Il nudismo è sovversivo

Nudismo sovversivo Molti nudisti praticano la nudità nel quadro di una certa filosofia di vita (e alcuni di loro si definiscono “naturisti”), ma pochi si rendono conto di quanto la loro pratica sia progressista e sovversiva.

La nudità collettiva, banale e familiare, praticata da nudisti e naturisti, è forse sostenuta e diffusa da molti mezzi di comunicazione? Persone influenti la additano forse come modello da seguire? È un modo di vivere la vita comunemente propugnato? No, al contrario: il senso comune, le grandi ideologie, le religioni, le norme di numerose società più o meno civili sostengono piuttosto la cosiddetta pudicizia e tendono a sviluppare schemi mentali che associano la nudità alla vergogna, al sesso e al peccato.

Con questa situazione è inevitabile che i mass media finiscano per dare risonanza alla minoranza di nudisti libertini, i quali non soltanto soddisfano gli ipocriti appetiti voyeristici del pubblico di certe trasmissioni o di certe riviste, ma al tempo stesso rassicurano i benpensanti, confermandoli nella loro idea che la nudità collettiva può essere praticata soltanto per scopi sessuali. In definitiva, si può dire che libertini e moralisti costituiscono le due facce della stessa medaglia: per entrambi la nudità è il mezzo per fare sesso. Ma la prova dei fatti dimostra che questa medaglia è una patacca fasulla!

Donna sui pattini Se infatti andiamo a vedere in cosa consiste davvero il nudismo praticato dai più, ecco che lo stereotipo dell’equazione “nudità = sesso” se ne va in frantumi. Visitiamo, ad esempio, una normale spiaggia nudista: decine, centinaia di persone se ne stanno nude insieme in un unico posto – donne, uomini, anziani, bambini – e non succede nulla di straordinario… niente orgie, niente scambi di coppia, niente stupri! Di più: nessuno bada alla nudità altrui. Alcuni prendono il sole, altri leggono un libro, altri fanno una passeggiata o un’attività sportiva, altri ancora chiacchierano amabilmente: tutti si comportano in modo assolutamente naturale godendosi il puro piacere dello stare nudi… Visto per quello che è veramente, il nudismo fa saltare in aria i preconcetti che legano la nudità al sesso. Per rendersene facilmente conto, è sufficiente un pizzico di onestà intellettuale e di apertura mentale, ossia di voglia di conoscere prima di giudicare!

In effetti, però, il nudismo non è soltanto una pratica balneare. A ben vedere, la nudità non è semplicemente il mezzo per apprezzare meglio gli elementi naturali quando si fa il bagno, quando si cammina all’aria aperta o quando si prende il sole. La liberazione offerta dal nudismo è ben più di questo: è la rottura dell’ideologia dominante e retriva che pesa sui nostri corpi e sulla nostra coscienza. Togliersi i vestiti e vivere la naturalezza del proprio corpo nudo significa respingere tutti quei condizionamenti che ogni giorno ci vengono imposti sulla maniera in cui dovremmo apparire, sulle mode che dovremmo seguire, sui canoni di bellezza ideale cui il nostro corpo dovrebbe aspirare. Mettersi nudi vuol dire rifiutare i sensi di colpa, di inadeguatezza e di vergogna che purtroppo vengono ancor oggi mantenuti in vita da una concezione distorta della nudità.

Passeggiando nudi In questo senso, il nudismo è sovversivo. Anzi, è rivoluzionario. Se la si smettesse di frapporre ostacoli al nudismo, se la nudità potesse essere tranquillamente vissuta in mezzo alla natura senza suscitare scandalo, si verificherebbe una vera e propria rivoluzione nella mentalità, che contribuirebbe a spostare l’ago della bussola della società dalla stoltezza dell’apparire alla genuinità dell’essere. Insomma, una rivoluzione pacifica e benefica, che porterebbe inoltre con sé, assieme al superamento degli stereotipi, una più facile affermazione di valori fondamentali, quali l’accettazione di sé, la tolleranza del diverso, il rispetto dell’altro.

Sia chiaro: non voglio dire, ovviamente, che tutti dovrebbero convertirsi al nudismo o che solo il nudismo è in grado di promuovere gli anzidetti valori. Intendo dire semplicemente che la società dovrebbe ormai riconoscere con serenità che il nudismo, lungi dall’essere un’espressione del male, della perversione o dell’esibizionismo, è al contrario una manifestazione positiva della nostra umanità: non un reato da perseguire o un peccato da condannare, dunque, ma un modo di vivere la vita che va rispettato e valorizzato, in quanto capace di educare la società contemporanea a riscoprire l’importanza dell’essenziale, del vero, del semplice, del naturale. Del nudo.

Liberamente ispirato a riflessioni svolte su Nu Nature et Naturisme pour un 21ème siècle humaniste et naturiste.
Pubblicato in Nudismo in generale, Percezione del nudismo | Contrassegnato , , | 2 commenti

Salute e accettazione di sé

Foto storicaUno dei pionieri del nudismo americano, Maurice Parmelee, nel suo libro Nudism in Modern Life, pubblicato nel 1927, sosteneva che il nudismo fosse un modo per incentivare la formazione di «un’umanità più bella». Egli scriveva, infatti, che i nudisti «hanno tutto l’interesse ad avere un corpo ben formato e a conseguire un aspetto fisico ben proporzionato attraverso uno stile di vita sano e naturale, giacché quando si è nudi non si possono dissimulare le deformità». Ciò a cui Parmelee si riferiva era una cultura nudista concepita come forma di pressione psicologica, avente lo scopo di motivare la gente a raggiungere un corpo che fosse più in forma e più attraente possibile, da mostrare in tutta la sua bellezza stando nudi in compagnia di altre persone.

