Il pudore e il costume da bagno

Via il costume!

Il pudore è una forma di obbedienza a certe regole. Regole che sono relative rispetto al tempo e allo spazio. In effetti, il pudore non è lo stesso in tutto il mondo e non è lo stesso a seconda dell’epoca in cui ci si trova. A quanto pare, nella nostra attuale società occidentale, il pudore risulta rispettato, se intorno al corpo manteniamo un paio di minuscole strisce di tessuto, che prendono il nome di “costume da bagno”.

A dire il vero, parecchie persone sono pronte ad ammettere che abbiamo la libertà di vivere nudi, di fare il bagno nudi, di prendere il sole nudi, di camminare nudi, di stare al parco nudi… Queste persone, pur non essendo nudiste, hanno un grado di maturità tale da riconoscere che la libertà di mettersi nudi, così come la libertà di manifestare il proprio pensiero, di coltivare il proprio passatempo preferito, di andare a fare una passeggiata, non può essere messa in discussione solamente perché viola le regole del pudore.

Senza il costumeMolte persone vorrebbero anche provare a praticare il nudismo, giacché riconoscono che stare nudi è una fonte di piacere, ma non si sentono capaci di affrancarsi dal loro senso del pudore e restano aggrappate al loro striminzito costume da bagno, ultimo baluardo a difesa della loro intimità. Altre persone, invece, rifiutano radicalmente la semplice idea di stare nudi, la giudicano inconcepibile, ritengono che il vedere un uomo o una donna nella loro nudità sia un’inaccettabile “offesa al pudore”, ma sono assolutamente (e ipocritamente) tranquillizzate dalla presenza di pochi centimetri quadrati di costume da bagno. Purtroppo – lo dico qui per inciso – vi è in Italia la tendenza a dare maggiore ascolto a questa minoranza intollerante e intransigente, la quale, schiava delle regole del pudore, vuole imporne il rispetto anche a chi non le condivide.

Ma che cos’è questo pudore, se non un’integrazione inconscia delle regole nello spirito dell’individuo? Freud parlava di “Super-io”. Queste regole ci sono state dette e ripetute a tal punto che tutti noi le abbiamo profondamente integrate nel nostro intimo. Il nudista si libera dei vestiti per godere meglio degli elementi naturali che lo circondano, certo, ma egli si libera anche di quelle regole arcaiche, superate e perverse, che considerano il corpo come vergognoso e la nudità come una questione esclusivamente sessuale o, peggio, criminale.

Liberarsi, emanciparsi, significa anche e soprattutto riflettere sulla propria condizione, comprendere i preconcetti, le convenzioni sociali e le norme culturali che pesano su di noi. Essere nudista, quindi, vuol dire non soltanto togliersi il costume da bagno, ma anche rifiutare certe “regole di comportamento” che non servono a niente e che ci opprimono da secoli con l’assurda affermazione che il pudore consiste nel coprire il proprio corpo al fine di essere modesti, onesti e rispettosi degli altri. Va messo in evidenza, però, che il nudista non manca di pudore: ne ha semplicemente una concezione diversa e più coerente con i basilari principi di libertà e di affermazione del valore dell’essere umano.

Libero dal costume! Togliersi il costume da bagno è dunque un gesto sovversivo? Detto così sembra un po’ esagerato. Sicuramente il nudista non è così sovversivo come l’ateo, che nega ogni fede religiosa, o come l’anarchico, che vuole travolgere l’ordine costituito e la maggior parte delle regole sociali. Tuttavia il nudista si comporta secondo una certa logica sovversiva, nella misura in cui rifiuta quelle convenzioni che, al lume della ragione, gli appaiono illogiche e sceglie perciò di liberarsene.

Ma se il nudismo ha questo pizzico di spirito rivoluzionario, deve forse per questo essere condannato senza appello dalla società? È vero che la società ha la tendenza a essere “tradizionalista” e a difendere le proprie convenzioni. Ma se si riflette anche solo per un attimo in maniera lucida e corretta, ci si può facilmente rendere conto che il nudismo non vuole sovvertire la tradizione per condurre all’affermazione di valori aberranti. Tutt’altro! Il nudismo, con la sua richiesta di legittimare la nudità pubblica come un fatto “normale”, altro non fa che incoraggiare una concezione più matura e serena del corpo umano, che va accettato e rispettato nella sua interezza, senza classificarne le varie parti come più o meno nobili di altre. E questa concezione nudista del corpo umano è il terreno fertile per lo sviluppo di una serie di frutti positivi per il benessere dell’individuo come singolo e della società nel suo complesso.

