Il nudismo secondo lo psicologo

Marc-Alain Descamps Marc-Alain Descamps è un filosofo e psicologo francese, nonché psicanalista, insegnante di yoga e scrittore. Dal 1967 al 1994 è stato professore di psicologia alla Sorbona e all’Università René Descartes di Parigi. Ha pubblicato più di 50 libri di filosofia e di psicologia.

Vediamo qui alcuni passaggi di una sua intervista a proposito di Nudità e naturismo, risalente ad alcuni anni or sono, ma sicuramente ancora assai attuale per la ricca serie di spunti di riflessione che essa ci offre.


♦ Quali studi ha fatto sul naturismo e perché?

Sto lavorando alla costruzione di una psicologia del corpo. Dopo aver studiato il ruolo dei vestiti, ho scritto un libro sulla psicologia della moda. E dunque ho voluto indagare sul motivo per cui certe persone vorrebbero vivere nude, senza vestiti. Ho così fatto delle ricerche nell’ambito nudista, che mi hanno portato a conoscere la storia del nudo, facendomi scoprire che, a partire dalla nudità degli antichi Greci, ci sono sempre stati in Europa dei gruppi che hanno reclamato il diritto di stare nudi. Dal punto di vista geografico, ho studiato i movimenti naturisti in Europa, in Nuova Zelanda e in Brasile. Lo studio etnologico mi ha mostrato che ci sono sempre state popolazioni normalmente nude in tutti i continenti, dall’Amazzonia al deserto australiano. E oltre alla filosofia del nudo, non meno interessanti sono la psicologia del nudo e la psicanalisi del nudo. Ma ho analizzato anche l’aspetto economico (commerciale, sociale e turistico) del fenomeno e continuo i miei studi sull’immagine del naturismo e sul ruolo del nudo nella pubblicità.

In riva al mare ♦ Com’è cambiato il pudore?

Il pudore è una convenzione sociale. Esso è collegato al sentimento di vergogna che si prova di fronte agli altri. Cambia molto a seconda del momento storico, ma anche dal punto di vista geografico. In nome del pudore, si è ritenuto di dover nascondere i capelli, gli organi genitali, la bocca, le caviglie, le orecchie, il seno, e così via. In molti paesi il seno delle donne non ha nulla a che vedere con il pudore, in altri è più grave mostrare la propria bocca che il proprio sesso. Per gli Orientali il pudore riguarda la manifestazione dei sentimenti. E in Occidente sarebbe fonte di vergogna per i maschi piangere e mostrare le proprie lacrime: secondo i canoni educativi, le lacrime sarebbero infatti riservate alle donne.

♦ Quali sono i benefici psicologici del nudismo?

Il nudismo porta con sé un insieme di vantaggi sul piano psicologico. Innanzi tutto il nudismo dà un senso di libertà: è una vera liberazione lasciar cadere i simboli delle convenzioni sociali. È anche un ritorno allo stato naturale, giacché tutti gli esseri umani hanno praticato il nudismo almeno una volta nella loro vita. Uscendo dal grembo materno, ciascuno di noi è stato nudo, completamente, integralmente, senza alcun vestito. Con il nudismo si ritrova un sentimento di innocenza, ossia di non-peccato e di non-colpevolezza. Inoltre, il nudismo fa percepire all’uomo il suo essere parte della natura. È per questo che in Francia è stato inventato il termine naturismo (dapprima sconosciuto nei Paesi anglosassoni, dove si parlava soltanto di nudismo), al fine di sottolineare che la nudità è un ritorno al costume naturale dell’uomo, grazie al quale egli riesce a sentire la vita e l’amore della natura. L’essere umano diventa vero e autentico, giacché riabilita il proprio corpo e si riconcilia con esso, smettendo di dividerlo in parti che si possono mostrare e parti “vergognose”. È dunque schietto perché non ha più nulla da nascondere.

Giocando a pallavolo ♦ E quali sono i benefici sociali del nudismo?

Il nudismo ha importanti ripercussioni sociali, in quanto sviluppa sentimenti di fraternità, di uguaglianza, di pace. Beninteso: il nudismo non dev’essere imposto a coloro che non ne vogliono sapere. Parecchie persone hanno una grande vergogna del loro corpo e del loro sesso e sono traumatizzate dalla vista del corpo umano, per cui non potrebbero mai mettersi nude. E bisogna rispettare la loro condizione, che va trattata come una fobia, come quella di coloro che non sopportano la vista dei topi, dei ragni o dei serpenti. I nudisti, i quali chiedono semplicemente che si rispetti la loro libertà, sono rispettosi della libertà altrui. Essi sono contrari agli esibizionisti che impongono la visione dei loro organi genitali in maniera provocante. Hanno un grande pudore e non vogliono che il nudismo venga confuso con la pornografia, lo scambismo o la perversione sessuale. Infatti è del tutto sbagliato prendere una cosa per l’altra!

♦ Qual è il futuro del nudismo?

Sono convinto che l’umanità finirà per rinunciare allo sfruttamento sfrenato della natura, alla sua somatofobia, alla frenesia per il denaro e il rendimento a tutti i costi. Essa si riconcilierà con la sua natura e riconoscerà a tutti il diritto alla nudità. Un giorno ognuno di noi avrà il diritto di stare nudo. La società sarà meno pudica e non alimenterà più sentimenti di vergogna o di odio nei confronti del corpo.

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Una risposta a Il nudismo secondo lo psicologo

  1. Giuliano ha detto:

    Un giorno… ma quando?

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