È evidente che il pensiero di Parmelee non sembra in linea con i principi dell’accettazione del proprio e dell’altrui corpo sostenuti dalla cultura nudista contemporanea, che appare improntata al più profondo rispetto per il corpo così com’è fatto, con difetti e imperfezioni. Per i nudisti è più facile accettare se stessi e gli altri, indipendentemente dalle caratteristiche fisiche, perché per essi, ormai abituati alla normalità della nudità, il corpo spogliato passa in secondo piano rispetto all’essere umano “contenuto” nel corpo stesso.

In occasione della mia primissima esperienza nudista, vissuta – ormai svariati anni fa – in un campeggio francese, vidi un uomo che aveva perso una gamba a causa di un infortunio. Ebbi modo di parlare con lui. Era diventato nudista dopo l’incidente, non soltanto perché aveva scoperto la sensazione di benessere e di serenità che la nudità era in grado di regalargli, ma anche perché si era accorto – con suo stupore – che nei campeggi “tessili” la sua mutilazione era scrutata, esaminata con invadenza, talvolta additata con una malcelata smorfia di disgusto, mentre in mezzo ai nudisti egli si sentiva accettato così com’era, non osservato, come se la mancanza della gamba fosse una cosa assolutamente “normale”.

Una nudistaLe parole di quell’uomo mi fecero molta impressione: fu allora che cominciai a comprendere quanta influenza positiva possa avere l’abitudine alla nudità sulla capacità di percepire il prossimo come essere umano al di là del suo mero aspetto fisico. È proprio vero che il nudismo è in grado di educare le persone a non giudicare gli altri sulla base dell’apparenza!

A vedere la questione sotto un altro punto di vista, tuttavia, forse il pensiero formulato da Parmelee quasi novant’anni fa può essere interpretato in maniera tale da esprimere un’idea senz’altro condivisibile ancor oggi. E cioè: l’accettazione del corpo con tutte le sue imperfezioni non può costituire un facile alibi per trascurare il corpo stesso, giustificando ad esempio la sempre più diffusa pinguedine dovuta a un’alimentazione scorretta e a uno stile di vita sedentario. Ma questa non è certo un’accusa che si può muovere al nudismo!

È vero anzi il contrario. Infatti, se da un lato il nudismo porta ad accettare quei difetti e quelle caratteristiche del corpo che nessun regime alimentare e nessun esercizio fisico (e nessuna pillola magica!) potrà mai eliminare, dall’altro esso rende le persone sensibili al tema del benessere psicofisico, propugna uno stile di vita sano e promuove il contatto diretto con la natura. Mi pare proprio che questi elementi rendano il nudismo degno di ogni rispetto e considerazione.

Pubblicato in Psicologia, Salute, Storia del nudismo | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Quarta Giornata dell’Orgoglio Nudista

Ecco qui un’eccellente relazione a proposito dell’escursione nudista di domenica 8 giugno, effettuata per celebrare la Quarta Giornata dell’Orgoglio Nudista.

Mi preme mettere in evidenza, in particolare, la positiva esperienza del “contatto” con persone non-nudiste incontrate casualmente sul sentiero. Nessuna reazione scomposta di fronte alla nudità, ma solo un cordiale scambio di saluti. Normale, naturale, ovvio. A dimostrazione che il nudo di per sé non scandalizza e che la convivenza di escursionisti nudisti e non-nudisti è possibile senza problemi.

E poi desidero formulare un invito a partecipare alle prossime escursioni nudiste promosse da Mondo Nudo: domenica prossima presso Gardone Val Trompia e a inizio luglio, con la settimana presso il Rifugio Prandini (Braone). L’escursione nudista unisce il piacere di camminare in montagna con quello di stare nudi in uno splendido ambiente naturale: perché non provare?!

Avatar di Emanuele CinelliMondo Nudo

IMG_6888

Manifestare il diritto alla nudità in ogni contesto, in ogni luogo, in ogni situazione; recuperare il rispetto per la nudità quale condizione basilare dell’essere umano; educare alla normalità del corpo nudo. Tre obiettivi e tre azioni fondamentali per la causa nudista, nel contempo aspetti sociali di ampio respiro la cui acquisizione è indiscutibilmente essenziale per ripristinare una società sana e corretta, una società dove l’essere prevalga sull’apparire, dove le esigenze degli uni non vengano surclassate dai condizionamenti degli altri, dove la logica prevalga sul fanatismo e la tifoseria siano essi sociali, religiosi e politici.

Vestiti può anche essere bello, nudi, però, è decisamente meglio. Sono obiettive sensazioni emotive, fisiche e psicologiche che, come tutte le sensazioni, si manifestano in modo del tutto soggettivo rendendole differenti da persona a persona. Impossibile definirle e farle comprendere attraverso le sole parole, difficile persino combinando alle parole delle immagini, è necessario che ognuno provi…

View original post 2.046 altre parole

Pubblicato in Notizie nudiste, Nudismo in Italia, Nudismo nella natura | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Il nudismo? Un falso bersaglio

Relax sul lagoIl codice penale italiano attualmente in vigore punisce «chiunque, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti osceni» (art. 527) e «chiunque, in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti contrari alla pubblica decenza» (art. 726). Queste norme vengono solitamente invocate per reprimere la pratica nudista, ossia il comportamento di chi si mette semplicemente nudo su una spiaggia, sulla riva di un torrente o fra gli alberi di un bosco. A dire il vero, varie pronunce giurisprudenziali hanno di recente respinto questa interpretazione delle norme citate, ritenendo che ormai, grazie all’evoluzione dei costumi dimostrata dalla società, la nudità non può più di per sé ritenersi contraria alla pubblica decenza e, men che meno, costituire un atto osceno.