Come ho già scritto altrove, non intendo sostenere che tutti debbano “convertirsi” al nudismo. Ci mancherebbe altro! Voglio soltanto dire che dev’essere finalmente riconosciuto da tutte le persone ragionevoli che il nudismo reca in sé una carica positiva e benefica e che pertanto è assurdo ostinarsi a ostacolarlo nel nome di antichi pregiudizi, i quali ci insegnano che stare nudi “non va bene”, “è vergognoso”, “è indecente”. Ciascuno è ovviamente libero di non praticare il nudismo, ma non si capisce perché debba impedire ad altri di praticarlo. La nudità è bella, è piacevole, è naturale! Ciascun essere umano deve avere il sacrosanto diritto di stare nudo. E tale diritto non può essere frustrato tirando in ballo l’ormai vecchia questione della tutela del pudore. In definitiva, si tratta solo di una banale questione di libertà.

Liberamente ispirato a riflessioni svolte su Nu Nature et Naturisme pour un 21ème siecle humaniste et naturiste.

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Auguri di ferragosto

Finalmente in vacanza!

Esserenudo.net si prende un breve periodo di vacanza, sospendendo la pubblicazione degli articoli fino a settembre. Qui desidero semplicemente salutare i followers e tutti i lettori del blog, ringraziandoli per l’assiduità con cui seguono i miei post ed esprimendo loro la mia gratitudine per le numerose condivisioni su Facebook e altri social network, che contribuiscono in maniera significativa ad aumentare le visite.

Sono passati quasi sei mesi da quando ho iniziato a scrivere su questo blog. Volendo dare una rapida occhiata a qualche dato statistico, dalla nascita a oggi sono oltre 74.000 le visualizzazioni delle singole pagine, per una media di circa 430 pagine visualizzate ogni giorno. Mi sembra un risultato oltremodo lusinghiero, del quale posso senz’altro dirmi soddisfatto.

Mi auguro (o mi illudo?) che questo blog possa dare un sia pur modesto sostegno alla promozione del nudismo in Italia, fornendo argomenti e spunti di riflessione a chi nudista lo è già, ma anche e soprattutto a chi non lo è, e contribuendo con la pacatezza della ragione alla dimostrazione dell’infondatezza dei pregiudizi che affliggono il nudismo e ostacolano l’accettazione della nudità come normalità.

Auguro a tutti un buon ferragosto e una buona fine estate all’insegna del nudismo! 🙂

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Il coraggio di godere della nudità sociale

Corsa nudistaLa nostra società contemporanea appare generalmente ostile nei confronti della nudità sociale. È indubbio che i preconcetti e i luoghi comuni continuano ad alimentare una fortissima resistenza ad accettare il nudismo, per il quale è appunto fondamentale la pratica della nudità comunitaria. Così, per esempio, si percepisce come contrario alle convenzioni sociali e morali il fatto che un gruppo di uomini nudi faccia tranquillamente una bella corsa sul bagnasciuga di una spiaggia o che alcune amiche si spoglino completamente su un prato, mentre chiacchierano prendendo il sole. In entrambi i casi, ai nudisti in questione verrebbe quanto meno mossa l’accusa di essere esibizionisti o, addirittura, maniaci sessuali.

Ancora una volta ci troviamo di fronte a un atteggiamento negativo nei confronti della nudità, amaro frutto del pregiudizio che l’essere nudi riguardi esclusivamente la nostra sfera sessuale e che si possa stare nudi insieme ad altre persone nude soltanto allo scopo di fare attività erotica.

Tale atteggiamento si acquisisce generalmente prima dell’età adulta. Di solito, esso deriva dall’educazione impartita dai genitori, i quali – in maniera più o meno consapevole – instillano nei figli l’idea che la nudità sia una cosa brutta, vergognosa e legata a filo doppio con la sessualità. In un certo senso, il tabù della nudità è come una sorta di malattia genetica, che si trasmette da una generazione all’altra. Ma anche chi ha la fortuna di crescere all’interno di una famiglia tollerante o perfino favorevole nei confronti della nudità, può comunque acquisire un atteggiamento negativo a causa dell’influenza dei coetanei.

