata è dura a morire!

  3. Marco ha detto:

    Desidererei una delucidazione sulla frase moralistica ed impropria presente in quest’articolo: “E il fatto che ci siano dei (pochi) depravati che fanno sesso in certi posti all’aperto”. Fare sesso all’aperto è da depravati??? Assolutamente no! E’ naturale e dunque naturista anch’esso! Io faccio sempre sesso all’aperto, l’ultima volta 2 settimane fa, e allora? Sono depravato? No, sono naturista e naturale. Pratico il naturismo dall’Agosto 2007 grazie ad un “battesimo” aquitano a Lacanau-Océan, ma è dal 1998, se ben ricordo, che mi tolgo il costume in acqua e nel Mediterraneo. E fare sesso, in acqua come fra i boschi o nelle dune non ha nulla di perverso.
    Fra l’altro i “(pochi) depravati” non sono affatto pochi, altro errore nel vostro testo.

    • esserenudo ha detto:

      Il riferimento ai “(pochi) depravati” è chiaramente agli esibizionisti e a coloro che scambiano le zone frequentate dai nudonaturisti per aree dedicate al sesso libero. Sono pochi rispetto alla grande quantità di nudisti che stanno nudi all’aria aperta senza alcun intento sessuale. Il nudismo di per sé non c’entra nulla con il sesso: il sesso è una delle tante cose che si possono fare restando nudi. Se uno vuole fare sesso all’aperto, mi auguro solo che prenda ogni precauzione per non correre il rischio che altre persone possano vederlo: la nudità è “neutra”, il sesso no. Ripeto, sono due cose distinte: e se le confondiamo tra loro, non aiuta certo a spiegare cos’è il nudismo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...