Sta di fatto, però, che molti amministratori locali e rappresentanti delle forze dell’ordine fanno riferimento proprio a quegli articoli del codice penale per schierarsi contro il nudismo, obbligando i malcapitati che vengono sorpresi nudi e denunciati a difendersi in giudizio davanti a un magistrato. Da qui l’incertezza e l’ambiguità della situazione giuridica riguardante il nudismo in Italia, che – fra l’altro – tanta responsabilità ha nell’azzoppare il nostro Paese sul piano dell’offerta turistica (come ho già evidenziato in un altro post).

Eppure, se anziché lasciarsi influenzare dall’istinto atavico di condanna senza appello della nudità, si ragionasse per un attimo in maniera lucida e tranquilla, si potrebbe constatare che i fenomeni di degrado contrastati da quei due articoli del codice penale sarebbero ben più efficacemente repressi, se la si smettesse di colpire il nudismo tout court e si cominciasse invece a rispettarlo e promuoverlo. E non si tratta di un paradosso.

Nudo fra gli alberiInnanzi tutto giova mettere in luce, su un piano più generale e in una prospettiva di medio termine, che l’abitudine alla normalità della nudità promossa dal nudismo è in grado di educare la società in generale a percepire il nudo in maniera più sana e matura, con conseguenti ricadute positive. È noto che nascondere e censurare qualcosa ha l’effetto di rendere ancora più morbosa e irrefrenabile la curiosità di scoprire e di vedere ciò che viene nascosto e censurato. Se ci fosse bisogno di dimostrare quest’affermazione, basti dare un’occhiata – tanto per fare un esempio – alle statistiche di Google sulla frequenza nella ricerca della parola “sex“: il search volume index più alto ce l’hanno quei Paesi dove impera una “morale” notoriamente più restrittiva!

Perciò, se la nudità nella natura, nel tempo libero o in vacanza, diventa una cosa consueta, quotidiana e vissuta con assoluta “indifferenza”, la normalità della nudità porta inevitabilmente con sé la diminuzione degli episodi di voyerismo ed esibizionismo, non certo il loro aumento! Al giorno d’oggi si continua a caricare la semplice nudità di significati erotici, per cui molte persone ritengono che vedere un uomo o una donna completamente nudi sia di per sé un potente stimolo sessuale. Ma nel momento in cui è evidente il contrario (e più di cent’anni di tradizione nudonaturista europea stanno lì a dimostrarlo, se solo si vuole avere l’onestà di prenderla in considerazione), è chiaro che la consuetudine con la nudità porta con sé un benefico depotenziamento della sua valenza erotica.

Qualche amministratore locale potrebbe obiettare che, sebbene tutto ciò sia vero, le sue scelte nei confronti del nudismo devono muoversi in un’ottica di breve periodo, su un piano più concreto, in relazione alla buona gestione del territorio. Questa diffidenza nei confronti del nudismo deriva probabilmente dal fatto che oggi molti luoghi che vengono etichettati “a frequentazione nudista” sono talvolta, in realtà, dei veri propri postriboli a cielo aperto, dove si danno appuntamento guardoni, esibizionisti, nonché appassionati di autoerotismo, sesso facile, scambi di coppia e altre amenità.

È vero: purtroppo esistono situazioni di questo genere. Ma fermiamoci per un attimo a fare qualche breve considerazione al riguardo. In primo luogo, va detto che non è giusto attribuire, sic et simpliciter, l’aggettivo “nudista” a quei luoghi e pensare che il nudismo sia tutto lì. No, il nudismo è ben altro! È ovvio che ci si può mettere nudi all’aperto allo scopo di fare sesso, ma si deve riconoscere che ci si può mettere nudi all’aperto anche per altri motivi. E il fatto che ci siano dei (pochi) depravati che fanno sesso in certi posti all’aperto non può e non deve essere un motivo sufficiente per sacrificare il diritto dei (molti) nudisti di starsene nudi in maniera libera e tranquilla in mezzo alla natura. Qualche giorno fa, ad esempio, ho letto la notizia di un ennesimo centro massaggi chiuso dalle autorità per sfruttamento della prostituzione: dobbiamo forse arrivare alla conclusione che tutti i centri massaggi vanno chiusi?

Donna fra gli alberiMa formuliamo un’altra riflessione. Proprio perché osteggiati, i nudisti sono costretti a cercare i posti più isolati e appartati dove potersi mettere nudi: ma quegli stessi posti, in quanto isolati e appartati, sono meta prediletta di coloro che cercano di praticare attività sessuale e che col nudismo hanno assai poco a che fare. E sono i nudisti i primi a dolersi di questa situazione! Se i nudisti avessero la possibilità di stare tranquillamente nudi anche in posti meno fuori mano, diventerebbe subito evidente a tutti che il nudismo non ha il volto dissoluto dei maniaci sessuali, bensì il volto schietto di uomini e donne normali, il volto gioioso delle famigliole con bambini, il volto segnato dalle rughe della saggezza degli anziani.