Con questa situazione di pregiudizio nei confronti della nudità, coloro i quali, dopo aver scoperto che la nudità è una fonte innocente di piacere per il corpo e lo spirito, intendono avvicinarsi alla pratica della nudità sociale, devono avere una certa forza d’animo. Da un lato, infatti, bisogna mettere in atto la decisione di passare da un nudismo vissuto in solitaria a un nudismo praticato in compagnia di altre persone: e questo può apparire a taluni come un passo impegnativo, in quanto una cosa è starsene nudi da soli, magari al riparo delle quattro mura della propria casetta, un’altra è “mettersi in gioco” denudandosi in pubblico. Dall’altro lato, la pratica della nudità sociale espone al rischio di cadere vittime dei pregiudizi, di essere cioè bollati come esibizionisti dediti alla trasgressione sessuale: potrebbe quindi essere necessario trovare il coraggio di difendere la propria scelta di praticare il nudismo, spiegando agli scettici quanti effetti benefici porti con sé la nudità sociale e quanto sbagliato sia il considerarla come il preludio di attività erotiche.

Nudità sociale Sono numerosissimi gli argomenti razionali che si possono addurre a sostegno della nudità sociale, per dimostrare chiaramente che essa non è un’espressione di esibizionismo o di perversione sessuale. Eccone sintetizzati alcuni.

  • Stare nudi, liberi da ogni indumento, dà semplicemente una sensazione di benessere, che è assolutamente slegata dal benché minimo contenuto sessuale.
  • Alla prova dei fatti, essere nudi insieme ad altre persone pure nude non provoca di per sé eccitazione sessuale, ma suscita piuttosto nobili sentimenti di apertura e vicinanza con gli altri.
  • Quando smettiamo di nasconderci sotto gli indumenti, siamo in grado di apprezzare, di rispettare e di accettare maggiormente il nostro corpo e quello degli altri.
  • Quando superiamo la nostra paura di essere nudi in presenza di altre persone, vinciamo anche altre paure irragionevoli di esporre altri aspetti di noi stessi, diventiamo più schietti, mettiamo in luce la nostra genuinità.
  • Grazie alla nudità sociale, impariamo a scindere la nudità dalla sessualità, per cui quest’ultima diventa meno problematica per noi.

Questa breve lista di argomenti ha solo una finalità esemplificativa, ma potrebbe continuare a lungo. Eppure, le persone che non hanno vissuto alcuna esperienza nudista tendono per lo più a considerare simili argomentazioni con incredulità e diffidenza, proprio perché i loro schemi di giudizio risultano pesantemente condizionati dai luoghi comuni circa la nudità.

Nudità sociale Ma allora, di fronte ai pregiudizi che affliggono il nudismo, dove possiamo trovare il coraggio di godere della nudità sociale? In realtà, la risposta è più semplice di quanto il neofita possa credere. La soluzione migliore è, lapalissianamente, quella di… praticare la nudità sociale! Per fare ciò, non sono necessari mentori o insegnanti, perché per stare nudi non c’è proprio nulla da imparare. È sufficiente tutt’al più prendere contatto con un’associazione naturista e partecipare agli eventi che essa organizza oppure, ancor più banalmente, fare una vacanza in una struttura nudista. Incontrare altra gente che già pratica la nudità sociale permette di acquisire nel giro di brevissimo tempo quel pizzico di fiducia in se stessi, che consente di superare vittoriosamente gli scogli del dubbio e di godere della bellezza dello stare nudi insieme ad altre persone.

Per quanto riguarda, invece, il problema di persuadere gli scettici (quelli che si denudano del tutto soltanto quando fanno la doccia…) che la nudità sociale non è sintomo di perversione, ma ha sostanziali effetti positivi, il discorso si fa più complicato. Ma non bisogna disperare. Parlando di nudismo con coloro che non lo conoscono affatto, occorre fare appello alla loro capacità di ragionare con pacatezza e onestà, superando concezioni della nudità viete e preconcette. Il punto, però, è che l’unica dimostrazione in grado di convincere gli scettici sarebbe la pratica stessa del nudismo! Mai come in questo caso si può dire che l’esperienza diretta vale più di mille ragionamenti teorici.

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Uomo, esci dal tuo guscio!

Uomo, esci dal tuo guscio!

Essere nudi, percepire la propria superficie esterna, avere la sensazione della propria pelle nuda… In verità, chi non conosce questo piacere, è un perfetto ignorante.

Talvolta se ne prova un assaggio anche quando si è vestiti. Come quando pesanti gocce di pioggia penetrano attraverso gli abiti o quando si viene sommersi da un acquazzone… Anche il vento dà il suo contributo, quando soffia sul volto e sulle mani e attraverso i vestiti… E il caro sole: esso trafigge i tessuti con i suoi raggi, in modo tale che il senso di benessere ci fa ingobbire di piacere. Ogni volta che si viene accarezzati dal sole, il sangue risponde al tocco, danza, si rallegra, si scalda dolcemente; e la pelle s’inturgidisce per la pressione.

E una voce interiore esorta: «Uomo, esci dal tuo guscio! Strappati i vestiti di dosso, affinché l’aria, la luce e l’acqua possano giungere a te!» Quest’invito mi sembra un motivo sufficiente per togliersi gli abiti senza indugio.

Non è necessario dire che quest’esigenza del tutto innata di denudarsi ha qualche fondamento estetico o igienico. In verità, la cultura della nudità è qualcosa di molto potente, giacché incoraggia anche le pance flaccide e le gambe rachitiche a scoprirsi spudoratamente davanti agli altri.

Ma l’onesta scrupolosità, che trattiene la felicità della nudità con l’orologio alla mano, sia riservata a coloro che non sanno godere del piacere della vita! No, insieme ai vestiti gettiamo via da noi tutte le incertezze e le esitazioni e gustiamo in maniera spensierata ciò che ci fa stare bene!

Hans Waldemar Fischer (1876-1945), Das Schlemmerparadies, 1921.

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Che il topless sia la normalità!

Topless in Central Park

Ecco la traduzione di un articolo di Calyse Tobias, pubblicato di recente sul sito del San Jose Mercury News, a proposito del topless come strumento per raggiungere la parità dei sessi e la piena dignità della donna come essere umano. Le considerazioni che l’autrice svolge con riferimento al contesto americano sono perfettamente adattabili alla realtà italiana. Ma non solo: analoge considerazioni possono essere formulate per arrivare alla conclusione che la normalità della nudità è la strada maestra che conduce alla de-sessualizzazione del corpo e alla riscoperta del valore dell’essere umano. Infatti, abituarsi alla nudità significa anche acquisire «la capacità di vedere uomini e donne come persone, anziché come oggetti sessuali».


Oggi gli uomini vanno in giro sulle spiagge e per strada a petto nudo, e nessuno si fa grossi problemi. Al contrario, se una donna dovesse camminare lungo la strada scoprendo il seno, la gente reagirebbe con incredulità e disapprovazione. Direbbe che è una sgualdrina. Il seno femminile è sinonimo di molte cose. Una è il sesso.

Dico con orgoglio di essere una femminista. Quest’estate ho intenzione di partecipare a un evento pubblico in favore del topless femminile a San Francisco. Marcerò a seno scoperto insieme ad altre donne in topless, esercitando e difendendo il mio diritto di farlo. Molte organizzazioni si battono per questo diritto, fra cui Topfreedom, Free The Nipple e GoTopless. Sebbene in California andare in giro a seno nudo sia legale, le donne che lo fanno – comprese quelle che allattano al seno – corrono il rischio di essere arrestate con l’accusa di “condotta disordinata”. Sono proprio convinta di fare questa protesta, perché non c’è nulla di sessuale nel godersi una bella giornata calda in città insieme a persone che condividono le mie stesse idee.

Uomo nudo Da un punto di vista anatomico, la funzione primaria delle mammelle di una donna è quella di fornire latte ai suoi figli. Molte persone sono attratte dai seni, ma questo non significa che essi siano intrinsecamente sessuali. Molte persone sono anche attratte dal petto degli uomini, e in particolare dai suoi muscoli. Pettorali, addominali e muscoli del collo sono tutti oggetto di desiderio. Eppure, lo scopo di questi muscoli è quello di far muovere il corpo. Ogni desiderio che essi suscitano dev’essere considerato come una loro funzione secondaria.

La circostanza che il seno femminile sia considerato come una cosa essenzialmente sessuale, è il risultato di una sessualizzazione della donna. Nella società americana le donne sono oggettivizzate. Ciò significa che sono viste più come oggetti sessuali che come persone. Dire alle donne di coprirsi, perché il loro seno scoperto è indecente, è frutto di un punto di vista limitato e misogino, per il quale le donne sono soltanto oggetti sessuali per l’uso maschile. Le donne sono sessualizzate, ma non possono essere sessuali. Le donne non possono vincere in questa situazione: o sono “sgualdrine”, o sono “bacchettone”, mai esseri umani.

Uno sguardo alla storia rivela che un tempo negli Stati Uniti agli uomini non era permesso mostrarsi pubblicamente a petto nudo. Nel 1935, dopo che un gruppo di uomini era stato arrestato in massa e multato per essere stato a petto scoperto su una spiaggia di Atlantic City, New Jersey, i funzionari della città affermarono: “Non vogliamo gorilla sulle nostre spiagge!” Ma gli uomini si batterono per il loro diritto e appena l’anno successivo il New Jersey approvò una legge che permetteva loro di stare pubblicamente a petto nudo. Negli anni seguenti leggi analoghe furono adottate gradualmente anche negli altri Stati. Ancor oggi, nel 2014, alle donne è espressamente vietato di stare in topless in 17 Stati. In Francia le donne possono stare legalmente a seno scoperto sulle spiagge e nei parchi. La morale della società francese non è decaduta.