La dimostrazione? Prendiamo l’esempio della Germania. Da Berlino a Monaco, da Dresda ad Hannover, non c’è città tedesca che non ospiti nei suoi parchi delle aree appositamente dedicate alla Frei Körper Kultur, come là viene chiamato il nudonaturismo. Così, a pochi passi dalle principali vie cittadine, i nudisti possono mettersi nudi sul prato, all’ombra degli alberi o sulla riva di un laghetto. Ed è cosa assolutamente normale vedere intere famiglie nude che fanno un picnic sull’erba, bambini che giocano nudi e spensierati o impiegati di un qualche ufficio dei dintorni che, in pausa pranzo, dismettono giacca e cravatta per godersi un’oretta di nudità al sole. Guardoni? Maniaci sessuali? Forse, di tanto in tanto, ne capita uno, ma non ci vuole molto perché finisca nelle mani della polizia, che là, in Germania, i nudisti li protegge.

Quando potremo vedere lo stesso nei parchi delle città italiane? Non si invochi come argomento contrario la presunta tutela della maggioranza non-nudista della popolazione! La tutela dalla nudità è un falso problema, creato dai pregiudizi e dalle paure nei confronti di quello che è semplicemente lo stato naturale dell’uomo. È ormai tempo che questi pregiudizi e queste paure cedano di fronte alla ragione. È pacifico che si devono riconoscere e salvaguardare anche i diritti delle minoranze. E la minoranza dei nudisti chiede soltanto l’innocuo diritto di poter stare nuda.

Pubblicato in Nudismo in Italia, Questioni legali | Contrassegnato , , | 7 commenti

Quattro esercizi per sentirsi bene nudi

Donne al fiumeRecenti studi scientifici dimostrano che per il nostro benessere psicofisico è assai importante recuperare un rapporto sereno ed equilibrato con la nudità del nostro corpo, superando il disagio, la vergogna e la paura che ci procura l’idea di metterci nudi, anche in presenza di altre persone.

Il dott. Massimo Soldati è uno psicologo e psicoterapeuta che opera a Milano; nel 2000 ha pubblicato un libro dal titolo Corpo e cambiamento, poi ristampato nel 2007. «Lo sguardo, spesso così severo, che posiamo sul nostro corpo», afferma, «è la somma dei tanti sguardi ricevuti nella nostra vita. Incauti commenti espressi dai genitori, dal marito o da un amante restano impressi come marchi a fuoco, e anche a distanza di anni ci ricordano che quella parte del corpo investita di sentimenti negativi ha qualcosa di sbagliato. Confrontarsi con la propria nudità, allora, diventa una prova, un esame da superare, se non una sofferenza. E si finisce per vivere il corpo come un fardello ingombrante, qualcosa che ci è capitato, ma che non ci appartiene».

Invece, se riusciamo a stare bene con la nostra nudità, possiamo vivere un’esperienza sensuale e liberatoria, che ci fa sentire pienamente vivi. «La nudità», scrive ancora il dott. Soldati, «è qualcosa di puro e pulito, qualcosa che ci libera dalle inutili difese che la paura ci ha costruito addosso, per portarci più vicino alla semplicità della nostra anima. La sensazione di sporcizia che proiettiamo su di un corpo nudo sta più nei condizionamenti atavici della mente, che nella realtà delle cose».

Ma come fare per riuscire a trasformare il nostro stare nudi da motivo di vergogna e disagio a fonte di benessere e piacere? Ecco qui quattro “esercizi” che il dott. Soldati suggerisce a tutti di praticare per «riconciliarsi con la propria nudità».

1) Fate la pace con il vostro corpo. Ogni giorno fate qualche piccola pausa per prendere contatto consapevolmente con il vostro corpo. Per esempio, respirate a fondo con gli occhi chiusi, annusatevi la pelle, accarezzatevi le braccia, la nuca, le gambe. È bellissimo anche massaggiarsi: munitevi di un buon olio o di una crema e percorrete con le mani tutto il vostro corpo. L’automassaggio ci ricorda che siamo creature tridimensionali, fatte di pelle, scheletro, carne, muscoli. Sentirsi bene nudi significa anche imparare a convivere con questa fisicità e ad “abitare” il proprio corpo.

Naked yoga2) Spogliatevi e lavatevi con lentezza. Quando vi spogliate non fatelo meccanicamente, ma provate a rallentare i ritmi. Toglietevi un capo alla volta, con calma, fate delle pause e mettetevi all’ascolto delle sensazioni. Provate sollievo, imbarazzo, fragilità, vergogna o cos’altro? Non giudicate le vostre reazioni, semplicemente accettatele. Fate lo stesso esercizio quando vi lavate. Invece di inserire il “pilota automatico” e lavarvi come se faceste lo shampoo alla macchina, metteteci del tempo e dell’attenzione. Esplorate il vostro corpo come se fosse la prima volta, sentite la morbidezza della pelle e il calore del ventre. Se vi esercitate in questo modo tutti i giorni, scoprirete che i gesti rapidi e distratti dell’abitudine spesso mascherano proprio l’antipatia per il proprio corpo. E che si può cambiare atteggiamento.

3) Guardatevi allo specchio senza giudicarvi. In genere, prima di affrontare lo sguardo altrui, ci si osserva allo specchio già vestiti. Ma così quello che vediamo riflesso, ben agghindato e dissimulato dagli abiti, non è il nostro corpo “vero”, bensì un’immagine che non corrisponde alla realtà. Guardarsi nudi, infatti, è tutt’altra cosa. E se in genere lo si fa così raramente, è perché si ha paura delle emozioni che può suscitare. Provate a mettere in bagno uno specchio intero, in modo da avere una visione completa del vostro corpo. Nei gesti quotidiani, ad esempio mentre vi lavate, imparerete a familiarizzare con la vostra nudità e a riappropriarvi del vostro corpo per quello che è. All’inizio può darsi che il vostro sguardo faccia fatica a soffermarsi e che vi vengano pensieri negativi (“ma guarda che pancia”, “sono proprio fuori forma”, “sono davvero grasso/a”, e così via), ma con l’abitudine e lo sforzo di non giudicarvi, il vostro corpo vi diventerà sempre più amico.