Coloro che si oppongono al topless femminile sostengono che esso inciterebbe gli uomini a violentare le donne. Questo modo di pensare, tuttavia, pone a carico delle donne la responsabilità di prevenire gli stupri. Una strategia più efficace sarebbe forse quella di insegnare agli uomini che non bisogna fare violenza. I corpi delle donne non sono inviti aperti alla violenza sessuale. Facendo coprire il seno alle donne, si rinforza l’idea che il seno esiste soltanto per il piacere degli uomini e si afferma che le donne sono oggetti sessuali, piuttosto che esseri umani che meritano rispetto. Gli uomini continueranno a sentirsi titolari di un diritto sul corpo delle donne, se quest’ultimo continua a essere rappresentato solo come oggetto sessuale. Il topless femminile è in grado di togliere alle donne quest’aura di sessualità nascosta e tentatrice e di indurre gli uomini a vedere che le donne sono esseri umani come loro.

Donna nuda Immaginate se gli uomini fossero costantemente descritti come oggetti sessuali per l’uso femminile. Agli uomini si direbbe di essere rispettosi con se stessi e di coprirsi il petto, le braccia e altre parti del corpo per paura di provocare le donne. Questo messaggio rivolto agli uomini circa la conservazione della loro “purezza” può sembrare ridicolo, ma è quello che la società nel suo insieme manda continuamente alle donne. Perché dobbiamo proteggere gli occhi dei ragazzi dal seno delle donne, se non proteggiamo allo stesso modo gli occhi delle ragazze dal petto degli uomini?

Le donne possono solamente immaginare cosa si provi a sottrarsi all’immagine sessualizzata dei loro corpi e ad andare in giro in topless come fanno gli uomini. Una volta che ci rendiamo conto che le leggi che vietano il topless sono oppressive e sessiste, diventa chiaro quanto sia importante per entrambi i sessi avere il diritto di stare a petto scoperto. La capacità di vedere uomini e donne come persone, anziché come oggetti sessuali, è di fondamentale importanza. Non possiamo più trattare le donne come cittadini iper-sessualizzati di seconda categoria. Non possiamo portare avanti un’immagine disumana delle donne. Quando avremo ottenuto il diritto di stare in topless in tutti i 50 Stati Uniti, l’uguaglianza dei sessi sarà un passo più vicina alla sua realizzazione.

Tradotto da Normalizing female toplessness would be a key step toward gender equality, respect.
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Spiagge nudiste: pillole per principianti

Nuda sulla spiaggia

Se vi accingete a recarvi per la prima volta su una spiaggia nudista, ecco qualche osservazione che può fare al caso vostro e qualche consiglio che può esservi utile.

♦ La pratica del nudismo si basa sul rispetto assoluto degli altri: perciò non aspettatevi che il “clima” della spiaggia sia caratterizzato da esibizionismo o morbosità.

♦ Coloro che di solito frequentano le spiagge nudiste sono persone normali, grandi e piccole, alte e basse, belle e brutte. Non è una passerella. Se cercate un posto dove pavoneggiarvi con i bicipiti che vi siete fatti in palestra, è meglio che cambiate meta o atteggiamento.

♦ Toglietevi dalla testa ogni velleità voyeristica a sfondo sessuale: non si tratta di corpi nudi esibiti, di seni femminili o di membri maschili messi in vista per dare spettacolo. No, sono persone, sono esseri umani a contatto con la natura.

Nudi sulla spiaggia ♦ Non è il posto migliore per flirtare. A meno che non vi sia l’esplicito consenso delle persone coinvolte. Proprio nulla di diverso rispetto a una qualsiasi spiaggia tessile.

♦ Rispettate le eventuali segnalazioni che indicano il confine tra spiaggia tessile e spiaggia nudista. Beninteso: così come può non essere gradito che una persona nuda vada nel settore tessile, allo stesso modo non è molto opportuno recarsi col costume da bagno nel settore nudista!

♦ Gli spettatori non sono i benvenuti. Quando ne arriva qualcuno, viene invitato gentilmente ad andarsene dalla spiaggia fra l’applauso generale.

♦ Se desiderate fotografare voi stessi, il vostro partner o i vostri amici, nessun problema. Non riprendete però altre persone senza il loro preventivo ed espresso consenso!

♦ Lasciate uno spazio adeguato tra il vostro asciugamano e quello delle persone che sono già presenti sulla spiaggia. Non è gentile ammassarsi gli uni vicino agli altri. Se arrivate tardi e non c’è abbastanza spazio… tornate il giorno dopo con un po’ di anticipo.

♦ Se avete qualche incertezza al pensiero di spogliarvi, non andate in una spiaggia mista, ma scegliete una spiaggia appositamente dedicata ai nudisti. Sarà più facile per voi denudarvi, se tutti coloro che sono lì in giro se ne stanno tranquillamente nudi.

♦ Rilassatevi. Nessuno vi sta guardando.

Nudo sulla spiaggia ♦ Dimenticate i vostri complessi. Nessuno è perfetto né aspira ad esserlo.

♦ Quando farete per la prima volta il bagno nudi, nuotando o giocando con le onde, sentirete quanto grande sia la differenza rispetto a quando si indossa il costume da bagno. E vi piacerà un sacco. Senza alcun dubbio.

♦ Alcune parti del vostro corpo non sono mai state esposte al sole prima d’ora. È consigliabile applicare una crema solare ad alto fattore di protezione.

♦ Se per l’emozione ai maschietti “sorge” un problemino, basta rilassarsi. Può capitare. Una nuotata o un po’ di riposo a pancia sotto ed è tutto risolto.

♦ L’ambiente delle spiagge nudiste è solitamente rilassato e tranquillo. Non è il posto migliore per organizzare una festa o un incontro rumoroso.

♦ Prendetevi cura della spiaggia. Rispettate la natura. Non lasciate nulla sulla spiaggia, a parte le vostre orme.

♦ Ripetete l’esperienza altre volte (ma sicuramente, fatta l’esperienza una prima volta, non ci sarà neanche bisogno di dirvelo!…).

Liberamente ispirato a Playas nudistas: consejos para la primera vez.
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Il nudismo non fa per me!

Donna sul fiume

  • «Stare nudi all’aria aperta sarà anche bello, ma io non potrei mai farlo…»
  • «Farmi vedere nudo da altre persone? Giammai! Morirei di vergogna.»
  • «Nudismo? Non fa proprio per me: sto bene con i miei vestiti addosso!»

Quante volte i nudisti hanno sentito queste frasi venir pronunciate da un qualche loro amico “tessile”, magari allo scopo di respingere l’invito a provare un’esperienza nudista? Talvolta può darsi che queste parole siano un modo per manifestare il proprio dissenso nei confronti del nudismo, ma più sovente esse sono l’espressione di una forma di resistenza psicologica vissuta da parecchie persone, che in teoria possono essere anche convinte dei benefici del nudismo, ma che ritengono di essere del tutto incapaci di riuscire a denudarsi per vivere un’esperienza nudista.

Devo confessare che anch’io, prima di diventare nudista, nutrivo in fondo in fondo la convinzione che, al momento di spogliarmi e di esporre le mie “vergogne” alla vista altrui, una qualche forza interiore mi avrebbe trattenuto dal mostrare al mondo la mia nudità. In realtà, questa convinzione si è poi rivelata essere completamente errata: denudarsi all’aria aperta, in compagnia di altri nudisti, è stato quanto di più normale e naturale potessi mai immaginare. Non sono morto di vergogna e mi sono invece reso conto di quanto bene può stare il mio corpo senza i vestiti addosso.

Oggi, dopo tanti anni di pratica nudista, questi timori mi fanno sorridere, anche se posso capire le ragioni di coloro che li provano. Bisogna comprendere che il problema non è l’atto di denudarsi in sé, bensì il pensiero di farlo. La questione è semplicemente tutta qui. Essere nudi è una condizione innata dell’uomo (non si nasce forse nudi?): perciò, non c’è nulla da “imparare” per mettersi nudi, si tratta solo di riscoprire quello che è il nostro stato naturale. Ma il pensiero di spogliarsi, condizionato dall’educazione, dalle convenzioni sociali e dalla presunta contrarietà del nudo alle regole morali e di comportamento, ingigantisce le paure, i dubbi, il senso di vergogna e di inadeguatezza.

Nudità è libertà di testa

Il punto è dunque questo: quanto siamo capaci di scioglierci dalle pastoie che ci vengono imposte e di pensare con la nostra testa, al di fuori degli schemi precostituiti, in maniera libera e matura? Se provo piacere a stare nudo quando sono a casa mia, perché non posso assaggiare il piacere della nudità al mare, sulla spiaggia, sulla riva di un lago o fra gli alberi di un bosco? Cosa mi obbliga a stare vestito sempre, anche d’estate, quando fa caldo e sono in vacanza?