4) Praticate il nudismo. Di solito confiniamo l’esperienza della nudità ai momenti di intimità sessuale. Invece, dobbiamo apprendere che stare nudi è una cosa naturale e normale. Come se ce ne fosse bisogno, ogni tanto dovremmo ricordarci che veniamo al mondo nudi. Stare nudi in casa, senza pensieri morbosi, senza condanne né compiacimento per il proprio corpo, può essere un’esperienza estremamente liberatoria. E praticare il nudismo all’aria aperta, in mezzo alla natura, è ancora meglio, perché tutto è più bello e ricco di stimoli sensoriali.

Insomma, il nudismo ha una forte valenza psicoterapeutica ed è una sorgente inesauribile di piacere, alla quale è importante imparare ad attingere, se vogliamo trovare un valido aiuto per stare bene con il nostro corpo e per affrontare con rinnovata energia lo stress quotidiano. Se riusciamo a «riconciliarci con la nostra nudità», se prendiamo il coraggio di superare le nostre vergogne e le nostre paure, possiamo scoprire un mondo meraviglioso, nel quale trovare quel benessere che deriva dalla simbiosi del nostro corpo nudo con il mondo naturale che lo circonda.

Citazioni tratte dal libro sopra menzionato e da un articolo pubblicato su AIPT – integrazione posturale.
Pubblicato in Nudità, Salute | Contrassegnato , , | 5 commenti

La nuda libertà

Libertà dai vestiti

Da un punto di vista puramente pratico, non si può negare che in parecchie situazioni, temperatura permettendo, la nudità è assai più comoda dei vestiti: fare il bagno nudi, prendere il sole nudi, fare una passeggiata nella natura nudi… In tutti questi casi la nudità ci regala una sensazione di benessere e di grande libertà, che non possiamo neppure immaginare se indossiamo i vestiti.

Certo, i vestiti ci permettono di proteggerci dal freddo o dal pericolo di ferirci quando svolgiamo certe attività, ma è inevitabile constatare che spesso l’essere abbigliati non è che il frutto della consuetudine e delle cosiddette convenzioni sociali e morali, che ci impongono i vestiti anche quando la loro presenza intorno al nostro corpo risulta superflua o addirittura controproducente. In piena estate, ad esempio, il nostro corpo è in grado di termoregolarsi molto meglio quando siamo nudi, senza contare che indossare un costume da bagno non è in grado di proteggere da nulla.

In verità, sono purtroppo ancora vive nella società certe opinioni retrograde e ipocritamente moraleggianti, secondo le quali la nudità del corpo è un qualcosa di brutto, indecoroso ed esecrabile, che va sempre e comunque nascosto in quanto, da un lato, è fonte di vergogna e, dall’altro, è capace di stimolare l’eccitazione sessuale. Eppure la nudità è lo stato più naturale dell’essere umano! Non è certo nascondendo certe parti del corpo che si elimina la possibilità di suscitare eccitazione, che anzi viene stuzzicata dalla curiosità erotica alimentata da certi vestiti sexy e allusivi.

Se si sostiene che quelle parti del corpo che svolgono, di tanto in tanto, un ruolo nell’attività sessuale devono essere sempre nascoste, si rischia di arrivare all’assurdo di colpevolizzare il corpo intero! Non è forse questo che accade in certi Paesi, dove ad esempio si impone alla donna di indossare abiti che la coprano dalla testa ai piedi? Eppure nella cultura occidentale non vi è chi non condanni una simile abitudine liberticida.

Nudo e liberoLa nudità dei nudisti è una nudità emancipatrice e sana, giacché essa combatte ogni colpevolizzazione degli uomini e delle donne a causa del loro corpo. Il nudismo è una riabilitazione del corpo. Essere nudi insieme ad altre persone significa accettare il proprio corpo e quello altrui. Il nudismo è il salutare antidoto contro i complessi imposti dalla società consumistica, contro la vergogna inculcata da un’educazione retriva e contro la dittatura della bellezza.

I nudisti vogliono semplicemente poter decidere da soli cosa fare del loro corpo, scegliendo la libertà di essere se stessi, la libertà di essere veri e schietti, la libertà di essere nudi. Perché mai la società dovrebbe ostinarsi nel non riconoscere queste libertà?

Liberamente ispirato a riflessioni svolte su Nu Nature et Naturisme pour un 21ème siecle humaniste et naturiste.
Pubblicato in Nudismo in generale, Nudità | Contrassegnato , | 1 commento

La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri

La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri (Alda Merini)

La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri.
E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri.
Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili,
di finire alla mercè di chi ci sta di fronte.
Non ci esponiamo mai.
Perché ci manca la forza di essere uomini,
quella che ci fa accettare i nostri limiti,
che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia,
in forza appunto.
Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà.
Mi piacciono i barboni.
Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle,
sentire gli odori delle cose,
catturarne l’anima.
Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo.
Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore.

Alda Merini (1931-2009)

Pubblicato in Citazioni d'autore, Nudità | Contrassegnato , | 1 commento

La vostra prima vacanza nudista

Coppia nudista in vacanzaAvete deciso di trascorrere le vostre prossime vacanze in una struttura nudista. Ottima scelta! Per voi sarà la prima volta. Ancora meglio! Scommettiamo che sarà la prima di una lunga serie? È probabile che abbiate ancora qualche dubbio su come comportarvi nel vivere questa esperienza. La risposta è molto semplice e si compone di una sola parola: naturalmente.