Non è vero che il nudismo è una faccenda riservata a quelle poche persone che avrebbero la speciale “capacità” di denudarsi all’aria aperta. Non è vero che stare nudi è una condizione che suscita una sensazione di benessere soltanto in alcuni esseri umani, provvisti di chissà quali doti sensoriali. La nudità è in grado di dare piacere a chiunque voglia riscoprirne il valore. E per farlo, il passo da compiere è davvero breve e alla portata di tutti. È sufficiente provare. Provare, con la consapevolezza che mettersi nudi non è una cosa brutta o sbagliata. Provare, senza escludere a priori l’idea di spogliarsi, solo perché i pregiudizi dicono di non farlo. Provare, perché le meravigliose sensazioni regalate dall’esperienza della nudità valgono più di qualsiasi spiegazione!

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Aspettative

Donne e parasoleGli altri hanno forse il diritto di aspettarsi che siamo attraenti per loro? La nostra società si è abituata talmente ad essere nutrita di esperienze visive attraenti, che alcune persone ritengono di avere questo diritto. Siamo ormai soliti giudicare il valore di un individuo sulla base del suo aspetto, mentre prestiamo poca attenzione al suo carattere, alle sue azioni, al suo spirito o alle sue intenzioni. Siamo perfino arrivati a estendere lo stesso tipo di giudizio su noi stessi, e svalutiamo ciò che siamo rispetto a ciò che appariamo.

Alcune persone hanno la fortuna (spesso facendo qualche sforzo) di apparire visivamente attraenti per la maggioranza della popolazione, anche se è forse opportuno rammentare che siamo esseri che hanno opinioni e preferenze diverse: quello che può essere ritenuto attraente da uno, potrebbe essere stimato poco bello da un altro. In realtà, la soluzione è che dobbiamo imparare a rispettarci reciprocamente così come siamo, senza aspettarci che gli altri corrispondano ai nostri personali criteri di attrattività. Dobbiamo apprezzare la nostra diversità e il nostro essere umani, resistendo alla tentazione di giudicare gli altri con il parametro delle nostre aspettative di bellezza o di perfezione.

L’esperienza nudista ci insegna questa semplice verità: ci insegna a ritenere ogni corpo perfetto nella sua unicità, nella sua umanità. Le imperfezioni, le cicatrici, i segni lasciati dal tempo sul corpo di una persona riflettono il suo essere e la sua storia. Certo, ciascuno di noi può trovare certi corpi più attraenti e altri meno: d’altronde è questo primo impulso dato dall’attraenza che ci spinge a instaurare relazioni con gli altri. È importante, però, riuscire a non sviluppare la tendenza a ritenere degno di approvazione o di attenzione soltanto chi ci pare attraente. La pratica del nudismo ci abitua a fare anche questo: a non giudicare gli altri in base al loro aspetto, a non soppesare i dettagli del loro corpo, ma a guardarli nel profondo degli occhi per scoprire il loro animo.

Siamo nati nudi. La nudità è lo stato normale dell’umanità. Quando siamo nudi, siamo più liberi e più sensibili a ciò che ci circonda, siamo più schietti, più tolleranti e più aperti alla scoperta di ciò che è diverso da noi. La nudità non è pornografica e non è affatto una cosa sbagliata, nonostante le affermazioni di chi vuole fraintendere o è guidato dalla paura. Essere nudi non è un segnale di disponibilità sessuale o di impudicizia: è colui che ritiene il contrario a essere nel torto, non l’essere umano che sta nudo!

Liberamente tradotto da ETA Naturists.
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La nudità non è impudicizia

Amore e responsabilità

Poiché è creato da Dio, il corpo umano può rimanere nudo e spogliato, eppure preserva intatti il suo splendore e la sua bellezza.

La nudità come tale non dev’essere equiparata all’impudicizia.

C’è impudicizia soltanto quando la nudità svolge un ruolo negativo rispetto al valore della persona.

Il corpo umano non è una fonte di vergogna.

L’impudicizia, così come il pudore e la modestia, è una caratteristica dell’interiorità di una persona.

Karol Józef Wojtyła (1920-2005), Amore e responsabilità, 1960.

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Una testimonianza di nudismo casalingo

AnnTraduco volentieri un articolo pubblicato qualche settimana fa sul blog Clothes free life, con il quale Ann, una ragazza nata in Groenlandia, ma che oggi vive in Canada, narra in maniera schietta e vivace la sua bella esperienza con il nudismo. Trovo che questo racconto, nella sua genuina spontaneità, sia molto interessante: all’inizio fa capire quanto intensa possa essere l’emozione vissuta quando ci si spoglia del tutto in mezzo alla natura, poi si concentra sullo stare nudi in casa, sottolineando sia l’assoluta normalità con cui si può tranquillamente vivere nudi, sia la sensazione di benessere e di liberazione dalla costrizione degli abiti che ne deriva.


Quand’ero piccola, vivevo nella mia terra natale, la Groenlandia. Non è un bel posto per i nudisti, anche se il riscaldamento globale fa arretrare i ghiacci. Perciò mi avviluppavo in parecchi strati di vestiti, come facevano tutti. Gli abiti erano come un’altra persona su di me, così pesanti! Non conoscevo nulla di diverso finché non arrivai a Toronto (Canada). Mia sorella viveva in questa città con suo marito e i figli. I figli erano giovani e amavano andare in giro nudi per casa. Talvolta la famiglia andava in campagna e tutti si mettevano nudi. Era strano per me vederli in quel modo, ma vedevo quanto erano felici.

Ero imbarazzata, ma mi unii a loro. Provai a stare nuda all’aperto, nel bosco. Nuotammo in un laghetto e ci sdraiammo al sole. Mi sentivo molto diversa, così libera e felice. Avrei voluto correre in giro in quel modo! Al momento di tornare a casa, ci rimettemmo addosso i vestiti. Fu una strana sensazione: i vestiti erano stretti intorno alla mia pelle, sfregavano in certi punti e mi facevano male. Una volta a casa volli spogliarmi di nuovo. La famiglia di mia sorella fece lo stesso.

Circa la nudità i membri della famiglia di mia sorella non hanno vera e propria regola: semplicemente essi fanno ogni cosa senza mettersi addosso i vestiti. Mia sorella è un buon esempio: fa una doccia, ovviamente nuda, poi usa un telo per asciugarsi e quindi scende le scale per bersi una bibita. Se sua figlia ha bisogno del suo aiuto per qualcosa, lei si ferma a darle una mano, nuda. Suo marito sta sul divano a leggere un libro, e pure lui è nudo. Nulla di strano: si fanno le solite cose senza preoccuparsi di indossare un vestito. Anche i bambini di solito vanno in giro per casa nudi, anche se man mano che diventano più grandi tendono a indossare qualche capo di abbigliamento: ma non tanto perché non vogliono più stare nudi, quanto piuttosto perché seguono la moda, perché magari adorano i personaggi raffigurati sulla maglietta.

Leggendo un libroAvevo la mia stanza personale, per cui potevo fare come volevo. Tornavo sempre a casa dal college e mi spogliavo completamente, strofinandomi le braccia e il corpo per dimenticare i vestiti. Quando ora indosso i vestiti, essi devono essere morbidi e non stringermi sulla pelle. Non potrei mai tornare indietro ai vecchi vestiti stretti. Anche in inverno non è un problema per me stare nuda in casa: se ho freddo mi metto una vestaglia e dei calzini.

Quando venivano ospiti in casa, indossavamo i vestiti. Solitamente sapevamo che stavano per arrivare, per cui eravamo preparati. C’erano alcuni amici, però, che sapevano che la famiglia di mia sorella è nudista: quando arrivavano loro, non ci vestivamo. Se poi si trattava di una visita non breve, mia sorella o suo marito invitavano gli ospiti a mettersi comodi e togliersi i vestiti pure loro.

Alla fine mia sorella ha trovato un nuovo lavoro e tutta la sua famiglia si è trasferita in un’altra città. Ho dovuto trovare un altro posto dove abitare e sono andata con un’amica della famiglia di mia sorella. Io vengo dal freddo nord, mentre la mia compagna di appartamento viene da un paese tropicale: è divertente vedere che a me piace essere nuda, mentre a lei piace indossare vestiti, anche se questi non coprono poi tanto il suo corpo. Anche ora ho la mia stanza personale, per cui mi metto sempre comoda quando torno a casa dal lavoro, e se devo uscire dalla cucina o dal bagno o perfino andare fuori per prendere la posta, vado senza fermarmi a mettere qualche vestito.

Quando vado al lavoro, devo indossare i vestiti, per non turbare gli altri! Ma per stare comoda, ne indosso il meno possibile, ad esempio senza reggiseno e senza indumenti attillati. Così quando torno a casa mi posso spogliare rapidamente, faccio una doccia e poi mi rilasso nuda per tutta la serata. Di solito dormo nuda, con una coperta d’inverno e proprio niente d’estate. I miei amici più stretti sanno che sono nudista e talvolta si uniscono a me, quando andiamo in campagna in mezzo alla natura. Per il resto, nessuno sa quello che faccio a casa!

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