Quelli che seguono sono soltanto alcuni semplici consigli per piccole questioni pratiche (i nudisti esperti forse sorrideranno nel leggere questo post, ma pensino alle loro “prime volte”!). La considerazione più importante che però mi sento di fare è questa: non pensate che fare una vacanza nudista sia una cosa problematica! Il nudismo è una cosa bellissima: basta poco per rendersi conto che stare nudi è quanto di più naturale e spontaneo ci sia. Ben presto, i problemi tanto temuti da un principiante si rivelano essere, alla prova dei fatti, assolutamente immaginari e inconsistenti.

Beach Volley1. La scelta della vostra destinazione. Che sia un campeggio, un villaggio turistico o un resort di lusso, l’importante è che vi informiate bene sulle caratteristiche della vostra meta. A parte ovviamente tutte le valutazioni che si fanno di solito quando si sceglie la destinazione di una vacanza, per quanto riguarda le strutture nudiste in particolare è opportuno informarsi circa le eventuali regole che esse seguono: se la nudità è obbligatoria o facoltativa, se ci sono aree nelle quali è richiesto di abbigliarsi, se per l’accesso è necessaria o meno una tessera associativa (ad esempio quella dell’INF, la Federazione Naturista Internazionale, che viene rilasciata anche dalle principali associazioni naturiste italiane), e così via.

2. Dove rivolgere lo sguardo conversando con un nudista? È un dubbio che si pongono molti neofiti, suggerito dal timore che di fronte a una persona nuda si finisca per soffermarsi a guardare le sue parti intime. In realtà, nel momento in cui la nudità è la normalità, viene istintivo comportarsi come se si fosse vestiti: se ho una conversazione con un uomo vestito, è strano che io mi metta a fissargli l’inguine; lo guarderò piuttosto in viso, no? E guardare in viso le persone anche se sono nude è la risposta più semplice che posso dare a chi si chiede dove rivolgere lo sguardo. Ma è anche il comportamento più ovvio e naturale. Oltre che quello suggerito dalle regole della buona educazione, tanto che il nostro interlocutore sia vestito, quanto che sia completamente nudo. In verità, praticando il nudismo ci si accorge ben presto che l’interesse per le altrui nudità è una delle cose che spariscono più rapidamente: si percepisce l’umanità delle persone, non importa come sono fatte le loro parti intime. Non a caso una prosperosa ragazza ha commentato così la sua prima esperienza nudista: «è stato splendido, per la prima volta mi sono sentita guardare negli occhi invece che nel seno».

Ragazza nuda3. Vacanza nudista non è sinonimo di vacanza sessualmente trasgressiva. Abbiate ben chiaro il concetto che nudismo non significa affatto trasgressione sessuale. Sono due aspetti indipendenti, che danno luogo a quattro possibili combinazioni: una vacanza può essere nudista, ma non trasgressiva; oppure trasgressiva, ma non nudista; oppure nudista e trasgressiva; oppure né nudista né trasgressiva. Qui stiamo parlando solo della prima delle quattro combinazioni, ossia di quella che viene vissuta dalla stragrande maggioranza dei nudisti, per i quali denudarsi non significa dichiararsi disponibili a una qualche attività sessuale. Una bella ragazza che prende il sole nuda sta semplicemente prendendo il sole nuda: è un grave errore pensare che, in quanto nuda, sia pronta ad accettare qualche avance! Se per caso qualcuno commettesse quest’errore, potete senz’altro segnalare l’accaduto ai responsabili della struttura, che prenderanno gli opportuni provvedimenti.

4. Lasciate a casa (o in valigia) macchina fotografica e smartphone. I nudisti, per lo più, non sono esibizionisti, per cui non amano essere immortalati negli scatti fotografici di perfetti estranei. D’altronde, mi pare che neanche le persone che indossano un costume da bagno gradiscano essere fotografate da parte di sconosciuti, ed è sempre buona norma procurarsi il consenso di coloro che vengono ritratti. Su questo tema i nudisti sono particolarmente suscettibili, perché purtroppo ci sono un sacco di cretini che si entusiasmano per le fotografie di persone nude. Fate attenzione dunque anche all’uso del telefono o di qualunque altro apparecchio, se è dotato di fotocamera: potreste ingenerare l’equivoco che state facendo fotografie indesiderate. L’equivoco potrebbe essere tanto più spiacevole, se nei paraggi circolano bambini nudisti. Perciò, se volete fare una fotografia al panorama o alle bellezze naturali, aspettate che non ci siano altre persone nei dintorni.

Nudo di fronte alle onde5. Portate sempre un asciugamano con voi. Poiché sarete nudi, è opportuno che abbiate con voi qualcosa da frapporre tra il vostro corpo e, ad esempio, la sdraio della spiaggia, lo sgabello del bar o la sedia del ristorante. La cosa più pratica è dunque portare con voi un asciugamano (o più asciugamani) da usare per ogni occorrenza: è una banale precauzione igienica, oltre che un segno di rispetto per gli altri nudisti.

6. Se il soldatino si mette sull’attenti… Quello di avere un’erezione, pubblica e imbarazzante, è forse il timore più diffuso tra i maschietti che si apprestano ad avere la loro prima esperienza nudista. Ma probabilmente è anche il più infondato. Ho già affrontato più diffusamente tale argomento in quest’altro post.

Come ho detto all’inizio, questi sono solo alcuni semplici consigli perché possiate andare in vacanza in maniera spensierata come dev’essere, godendovi appieno l’esperienza nudista con tutta serenità. Sono sicuro che la vostra prima vacanza nudista sarà un’esperienza a dir poco fantastica!

Anzi, sono convinto che sarà addirittura superiore alle vostre aspettative, tanto che non vedrete l’ora di ripeterla. Per me è stato così, ma anche per tutte le persone di mia conoscenza che hanno provato a praticare il nudismo: sarà un caso?!

Pubblicato in Nudismo in generale, Vacanze nudiste | Contrassegnato , , , | 8 commenti

La fiducia di mettersi a nudo

Nudo vestito

Ecco la traduzione di un interessante articolo apparso di recente sul blog Naturist Lens.

C’è una verità che opera nel nostro mondo d’oggi, ossia la verità che “l’abito fa il monaco”. I vestiti creano un’immagine di ciò che siamo, che scegliamo di volta in volta per adattarci alle varie situazioni. Si tratta di un’immagine accuratamente controllata, che ci nasconde, piuttosto che rivelarci.

Quando lavoro come terapeuta, mi vesto diversamente rispetto a quando esco con amici per partecipare a qualche attività ricreativa o a un evento sociale più formale. Ho un modo differente di vestirmi che si adatta a ogni situazione. Cosa voglio rivelare di me stesso? Cosa voglio far notare agli altri in particolare? Molto spesso, per parecchie persone, gli abiti sono un qualcosa che permette di nascondersi da se stessi. L’ultima cosa che vogliono fare è aprire il vaso di Pandora che cela i fantasmi del loro passato o le ombre oscure degli istinti e delle pulsioni, che sentono poter essere in agguato sotto il livello della loro consapevolezza.

Quando ci troviamo di fronte a uno specchio, nudi, di solito non ci piace quello che vediamo. Abbiamo trascorso così tanto tempo della nostra vita a nascondere il nostro corpo agli altri e a noi stessi, che proviamo un senso di disagio quando siamo davanti alla verità del nostro corpo, con le cicatrici, le imperfezioni, i muscoli flaccidi o il grasso in eccesso. È difficile accettare che quel corpo che vediamo è autentico. Vogliamo “aggiustarlo” idealmente in qualche modo, e lo facciamo semplicemente nascondendolo.

Il pensiero che i nostri studenti, i nostri colleghi di lavoro, i nostri superiori, i nostri figli possano vederci completamente spogliati ci fa correre un fremito di paura attraverso il cervello. Dopo tutto, abbiamo lavorato duramente per costruire la nostra identità, la quale ci procura una posizione nell’ambito della società e ci conferisce autorevolezza. Come potranno gli altri continuare a rispettarci, se ci vedono nudi? Ecco – pensiamo – se un’insegnante venisse vista nuda sulla spiaggia da alcuni dei suoi studenti, sicuramente questi ultimi perderebbero il rispetto per lei e lo racconterebbero ad altre persone, e ciò potrebbe portare perfino al licenziamento dell’insegnante.

Eppure, quando abbiamo il coraggio di spogliarci dei nostri vestiti in compagnia di altri che fanno lo stesso, condividiamo un’esperienza basata sulla fiducia, che rafforza la relazione. Per esempio, è vero che l’insegnante sulla spiaggia viene vista nuda dai suoi studenti, ma anche questi sono nudi. Come la loro insegnante, hanno osato mettersi nudi in mezzo ad altre persone, molte delle quali sono degli estranei per loro. Anziché perdere il rispetto per la loro insegnante, essi la rispetteranno maggiormente.

Voglio usare l’esempio di un seduta psicoterapeutica per mostrare che in realtà è questo l’effetto che otteniamo, quando abbiamo il coraggio di renderci vulnerabili. Una persona si reca da un professionista per un consulto. A poco a poco, la persona si apre al terapeuta, mentre quest’ultimo mantiene una distanza professionale, ascoltando e ponendo domande. Talvolta la terapia arriva a una situazione di stallo, e questo accade per lo più perché il paziente avverte una crescente disparità fra sé e il terapeuta. A quel punto, una piccola rivelazione personale da parte del terapeuta, un atto che lo fa esporre e rendere vulnerabile, crea solitamente un miglior senso di equilibrio per il paziente. Il grado di fiducia aumenta. Terapeuta e paziente creano fra loro un rapporto più autentico. E con più fiducia, la terapia può andare avanti.

L’atto di stare nudi insieme ad altri è un atto di fiducia. Esso ci ricorda che dietro i nostri ruoli sociali e i nostri travestimenti, siamo fondamentalmente tutti uguali: esseri umani che condividono lo stesso pianeta, la stessa aria, lo stesso obiettivo di raggiungere un po’ di felicità e di gioia nel mondo in cui viviamo.

Traduzione dell’articolo Baring the psyche in social nudity pubblicato sul blog Naturist Lens.
Pubblicato in Psicologia | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Dall’ironia ai dati di fatto

Nudi sulle montagne La proposta di legge presentata di recente alla Camera dei Deputati dall’on. Lacquaniti per la promozione del naturismo in Italia (della quale ho dato notizia anche su questo blog e circa la quale ho già formulato alcune considerazioni) ha avuto qualche debole eco anche sulle pagine di alcuni quotidiani nazionali e locali. Purtroppo si tratta – almeno per quello che sono riuscito a reperire – di brevissimi accenni, privi del sia pur minimo tentativo di analisi dell’argomento.

Sfortunatamente, a causa della mancanza di volontà di approfondire la questione in maniera seria e documentata, sui giornali italiani il tema del nudismo incontra per lo più un triste destino. O è vittima di assalti all’arma bianca, condotti da giornalisti accecati dal pregiudizio che i nudisti siano tutti esibizionisti o maniaci sessuali. O è fatto oggetto di banali osservazioni sarcastiche, dove il riferimento alla pratica nudista è soltanto il pretesto per rendere il pezzo giornalistico più attraente per i lettori.

Ebbene, le reazioni che ho colto sui giornali a proposito della proposta di legge per la promozione del naturismo rientrano nella categoria dei commenti beffardi. Sia bene inteso: in genere apprezzo l’ironia, perché la ritengo – nella sua forma più nobile – una manifestazione d’intelligenza. Aggiungo che i nudisti sono spesso i primi a ironizzare sulla nudità. Anzi, mi verrebbe da dire che, proprio grazie al loro rapporto sereno e naturale con il nudo, essi sono in grado di scherzare su quest’argomento con arguzia ed eleganza, senza scadere nella scontatezza o peggio nella volgarità.

Donna sullo stagnoMi spiace constatare, però, che l’ironia di cui fanno sfoggio nei loro articoli induca i giornalisti a non andare a fondo sulla tematica nudista in maniera più scrupolosa. Il nudismo viene liquidato come una delle tante bazzecole di cui si trova traccia nella recente letteratura parlamentare e che vanno dall’obbligo di insegnamento del mandolino nelle scuole medie alla disciplina dei cimiteri per animali di affezione. Insomma, si dice che ci sono cose ben più importanti di cui occuparsi, piuttosto che perdere tempo a fare una legge che dichiari – inequivocabilmente – che praticare il naturismo è assolutamente lecito.

È vero, ci sono cose più importanti da fare. Ma, onestamente, approvare una breve legge sulla liceità del naturismo non sottrarrebbe poi così tanto tempo al Parlamento, senza contare che sarebbe un provvedimento a costo zero per il bilancio dello Stato. E poi: siamo proprio sicuri che la piena legalizzazione del naturismo sia una questione da accantonare facendo una faccia schifata o un sorrisetto divertito?

Non parliamo dei diritti delle centinaia di migliaia di italiani che praticano (o vorrebbero praticare) il nudismo, ma vedono frustrato il loro diritto di stare nudi da una situazione legislativa ambigua, che finisce per dare adito a interpretazioni infondatamente restrittive, con conseguenti denunce e sanzioni ormai anacronistiche; riconoscere questo semplice diritto, questa – oserei dire – banale espressione di libertà, sarebbe una questione innanzi tutto di civiltà. E non parliamo nemmeno della non più giustificabile disparità di atteggiamento nei confronti del naturismo che separa l’Italia dagli altri grandi Paesi europei, dove la pratica nudista è una tradizione consolidata, rispettata, apprezzata. Non parliamo di questi argomenti, ammettiamo pure per un istante che siano solo quisquilie…

Diamo invece uno sguardo ai dati oggettivi dei numeri. Secondo recenti statistiche fornite dalla Fédération Française de Naturisme, ogni anno più di 2 milioni di naturisti trascorrono le loro vacanze in Francia, il 60% dei quali provengono dall’estero (soprattutto olandesi, tedeschi, inglesi, ma anche tantissimi italiani). In Francia esistono oggi circa 50 centri e campeggi naturisti e circa 150 strutture gestite da circoli naturisti, per non parlare delle innumerevoli spiagge e aree naturali dedicate al nudismo. Nelle strutture naturiste francesi si contano 200.000 piazzole per tende, roulotte e/o camper e 60.000 posti letto per più di 5 milioni di pernottamenti annui. In Francia il naturismo genera un giro d’affari annuo di più di 250 milioni di euro. Se queste sono bagatelle…

Nudo fra acqua e aria E abbiamo considerato la sola Francia! A livello europeo si stima un fatturato legato direttamente al turismo nudista di oltre 700 milioni di euro, una cifra della quale l’Italia raccoglie al momento solo qualche minima briciola. Tacendo degli Stati nordici e mitteleuropei e volendo limitarsi a considerare realtà ambientali simili a quella italiana, si deve menzionare la vicina Croazia, meta obbligata di tanti nudisti italiani, per la quale il naturismo determina una percentuale a due cifre sul totale degli ingressi turistici nel Paese. E come non citare la Spagna? Nel volgere di pochi anni, a seguito della legalizzazione del naturismo, è passata da Stato negletto dai nudisti a destinazione prediletta per un numero di turisti naturisti che stime ufficiose considerano ormai pari, se non superiore, a quello della Francia. La situazione spagnola è emblematica per l’Italia, che potrebbe in breve tempo percorrere la stessa strada del Paese iberico, se una legge stabilisse finalmente a chiare lettere la piena liceità della pratica naturista.

Mi pare che questi spunti di riflessione siano più che sufficienti perché i giornalisti non soltanto valutino la proposta di legge sul naturismo con rispetto e attenzione, ma anzi ne caldeggino una sollecita approvazione! O almeno abbiano l’onestà intellettuale di approfondire la tematica del naturismo con lucidità e obiettività, dati di fatto alla mano, lasciando finalmente da parte tutti quegli stereotipi, quei luoghi comuni e quei pregiudizi che incrostano l’immagine del nudismo in Italia. Perché non lo fanno? Perché non si documentano su cos’è veramente il nudismo, alzando gli occhi al di là dei patrii confini e magari confrontandosi con chi il nudismo lo vive in prima persona?

Mi viene il sospetto che dietro i giornalisti italiani ci siano emissari francesi, spagnoli e croati, che ovviamente hanno un forte interesse contrario all’affermazione del naturismo in Italia: pensate un po’ che formidabile concorrente sarebbe per loro l’Italia, se essa, con il suo clima, i suoi mari e le sue bellezze naturali, diventasse una meta accogliente per i nudisti!

Pubblicato in Notizie nudiste, Percezione del nudismo, Questioni legali | Contrassegnato , , , | 3 commenti